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La lotta contro le pratiche commerciali sleali, conosciute come greenwashing, è un obiettivo importante per la Commissione Europea. Per affrontare questo problema, l’UE ha introdotto una nuova direttiva, nota come “Green Claims”, con l’obiettivo di proteggere i consumatori contro le dichiarazioni “ambientali” false. Questa direttiva incrementerà la loro fiducia nei prodotti “verdi”, in modo da poter fare scelte consapevoli.

Greenwashing è un termine usato per descrivere le pratiche commerciali che mirano a ingannare i consumatori, facendo loro credere che un prodotto sia più ecologico di quanto non sia in realtà. I consumatori possono essere ingannati da affermazioni false sulla sostenibilità di un prodotto, come ad esempio “prodotto con materie prime riciclate” o “risparmio energetico”. Queste affermazioni possono anche essere supportate da immagini evocative, come ad esempio paesaggi verdi e icone ambientali, al fine di rafforzare l’impressione data al consumatore.

La direttiva Green Claims mira a porre fine a queste pratiche ingannevoli, fornendo ai consumatori la possibilità di identificare i prodotti sostenibili, e al contempo incoraggiando le aziende a impegnarsi nelle pratiche ambientali. La direttiva stabilisce standard e requisiti specifici per la comunicazione ambientale, che dovranno essere adottati da tutti i produttori su scala europea.

Attraverso la direttiva Green Claims, l’UE si è impegnata a fornire maggiore trasparenza e informazioni affidabili sui prodotti ecologici. Gli emendamenti introdotti vietano le dichiarazioni che non corrispondono a impegni e obiettivi del produttore chiari, oggettivi, quantificati, fondati su dati scientifici e verificabili. L’UE mira a proteggere i consumatori contro le affermazioni non verificate, incoraggiando l’adozione di pratiche ambientali più responsabili.

Misure introdotte

La direttiva Green Claims dell’UE impone trasparenza nella comunicazione dei produttori, al fine di garantire che i consumatori non siano tratti in inganno. Tale trasparenza deve essere applicata a tutti gli elementi del prodotto, sia quelli legati alla sostenibilità che a quelli non ambientali.

In particolare, la direttiva prevede che le affermazioni ambientali siano accompagnate da obiettivi chiari, oggettivi, quantificati e basati su dati scientifici e verificabili. Inoltre, tali affermazioni devono essere sottoposte a una rigida verifica da parte degli organismi di governance, in modo da garantire che siano vere e accurate.

Un altro importante pilastro della direttiva è l’introduzione di standard di certificazione che devono essere applicati ai prodotti che desiderano definirsi “ambientalmente sostenibili”. Tali standard dovrebbero assicurare che i prodotti siano realmente sostenibili, aiutando così a ridurre i rischi di greenwashing.

Inoltre, l’UE ha introdotto un’innovativa nozione di “eco-design” che mira ad aumentare l’efficienza energetica dei prodotti in tutta l’UE, consentendo così di ridurre i consumi energetici e le emissioni di CO2. Tali misure devono assicurare che i prodotti siano realmente sostenibili e che i consumatori siano in grado di identificarli grazie a un’etichettatura chiara e trasparente.

Infine, la direttiva prevede anche l’introduzione di una nuova regolamentazione in materia di pubblicità verde, al fine di limitare le comunicazioni ingannevoli. Tale regolamentazione dovrebbe assicurare che le aziende non utilizzino l’etichettatura ambigua, vietando inoltre le dichiarazioni che non corrispondono a impegni e obiettivi del produttore chiari, oggettivi, quantificati, fondati su dati scientifici e verificabili.

Benefici

La Direttiva Green Claims dell’UE ha diversi benefici, sia per i consumatori che per le imprese.

In primo luogo, protegge i consumatori dall’inganno, fornendo loro informazioni trasparenti e credibili prima dell’acquisto. Inoltre, le regole introdotte inducono le imprese a una maggiore responsabilità ambientale, poiché devono mantenere gli standard di verifica più rigidi. Così, i consumatori possono avere più fiducia nei prodotti verdi e nelle promesse dei produttori.

Ciò consente ai consumatori di effettuare scelte di acquisto più consapevoli. D’altra parte, le aziende che seguono le regole hanno la possibilità di aumentare la propria immagine di marca, poiché i consumatori sono più propensi ad acquistare prodotti con una chiara dichiarazione ambientale.

Inoltre, la Direttiva Green Claims contribuirà ad un futuro più sostenibile in Europa, poiché incoraggerà le imprese a sviluppare prodotti a basso impatto ambientale. Ciò porterà entrambe le parti a una maggiore consapevolezza ambientale e alle azioni appropriate.

Infine, la Direttiva Green Claims porterà anche un maggiore livello di trasparenza e responsabilità nel commercio al dettaglio. In questo modo, sarà più facile per i consumatori conoscere l’impatto ambientale dei prodotti, poiché tutte le dichiarazioni ambientali devono essere verificate da un ente esterno. Ciò porterà a una maggiore responsabilità per le imprese che non rispettano gli standard.

Conclusioni

La Direttiva Green Claims dell’UE rappresenta un passo importante nella lotta contro il greenwashing. Grazie ai rigorosi standard di verifica imposti dalla direttiva, i consumatori possono essere più sicuri che le dichiarazioni sui prodotti siano vere. Ciò assicura ai consumatori la possibilità di fare scelte consapevoli ed è l’unico modo per raggiungere un futuro più sostenibile in Europa.

Inoltre, la Direttiva Green Claims aiuterà le aziende a diventare più responsabili nei confronti dell’ambiente. Aumentando l’obbligo di trasparenza nelle comunicazioni, le aziende saranno incoraggiate a sviluppare e promuovere prodotti che siano realmente verdi, invece di sfruttare il greenwashing come mezzo per generare profitti.

L’introduzione di standard di verifica più rigidi aiuterà anche a ridurre l’impatto ambientale dei prodotti. Le aziende saranno incentivate a produrre prodotti che siano più sostenibili, poiché saranno tenute a dimostrare che i loro prodotti soddisfano determinati standard ambientali.

Raptech - nucleare Germania

La Germania ha compiuto un passo storico il 15 aprile 2023, abbandonando in via definitiva il proprio programma di produzione di energia nucleare: le autorità hanno scollegato dalla rete le ultime tre centrali nucleari (NPP) operative: Isar-2, Neckarwestheim-2 ed Emsland. Questa decisione, sullo sfondo della crisi energetica, ha provocato discussioni e controversie nella società e negli ambienti politici tedeschi.

Le autorità prevedevano di spegnere le ultime centrali nucleari entro il 1° gennaio 2023, ma alla luce del conflitto in Ucraina e della situazione delle forniture energetiche dalla Russia, si è deciso di prolungare la vita operativa fino al 15 aprile. Il governo tedesco non estenderà nuovamente il funzionamento delle stazioni dopo questa data. La decisione di eliminare gradualmente le centrali nucleari era stata presa nel 2011 sotto Angela Merkel, che a quel tempo ricopriva la carica di cancelliere.

Decenni di proteste contro il nucleare in Germania, scatenate dai disastri di Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima, hanno spinto i governi che si sono succeduti a smettere di usare questa tecnologia.

Tensioni nella coalizione di governo

Anche nelle file della coalizione di governo (il Partito socialdemocratico tedesco, i Verdi e il Partito liberale democratico) c’è stata una spaccatura sulla questione della chiusura delle centrali. I Liberi Democratici hanno spinto per la conferma dell’utilizzo dell’energia nucleare e hanno insistito sul fatto che l’energia nucleare sia sicura e rispettosa dell’ambiente. Ma alla fine, i Verdi sono riusciti ad imporre la propria agenda nel governo e ottenere queste ultime chiusure. “L’energia nucleare è troppo costosa, troppo lenta, troppo pericolosa e insostenibile di fronte alla crisi climatica a causa dell’enorme consumo di acqua di raffreddamento“, ha affermato Steffi Lemke, ministro dell’Ambiente e della sicurezza nucleare.

Il Vice Cancelliere, Ministro dell’Economia e della Protezione del Clima della Germania Robert Habek (anche lui “Verde”), a sua volta, ha più volte assicurato che, dal suo punto di vista, la sicurezza energetica in Germania sarebbe stata assicurata anche dopo lo spegnimento dell’ultimo reattore nucleare.

Con questo termineranno 60 anni di storia dell’energia nucleare tedesca: la prima centrale era stata avviata nel 1960 nel distretto bavarese della Bassa Franconia.

Fine dell’era del nucleare per la Germania

Il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck e il ministro dell’Ambiente Steffi Lemke hanno sottolineato l’importanza delle energie rinnovabili.

Puntiamo a produrre l’80% della nostra elettricità qui in Germania da fonti rinnovabili entro il 2030“, ha affermato Habeck. Secondo il ministro, l’affidabilità dell’approvvigionamento energetico in Germania sarà garantita anche dopo la chiusura delle ultime tre centrali nucleari; tale affidabilità sarà garantita, in larga misura, dall’espansione su larga scala dell’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.

Il ministro dell’Ambiente Lemke ha affermato che l’allontanamento dall’energia nucleare renderà la Germania più sicura, poiché i rischi associati all’energia nucleare sono in definitiva incontrollabili. “Con la chiusura delle ultime tre centrali nucleari, stiamo entrando in una nuova era della produzione di energia“.

Greenpeace considera la fine del nucleare in Germania un “buon giorno” per la protezione del clima ed un successo per il movimento anti-nucleare.

Passaggio anticipato alle fonti energetiche rinnovabili

La promozione dell’uso di fonti energetiche rinnovabili in Germania è iniziata già negli anni ’90; nel 2000 questo è stato sancito dal Renewable Energy Act (EEG). Uno dei componenti era il cosiddetto sovrapprezzo per stimolare la produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili (tedesco: EEG-Umlage), all’interno del quale i costi crescenti dell’espansione della produzione di elettricità verde venivano trasferiti in una certa proporzione ai consumatori. Nel 2022, il governo federale ha rimosso questo supplemento per alleggerire i consumatori di elettricità a causa dell’aumento dei costi energetici.

Oggi la maggior parte dell’elettricità è generata da fonti rinnovabili. Nella prima metà del 2022 rappresentavano circa il 49%. Il governo federale vuole accelerare in modo significativo questo processo negli anni ’20. Misure specifiche comprendono la costruzione di nuovi parchi eolici a terra e in mare aperto, l’utilizzo di tutti i tetti idonei per la generazione di energia solare e l’espansione di impianti fotovoltaici su terreni agricoli.

Tuttavia, la transizione energetica richiede non solo nuovi impianti, ma anche reti elettriche adeguate. Il trasporto di energia elettrica generata dalle turbine eoliche, principalmente nel nord della Germania e nel sud del paese, dove si trovano grandi imprese industriali, richiede linee di trasmissione di diverse centinaia di chilometri, motivo per cui il Ministero federale dell’economia e della protezione del clima attribuisce grande importanza all’espansione delle reti di distribuzione interregionali e locali.

Un piano per aumentare le capacità locali di produzione di energia verde

La Germania vuole triplicare la quota di fonti elettriche fotovoltaiche in 10 anni. Il governo tedesco ha sviluppato un piano in tre fasi per aumentare la capacità di produzione di energia verde e reti elettriche nel Paese e in Europa. Tra le altre cose, il governo prevede di acquisire partecipazioni in società di produzione di energia rinnovabile e stimolare la produzione locale di turbine eoliche e pannelli solari. L’aumento della propria capacità produttiva “verde” è diventata una priorità irrinunciabile per il Paese. Per sviluppare il piano, la Germania ha tenuto consultazioni pubbliche dall’aprile 2022 al febbraio 2023.

Il ministro dell’Economia e della protezione del clima Robert Habek ha affermato che il piano include:

  • Aiuto alle aziende per investire e mantenere la capacità di produzione di energia rinnovabile. Ha osservato che la Germania vuole definire strumenti aggiuntivi, in particolare una tariffa elettrica speciale per l’industria. Oltre a sostenere i costi operativi, che ora sono contrari alle normative UE. Ad esempio, la Cina offre all’industria tariffe elettriche economiche di 0,07 euro per chilowattora. Il governo prevede inoltre di istituire un “fondo di trasformazione” attraverso il quale cercherà di acquisire quote di società di energia rinnovabile. Ciò dovrebbe incoraggiare gli investimenti, non il coinvolgimento permanente del governo;
  • Mitigazione temporanea dei rischi di espansione della rete eolica ed elettrica onshore. Un proprietario di un parco eolico che non può vendere la sua elettricità a causa di un’arretrata capacità di rete può essere risarcito, ad esempio, utilizzando un nuovo strumento;
  • Una nuova tornata di programmi di finanziamento innovativi approvati dall’UE chiamati Important Projects of Common European Interest (IPCEI) e la loro estensione all’energia solare. Si noti che a questo punto Berlino cercherà il sostegno della Spagna, che per prima ha avanzato questa idea.

Il governo condurrà anche uno studio per ricostruire la catena del valore dell’energia solare in Germania: “Il Paese vuole triplicare la quota di fonti di elettricità fotovoltaica dall’attuale livello di circa il 10% a circa il 30% in soli dieci anni“, ha affermato Jörg Ebel, capo dell’associazione di lobby dell’industria solare BSW.

Ha anche aggiunto che la Germania dovrebbe fare affidamento su qualcosa di più del semplice acquisto di pannelli solari. Il costo dell’attuazione del piano non è ancora noto, ma il sostegno del governo per i costi operativi su larga scala potrebbe essere decisivo. Gli autori hanno sottolineato che una parte significativa del piano tedesco per lo sviluppo dell’industria della tecnologia “pulita” nel suo territorio dipende dai cambiamenti a livello dell’UE. Vincolati dalle norme comunitarie sugli aiuti di Stato, misure come il sostegno speciale per le spese operative sarebbero impensabili. Per attuare le misure, la Commissione deve innanzitutto creare il quadro giuridico richiesto dalla normativa UE in materia di aiuti di Stato.

Habek ha sottolineato che l’iniziativa tedesca potrebbe integrare il piano industriale del Green Deal.

Ricordiamo che la Commissione Europea ha presentato il piano industriale del “Green Deal”, pensato per aumentare la competitività dell’industria europea a zero emissioni e promuovere una rapida transizione verso la neutralità climatica. Come riportato in precedenza da EcoPolicy, la Commissione europea prevede di allentare le regole sugli aiuti di Stato per sostenere gli investimenti verdi, in particolare attraverso incentivi fiscali.

Raptech - comunità energetiche

Le comunità energetiche hanno una lunga storia nell’Europa occidentale, dove sono state lanciate come progetti energetici anti-nucleari e anti-combustibili fossili sin dagli anni ’70.

Oggi sono sempre più un baluardo chiave contro la crisi climatica, rilanciando l’economia locale e rivitalizzando le comunità.

Cosa sono le Comunità Energetiche Rinnovabili

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono un modello di gestione dell’energia, che comprende gruppi di cittadini, imprese o enti locali che si uniscono per produrre, consumare e scambiare energia rinnovabile. Queste comunità sono basate sulla condivisione dei vantaggi e delle responsabilità, e mirano a promuovere la transizione verso un sistema energetico sostenibile e decentralizzato, in modo da ridurre la dipendenza dalle fonti di energia tradizionali.

Le comunità energetiche rinnovabili possono essere costituite da diversi tipi di attori, tra cui privati, aziende, agricoltori e amministrazioni pubbliche locali. Inoltre, queste comunità possono essere di dimensioni diverse, a seconda delle esigenze della zona in cui sono presenti. L’energia prodotta dalle comunità energetiche rinnovabili può essere utilizzata per alimentare le abitazioni, le attività commerciali e l’illuminazione pubblica.

Sono costruite sul concetto di autoconsumo energetico locale. Sebbene non sia un concetto nuovo, ha acquisito importanza negli ultimi anni per i numerosi vantaggi che offre e perché ha ricevuto un certo status legale e giuridico sulla strada per diventare una leva chiave per accelerare la transizione verso un’energia più sostenibile.

Cosa fa una comunità energetica?

La comunità energetica è libera di impegnarsi nella produzione, distribuzione, fornitura, consumo, aggregazione e stoccaggio di energia, come l’installazione di parchi fotovoltaici o di turbine eoliche. Allo stesso tempo, tale comunità ha il diritto di offrire servizi di efficienza energetica o servizi di ricarica per veicoli elettrici nella sua località. In questo caso la comunità può ed è incoraggiata a sfruttare opportunità di produzione di energia rinnovabile che possono essere implementate più facilmente per aree più piccole che a livello nazionale.

Assieme a questo diritto all’attività, una comunità energetica ha anche l’obbligo di possedere e gestire una centrale elettrica o un impianto di produzione di energia elettrica. Tali norme assicurano il coinvolgimento della comunità nell’efficienza dei consumi energetici locali.

Regolamentazione delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia

L’obiettivo della Regolamentazione delle Comunità Energetiche Rinnovabili è quello di creare un quadro normativo chiaro e stabile per la creazione e lo sviluppo di queste comunità. Ciò permette di aumentare la sicurezza giuridica per gli investitori, stimolare la partecipazione dei cittadini e promuovere la diffusione delle fonti di energia rinnovabile in Italia.

Grazie alla conversione in legge del Decreto Milleproroghe 162/2019 anche in Italia sono state introdotte le “Comunità Energetiche Rinnovabili” previste dalla Direttiva Europea RED II (2018/2001/UE), ovvero associazioni tra cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali o piccole e medie imprese che decidono di unire le proprie forze per dotarsi di uno o più impianti condivisi finalizzati alla produzione e all’autoconsumo di energia prodotta da fonti rinnovabili. Questo decreto ha introdotto il concetto di “comunità energetica” e ha stabilito le regole per la creazione e il funzionamento di queste comunità.

Questa conversione in legge rappresenta un importante passo verso uno scenario energetico basato sulla generazione distribuita che certamente potrà favorire lo sviluppo di energia cosiddetta “a  chilometro zero” e di reti intelligenti o Smart Grid.

Quali sono gli elementi chiave di una comunità energetica?

  • Possono partecipare come membri le persone fisiche, le persone giuridiche, gli enti locali (compresi i comuni) o le PMI.
  • Controllo democratico e processo decisionale: la comunità energetica deve essere controllata dai membri e deve essere “autonoma”: nessun singolo membro (soprattutto una società o un istituto finanziario) può esercitare un’influenza sproporzionata sulle decisioni della comunità.
  • Partecipazione aperta e volontaria: la comunità deve essere aperta a tutti i possibili membri sulla base di criteri non discriminatori e consentire loro di ritirarsi.
  • Scopo alternativo all’ottenimento del profitto: la comunità energetica deve avere come scopo principale l’erogazione di vantaggi ambientali, economici o sociali tra i suoi membri. I membri della comunità possono ottenere un ritorno finanziario sul loro investimento.

Quali sono i vantaggi delle comunità energetiche?

Le comunità energetiche offrono numerosi vantaggi e benefici sia per i singoli partecipanti che per l’intera comunità. Questi sono un esempio di economia circolare e di sviluppo sostenibile, in quanto promuovono l’uso di fonti di energia pulita e riducono la dipendenza dalle fonti fossili. Inoltre, le comunità energetiche possono contribuire a creare posti di lavoro locali e a ridurre i costi energetici per i membri.

  • Riduzione dei costi energetici. Grazie alla condivisione di energia tra i membri della comunità, si possono ottenere prezzi più bassi rispetto all’acquisto di energia da fonti tradizionali.
  • Riduzione delle emissioni di CO2. Le comunità energetiche possono anche contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2. Utilizzando fonti di energia rinnovabile, come l’energia solare o eolica, le comunità energetiche possono ridurre l’impatto ambientale della produzione di energia.
  • Maggiore sicurezza energetica. Le comunità energetiche offrono anche maggiore sicurezza energetica. Grazie alla produzione di energia all’interno della comunità e alla condivisione di energia tra i membri, si riduce la dipendenza dalle fonti di energia tradizionali e dai fornitori esterni. Inoltre, in caso di blackout o interruzioni di energia, le comunità energetiche possono continuare a funzionare grazie alla loro capacità di produrre e condividere energia in modo indipendente.
  • Sviluppo di comunità locali. Le comunità energetiche rappresentano un’opportunità per lo sviluppo di comunità locali. Queste sono basate sulla partecipazione attiva dei cittadini, che si uniscono per produrre, distribuire e consumare energia. In questo modo si crea una maggiore consapevolezza e coinvolgimento dei cittadini nella gestione dell’energia, favorendo lo sviluppo di comunità locali più resilienti e sostenibili.
  • Miglioramento della qualità dell’aria. La produzione di energia da fonti rinnovabili, come il sole e il vento, non emette sostanze inquinanti nell’atmosfera, cosi le CER contribuiscono al miglioramento della qualità dell’aria. Inoltre, le comunità energetiche possono promuovere l’uso di veicoli elettrici o a idrogeno, riducendo ulteriormente le emissioni di gas nocivi per la salute
  • Promozione dell’innovazione tecnologica. La partecipazione attiva dei cittadini nella gestione dell’energia crea un ambiente favorevole all’innovazione, incoraggiando lo sviluppo di nuove tecnologie e soluzioni per la produzione, distribuzione e consumo di energia. Le comunità energetiche possono favorire la diffusione di tecnologie già esistenti, come i pannelli solari e le turbine eoliche, rendendole più accessibili ai cittadini.

Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia: la situazione attuale e prospettive

Attualmente, in Italia ci sono alcune Comunità Energetiche Rinnovabili che stanno cercando di promuovere l’uso di energia rinnovabile. Queste comunità sono composte da persone che credono nella necessità di un cambiamento verso fonti di energia sostenibili e che vogliono fare la loro parte per contribuire a questo cambiamento. Le Comunità Energetiche Rinnovabili stanno diventando sempre più popolari in Italia.

Secondo i dati del Registro delle Comunità Energetiche Rinnovabili, aggiornati al marzo 2023, sono state costituite 120 CER in tutta Italia, principalmente nelle regioni del Nord. Le CER producono principalmente energia da fonti solari e idroelettriche, ma si stanno sviluppando anche progetti di produzione da biomasse e geotermia.

In Italia ci sono più di 3.500 Comuni che usano solo energia rinnovabile e in cui la produzione elettrica da rinnovabili supera i fabbisogni delle famiglie residenti. Inoltre, secondo uno studio del Politecnico di Milano, (Electricity Market Report) stima che entro il 2025 le energy community italiane saranno circa 40mila e coinvolgeranno circa 1,2 milioni di famiglie, 200mila uffici e 10mila PMI.

Per il prossimo futuro, è attesa una crescita esponenziale del numero di Comunità energetiche.

Raddoppio delle presenze totali (e più che raddoppiate quelle estere) per K.EY, la manifestazione italiana per le energie rinnovabili e l´efficienza energetica, punto di riferimento in Italia, Africa e bacino del Mediterraneo, a cui ha partecipato anche Raptech con la presenza del nostro CEO e Cofounder Marco Berliocchi.

L´evento si è svolto per la prima volta senza la contemporaneità di Ecomondo, K.EY . The Energy Transition Expo ha superato le attese, raccogliendo numerosissime adesioni a livello nazionale, europeo ed extraeuropeo e confermando non solo come in questo settore il made in Italy sia all´avanguardia, ma anche come il nostro paese sia fortemente attrattivo per i produttori esteri.

In fiera erano presenti oltre 600 brand, di cui circa il 28% estero, con i principali leader di mercato di tutti i settori e un significativo ampliamento delle filiere. Oltre 300 i buyers stranieri presenti – provenienti da Nord Africa, Africa subsahariana, Europa, Est Europa, Balcani, Asia, Medio Oriente e America Latina – grazie al supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e di ICE Agenzia, con oltre 23 Associazioni internazionali.

Grazie al palinsesto molto ricco di ospiti, dibattiti ed espositori, K.EY è stata un’opportunità formativa e di aggiornamento professionale per tutti ma anche un’occasione per rimanere costantemente informati su ultime tecnologie, aspetti legislativi, trend di sviluppo, nuovi mercati emergenti e su tutte le novità dal mondo dell’energia e delle rinnovabili.

Agli update sul versante tecnologico sono stati dedicati diversi appuntamenti del ForumTech 2023, organizzato da Italia Solare in contemporanea con K.EY. Si è andati da una discussione sulle configurazioni dei sistemi di accumulo nei vari segmenti di mercato alle novità in materia di pulizia dei pannelli, utilizzo dei droni, componentistica, digital tools e advanced analytics, all’analisi del ciclo di vita dei moduli fotovoltaici.

K.EY ha dato poi spazio a prodotti e tecnologie dei settori solare, fotovoltaico e storage a SEC, Solar Exhibition and Conference, per l´eolico a WEM, Wind Expo for Med e per tecnologie e progetti per la produzione e stoccaggio di idrogeno a Hye,  efficienza energetica e storage in ambito industriale e nel building, con tecnologie e servizi a disposizione delle aziende per ottimizzare i propri consumi energetici e ridurre il carbon footprint nell´area trasversale EFFI – Energy Efficiency Expo. E ancora, eME, e-Mobility Expo e Sustainable City dedicate rispettivamente alla mobilità elettrica e sostenibile, dalle infrastrutture di ricarica ai servizi di mobilità interconnessa, e alla smart city. E nell´attualissimo Sustainable Building District, focus sull´edilizia sostenibile, in collaborazione con il main partner Green Building Council Italia.

Alla rivoluzione delle Comunità Energetiche sono stati dedicati diversi appuntamenti, tra cui un incontro per approfondire il ruolo che le ESCo (Energy Service Company) possono ricoprire nelle fasi di promozione, sviluppo, finanziamento e gestione delle diverse iniziative di generazione distribuita e un punto della situazione sugli aspetti normativi, in rapido cambiamento negli ultimi anni e mesi man mano che l’Italia ha recepito le direttive Ue di riferimento e si sono sviluppati i primi progetti concreti.

Ad EdizioniAmbiente è infine stata affidata la cura di Salotto Solare, un momento di discussione su diversi modi di affrontare l’energia in 5 tappe con altrettante presentazioni di libri. Mercoledì 22 Marco Gisotti ha presentato Ecovisioni e Livio De Santoli Energia per la gente. Giovedì 23 Stefano Belletti ha presentato Verde & Digitale e Gianluca Ruggieri Che cos’è la transizione ecologica. Infine, venerdì 24 Gianni Silvestrini ha presentato il suo Che cosa è l’energia rinnovabile, vincitore del Premio Demetra 2022 per la letteratura ambientale.

CONVEGNI E SUMMIT, RETE DI NETWORKING
K.EY ha favorito una costante interlocuzione con le istituzioni e connettendo fra loro i key player del settore, grazie ad un ricco palinsesto di eventi e convegni internazionali definiti dal Comitato tecnico Scientifico di K.EY presieduto dal prof. Gianni Silvestrini.

Per la prima volta, si è tenuto il K.EY ENERGY SUMMIT, Stati Generali delle Fonti Rinnovabili, un momento di confronto pubblico promosso da ANEV, Elettricità Futura, ITALIA SOLARE, Consorzio Italiano Biogas, Federidroelettrica, ANIE Rinnovabili, Assoidroelettrica e Coordinamento FREE per sottoporre al Governo proposte organiche e coordinate, che hanno raccolto la disponibilità del Viceministro del MASE Vannia Gava.


Una seconda, ma non meno importante novità, è stata rappresentata dalla presentazione del 1° Rapporto sulla geografia produttiva delle rinnovabili in Italia, promosso e realizzato da Fondazione Symbola e Italian Exhibition Group, in collaborazione con le principali Associazioni di categoria del comparto, per ricostruire, insieme ai più importati player italiani del mercato, le caratteristiche e la distribuzione territoriale e settoriale delle imprese della filiera delle energie rinnovabili.

In concomitanza con K.EY anche The European Exhibition of Electrical power System, la manifestazione europea dedicata all´intero ecosistema della generazione, distribuzione, sicurezza ed automazione elettrica, organizzata da Italian Exhibition Group in collaborazione con l´Associazione Generazione Distribuita, Motori, Componenti, Gruppi Elettrogeni federata ANIMA Confindustria.

K.EY tornerà alla fiera di Rimini di Italian Exhibition Group dal 28 febbraio al 1 marzo 2024. Per il mondo della sostenibilità, prossimi appuntamenti IEG a CDEPE (Chengdu, Cina, 30 marzo – 1 aprile), Ecomondo Mexico (Guadalajara, Messico, 26 aprile – 28 aprile) e quindi con Ecomondo, dal 7 al 10 novembre prossimi, alla Fiera di Rimini.

Nei prossimi decenni, le tecnologie digitali renderanno i sistemi energetici di tutto il mondo più connessi, intelligenti, efficienti, affidabili e sostenibili. Gli straordinari progressi nei dati, nell’analisi e nella connettività stanno abilitando una gamma di nuove applicazioni digitali come elettrodomestici intelligenti, mobilità condivisa e Internet of Things. I sistemi energetici digitalizzati in futuro potrebbero essere in grado di identificare chi ha bisogno di energia e fornirla al momento giusto, nel posto giusto e al minor costo. Ma fare tutto bene non sarà facile.

Alcuni degli ostacoli più rilevanti incontrati dalle aziende del settore sono:

  • Dati energetici geograficamente dispersi: si perde l’opportunità di sfruttarli in modo significativo.
  • Mancanza di una piattaforma integrata: impedisce agli operatori del settore di prendere decisioni informate, lasciando i dati isolati e non verificati sul mercato.
  • Impossibilità di tenere traccia delle risorse: dai modelli storici alle tendenze della domanda e dell’offerta, il monitoraggio è necessario per ottimizzare la fornitura di energia pulita.
  • Mancanza di obiettivi chiari e tracciabili: l’assenza di una tabella di marcia verso l’adozione di nuove tecnologie e di un piano d’azione impedisce il progresso verso l’efficienza energetica.

E’ quanto emerge dal primo Osservatorio Raptech sulla Digitalizzazione nell’Energia.

Raptech (https://www.raptech.it/) è un’azienda operante nel mercato delle Energie Rinnovabili da oltre 15 anni, offrendo tecnologia, sistemi di monitoraggio e di asset management per impianti fotovoltaici.

L’Osservatorio è il frutto della posizione particolare di Raptech nel mercato italiano, con un’ampia presenza e quota di clienti nella produzione complessiva degli impianti fotovoltaici in Italia, con un focus negli impianti di dimensioni maggiori.

Grazie alla Digital Transformation in ambito Energetico è possibile aumentare l’efficienza nella gestione degli asset fotovoltaici. L’asset management può richiedere infatti una serie di operazioni ripetitive che, se automatizzate, possono portare ad uno sbalorditivo miglioramento sia in termini di tempo che di qualità dei risultati.

A questo proposito, Raptech ha lanciato da tempo sul mercato la piattaforma proprietaria R-Cloud, uno strumento Web di raccolta e aggregazione dati, che effettua letture giornaliere della “curva di carico” e di tutti i registri disponibili tramite i modem GSE, con valori di produzione su base quarto d’ora, confronto automatico con il Portale Enel Distribuzione,  controllo automatico dei pagamenti del GSE e dei dati di vendita dell’energia.

Per Ore equivalenti di utilizzazione si intende il rapporto tra la produzione e la potenza (kWh/kW) e dalla Ricerca emerge che gli impianti che utilizzano R-Cloud hanno in media il 25% in più di ore equivalenti di utilizzazione, e quindi una produttività più alta rispetto a quelli della stessa classe di potenza a livello nazionale. Il dato emerge dal confronto tra l’Osservatorio Raptech sui propri clienti e i dati a livello complessivo italiano del Rapporto Statistico Solare Fotovoltaico del GSE sulle Ore equivalenti.

“L’analisi dei dati in nostro possesso – spiega Marco Berliocchi, CEO e Cofounder di Raptech – ci ha permesso di quantificare il beneficio reale derivante dall’utilizzo di strumenti informatici in termini di maggiore produzione di energia. Gli impianti in nostra gestione, infatti, hanno mostrato un incremento sostanziale della produttività e un aumento dei ricavi derivanti dagli incentivi e dalla vendita dell’energia.”

Per restare al passo con i tempi, e per incontrare clienti e stakeholder, Raptech sarà presente il 22 Marzo a Rimini con il CEO e Cofounder Marco Berliocchi: scrivici per prenotare un appuntamento.

Nel 2030 il 72% della produzione di elettricità dovrà provenire da fonti rinnovabili. K.EY raccoglie la sfida e, alla sua prima edizione dal 22 al 24 marzo 2023 a Rimini, raccoglierà il testimone da Key Energy, che si sta trasformando in un evento autonomo, con un nuovo format, un nuovo posizionamento e un nuovo periodo dell’anno.

K.EY offre una vetrina completa per la tecnologia, le soluzioni integrate e i servizi che possono guidare la transizione energetica verso un’economia a emissioni zero. È anche un hub culturale, scientifico e tecnico e un catalizzatore di comunità in grado di connettere stakeholder, attori e leader nel settore delle energie rinnovabili, dando loro l’opportunità di confrontarsi: non solo una piattaforma di business, ma anche e soprattutto un’opportunità per la formazione e l’informazione sul tema dell’energia e sull’accelerazione del processo di transizione energetica già in atto.

[dal nostro ultimo comunicato stampa]

Nei primi 9 mesi del 2022 il fotovoltaico italiano fa registrare numeri record: sono 12 mila i nuovi impianti, per un totale di 1.6 GW, una vivacità che non si riscontrava dal 2013, ai tempi dell’ultimo Conto Energia. Lo rivela l’ultimo Outlook statistico del GSE (InFotovoltaico), che afferma anche che al 30 settembre risultano in esercizio 1.140.000 impianti, + 12% rispetto alla fine del 2021.

Poco meno della metà degli impianti appartiene al settore industriale (con il 51% di potenza installata complessiva), seguono terziario (20%), residenziale (18%) e agricoltura (11%). Il 35% degli impianti sono a terra (con 15.800 ettari di superficie occupata) mentre il 65% su edifici, tetti, coperture, etc…

La crescita che segue otto anni di relativa stabilità del comparto, interessa tutte le classi dimensionali degli impianti, tutte le regioni e le principali città del Paese: tra queste, Il Piemonte è la regione che produce più elettricità dal fotovoltaico, seguita da Lombardia e Veneto, lo conferma la ricerca dell’Associazione dei Consumatori e Produttori di Energie Rinnovabili (Aceper).

Tra le province spicca Lecce con una performance di 1.100 ore di funzionamento, per una media di 4 ore/giorno.

Esistono però anche sfide e problematiche specifiche, soprattutto per i proprietari di impianti fotovoltaici ed operatori del settore: lo rivela una ricerca di Raptech (https://www.raptech.it/), azienda operante nel mercato delle Energie Rinnovabili da oltre 15 anni, offrendo tecnologia, supporto tecnico informatico, sistemi di monitoraggio e di asset management per impianti.

Grazie alla trasformazione digitale dell’energia è possibile aumentare l’efficienza nella gestione degli asset fotovoltaici. L’asset management può richiedere una serie di operazioni ripetitive che, se automatizzate, possono portare ad uno sbalorditivo miglioramento sia in termini di tempo che di qualità dei risultati. Dalla ricerca Raptech è stata misurata una riduzione del tempo impiegato che va dall’80% al 95% per questo tipo di attività. Questa maggiore efficienza si traduce anche in una riduzione pressoché totale degli squilibri di cassa dovuti a problematiche sull’erogazione dei contributi o della vendita dell’energia.

Per questo l’azienda ha lanciato da tempo sul mercato Remote Meter Reading, strumento web basato sulla piattaforma proprietaria R-Cloud, con accesso online a tutti i dati e possibilità di download in formato standard, che effettua letture giornaliere della “curva di carico” e di tutti i registri disponibili tramite i modem GSE, con valori di produzione su base quarto d’ora, confronto automatico con il Portale Enel Distribuzione e controllo automatico dei pagamenti del GSE.

“La digitalizzazione dell’energia – conferma Marco Berliocchi, CEO e Cofounder di Raptech – è un passo importante verso la transizione energetica oltre che uno strumento indispensabile per aumentare l’efficienza delle aziende produttrici”.

Raptech è uno dei partner di Trust-PV, progetto di ricerca quadriennale finanziato con oltre 12 milioni di euro dal programma Horizon 2020 dell’Unione Europea. TRUST-PV migliorerà le prestazioni e l’affidabilità degli impianti fotovoltaici sostenendo lo sviluppo di componenti e soluzioni fotovoltaiche compatibili con le attività di O&M e grid-friendly, in ampi portafogli di impianti distribuiti e di impianti su scala industriale.

Nell’ambito del progetto, Raptech ha partecipato a Solar Quality Summit Europe a Barcellona (24-25 gennaio), che ha riunito tutte le parti interessate nella gestione della qualità solare, inclusi investitori, fornitori di servizi e fornitori di tecnologia, per fornire loro una panoramica degli ultimi sviluppi del mercato, condividendo le migliori pratiche in EPC, O&M e Asset Management, esplorando le sfide, e scoprire tecnologie e tendenze emergenti.

Qui di seguito riportiamo informazioni, dati e considerazioni emerse nella due giorni di conferenze.

Qualità Vs quantità: superare l’approccio binario

Il mercato europeo è in forte espansione, è un mercato maturo che richiede qualità e una crescita così rapida rappresenta certamente una sfida. La qualità non va inquadrata in un contesto manicheo e binario in contrasto con la “quantità”.

Vediamo come.

Non servono solo competenze tecniche, non solo ingegneri ma anche competenze finanziarie e digitali per contribuire alla transizione energetica, ma esiste una carenza di base per contrastare la quale abbiamo bisogno anche di persone provenienti da altri settori senza esperienza solare da formare all’interno delle aziende.

Per quanto concerne il tema della carenza di componenti, è evidente che oggi per alcuni componenti bisogna aspettare fino a un anno; una grande percentuale della produzione di moduli in Cina è stato ritardato; Il problema COVID ha ritardato molti progetti; Gli Stati Uniti hanno bandito Huawei, il più grande produttore di inverter, e questo è un altro problema. L’attenta gestione dell’approvvigionamento è diventato quindi cruciale dal punto di vista dello sviluppo e della costruzione.

Tutti gli attori sono concordi nel sostenere che fare qualità ha un costo marginale non elevato. L’importante è guardare all’ecosistema solare in modo completo e non solo a una piccola parte della catena del valore, così facendo la qualità non presenterà costi così elevati.

I mercati europei a più alto potenziale

Grazie ai dati di Solar Power Europe è stato possibile anche fare una panoramica sui potenziali di crescita dei vari paesi europei.

Con 41,4 GW installati nell’UE nel 2022, questo segna il miglior anno in ambito energia solare nella storia europea fino ad ora, il 47% in più rispetto ai 28,1 GW installati nel 2021, quando è stato battuto un record vecchio di dieci anni.

Come l’anno precedente, la Germania è ancora il più grande mercato solare d’Europa nel 2022. Tra i primi 10 ci sono 2 nuovi arrivati (Portogallo e Svezia).

Nel 2022, il parco di generazione di energia solare dell’UE è aumentato del 25% a 208,9 GW, dai 167,5 GW del 2021.

Quando si tratta di energia solare pro capite, i Paesi Bassi sono al top in Europa davanti a Germania e Danimarca.

I prossimi 4 anni, fino al 2026, vedranno un’ulteriore forte crescita, con un mercato solare annuo di quasi 54 GW già nel 2023 e raggiungeranno gli 85 GW nel 2026 (EU27 Annual solar PV Market Scenarios 2023-2026).

La maggiore crescita nei prossimi anni si vedrà nei mercati emergenti dell’UE mentre la Germania raggiungerà per la prima volta un livello di GW a due cifre nel 2023 e quasi raddoppierà le installazioni fino a circa 20 GW nel 2026.

Il solare su larga scala rimarrà il principale driver per il solare in Spagna, ma anche il segmento dell’installato sui tetti avrà una quota di mercato considerevole.

Il mercato solare italiano si sta espandendo principalmente grazie agli incentivi fiscali per il segmento dei tetti, che dovrebbe essere la base principale per la crescita del solare.

Mentre le complicate normative hanno rallentato il solare in Francia, si prevede che diverse misure legislative porteranno a tassi di crescita annua a 2 cifre nei prossimi anni.

Tre quarti degli Stati membri dell’UE avranno già raggiunto l’obiettivo solare del Piano nazionale per l’energia per il clima (PNEC) del 2030 entro il 2025. Si prevede che l’energia solare totale dell’UE aumenterà da 209 GW installati oggi a 399 GW nel 2025 e 920 GW nel 2030.

Il mercato delle tecnologie pulite entro il 2030 varrà 650 miliardi di euro (IEA).

Exxon - raptech.it

Gli analisti di Exxon hanno previsto con precisione il riscaldamento globale dovuto all’uso di combustibili fossili negli anni ’70, ma hanno negato pubblicamente la possibilità di un aumento globale delle temperature.

Gli scienziati di ExxonMobil, secondo un articolo pubblicato recentemente dal The Guardian, negli anni ‘70 hanno equipaggiato una delle superpetroliere della compagnia con attrezzature all’avanguardia per misurare l’anidride carbonica nell’oceano e nell’aria, un primo esempio della massiccia ricerca scientifica sul clima del gigante petrolifero. Secondo il tabloid britannico, il gigante petrolifero Exxon ha privatamente “predetto correttamente e abilmente il riscaldamento globale” per poi passare decenni a spazzare via pubblicamente tale risultato per proteggere il proprio core business.

La palese ipocrisia di ExxonMobil sui cambiamenti climatici causati dall’uomo è stata denunciata nel 2015 da giornalisti investigativi che hanno ottenuto documenti aziendali interni. Questi materiali hanno dimostrato che l’azienda era a conoscenza del riscaldamento globale e delle sue cause già nel 1977.

La ricerca di Supran, Ramstorff e Oreskes

Gli esperti guidati da Jeffrey Supran, uno storico della scienza dell’Università di Harvard, hanno scoperto che ExxonMobil non solo sapeva che i combustibili fossili stavano guidando il cambiamento climatico decenni fa, ma ha anche fatto alcune delle previsioni sul riscaldamento globale tra le più accurate e coerenti dell’epoca.

Mentre i rapporti precedenti si sono concentrati sulle prove testuali delle conoscenze dell’azienda, Supran e due dei suoi coautori, il climatologo dell’Università di Potsdam Stefan Ramstorff e la storica della scienza di Harvard Naomi Oreskes, hanno presentato la prima revisione quantitativa dei primi dati numerici e grafici di ExxonMobil sulla climatologia.

Il nuovo studio di Supran e dei suoi colleghi è iniziato alcuni anni fa dopo che Ramstorff ha twittato un nuovo grafico dell’aumento della temperatura globale negli ultimi decenni, sovrapposto al grafico delle previsioni climatiche del 1982 di ExxonMobil.

L’interrogazione di Alexandria Ocasio-Cortez

La somiglianza tra le proiezioni climatiche di Exxon e ciò che è realmente accaduto è così sorprendente che la deputata Alexandria Ocasio-Cortez ha utilizzato il lavoro di Ramstorff per interrogare Martin Hoffert, uno scienziato del clima che ha lavorato come consulente per ExxonMobil, durante un confronto alla Camera nel 2019. Hoffert ha poi notato che lui ei suoi colleghi erano “scienziati straordinari” che hanno predetto con precisione la traiettoria del cambiamento climatico antropogenico.

Hoffert è ora professore emerito di fisica alla New York University, ma continua a parlare della sua esperienza con ExxonMobil, come molti altri scienziati che hanno svolto ricerche sul clima per l’azienda dagli anni ’70.

Il lavoro di Martin Offert per Exxon

Supran e colleghi fanno spesso riferimento al lavoro di Hoffert e colleghi nel loro nuovo studio, che si basa su un’analisi completa di 32 documenti interni creati dagli scienziati ExxonMobil tra il 1977 e il 2002, nonché su 72 pubblicazioni scientifiche sottoposte a revisione paritaria da parte di scienziati ExxonMobil tra 1982 e 2014.

I risultati mostrano le previsioni prevalentemente accurate di ExxonMobil sulle temperature superficiali medie globali e mostrano anche che la società “ha correttamente respinto la prospettiva di un’era glaciale in arrivo, ha previsto con precisione quando il riscaldamento globale indotto dall’uomo sarebbe stato rilevato per la prima volta e ha ragionevolmente stimato il bilancio del carbonio per mantenere il riscaldamento sotto i 2°C.”

I ricercatori hanno anche scoperto che le proiezioni climatiche presentate durante un briefing interno del 1982 intitolato “The Greenhouse Effect of CO2” sono state successivamente ampiamente diffuse tra la direzione di ExxonMobil ed etichettate come “informazioni riservate solo per uso aziendale autorizzato“.

Il vero scopo di Exxon

Supran osserva che Exxon è stata privatamente chiara sullo scopo del suo coinvolgimento nello studio sul clima, che era essenzialmente una combinazione di raccolta di informazioni e legittimità. Queste informazioni “sono state incorporate in una più ampia strategia aziendale per gestire le sfide dell’azienda alla potenziale minaccia del riscaldamento globale per i suoi interessi commerciali“. Lo scienziato è convinto che quando ExxonMobil, insieme all’intera industria dei combustibili fossili, ha lanciato una massiccia campagna per screditare la scienza del clima e gli scienziati alla fine degli anni ’80, era consapevole del consenso sul riscaldamento globale causato dall’uomo.

Supran ei suoi colleghi sperano che il loro lavoro possa aiutare a fornire responsabilità per le strategie ciniche utilizzate da ExxonMobil e organizzazioni simili che hanno deliberatamente offuscato le informazioni sui cambiamenti climatici. Il nuovo studio offre più terreno per azioni legali, movimenti politici e attivismo civico.

Sopowerful - raptech

Un miliardo di persone nel mondo vive quotidianamente senza elettricità, affrontando sfide difficilissime.

Con Raptech abbiamo deciso, per questo Natale 2022, di contribuire ad un’iniziativa in grado di generare un vero impatto positivo sulle persone più svantaggiate e abbiamo rivolto la nostra attenzione a Sopowerful Foundation.

Sopowerful è una non-profit con la mission ‘solar where it matters most’/’il solare dove conta di più’. La fondazione applica il fotovoltaico dove rende possibili elementi di vita essenziali come servizi di sanità, istruzione e accesso all’acqua.

Per ora lo sta facendo in Malawi, Tanzania e Libano, dove è già stata creata una differenza concreta per più di 80.000 persone al giorno d’oggi, attraverso il fotovoltaico.

L’obiettivo di Sopowerful è di impattare oltre 500.000 persone nel 2025, e siamo davvero contenti di poter far parte e contribuire a questo percorso.

Se anche tu vuoi fare la differenza, consulta il sito https://sopowerful.org/.

A breve ti aggiorneremo con i primi risultati del progetto che abbiamo intrapreso con Sopowerful, per adesso non ci resta che augurarti un sereno Natale con i tuoi cari!