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Oggi abbiamo il piacere di intervistare Tiffany Ziller, Addetta alla Ricerca e all’Innovazione presso l’Ambasciata di Francia in Italia.

 

  • Negli ultimi anni, Francia e Italia hanno entrambe investito sull’innovazione. Quali differenze principali vedi nei rispettivi ecosistemi di ricerca e startup?

In Francia, l’ecosistema dell’innovazione si è sviluppato in modo fortemente coordinato e centralizzato. Lo Stato ha giocato un ruolo decisivo nel sostenere la ricerca e la creazione d’impresa, attraverso programmi come La French Tech e il supporto di Bpifrance. Queste politiche hanno favorito la nascita di un ambiente coeso, dove università, grandi centri di ricerca pubblici, imprese e startup collaborano in modo strutturato. Parigi e le principali città francesi sono diventate poli di attrazione per talenti e investitori, con un mercato del capitale di rischio particolarmente dinamico e una cultura imprenditoriale orientata alla crescita internazionale.

In Italia, dove il peso delle regioni è molto più forte, il percorso è stato graduale e a macchia di leopardo sul territorio, con un crescita molto forte negli ultimi anni. L’innovazione è spesso nata “dal basso”, grazie all’iniziativa di università, centri di ricerca e distretti industriali, che hanno saputo integrare competenze tecnologiche con il tradizionale saper-fare manifatturiero e creativo. Oggi l’Italia sta consolidando un ecosistema sempre più maturo: in particolare, la creazione di CDP Venture Capital nel 2020 ha segnato un passo avanti significativo sul versante finanziario del venture capital, con l’obiettivo di dare una struttura più robusta agli investimenti in startup e PMI innovative. Parallelamente, l’introduzione del Scaleup Act nel 2024 ha ridefinito il quadro normativo per startup e scaleup, aggiornando le regole, gli incentivi e le misure di supporto per favorire la crescita e la scalabilità delle imprese innovative italiane.

 

  • Quali politiche pubbliche francesi ritieni più efficaci nel favorire la nascita e la crescita di startup — e che potrebbero ispirare il contesto italiano?

La Francia ha sviluppato negli ultimi anni un insieme di politiche pubbliche estremamente coerenti, che hanno contribuito a trasformare il Paese in uno degli ecosistemi dell’innovazione più vivaci d’Europa.

Un pilastro centrale è Bpifrance, la banca pubblica per l’innovazione e l’imprenditoria, che svolge un ruolo chiave nel finanziare le startup e le PMI ad alto potenziale, combinando risorse pubbliche e capitali privati. Oltre ai prestiti agevolati e ai fondi di investimento, Bpifrance offre programmi di accompagnamento strategico, mentoring e sostegno all’internazionalizzazione. La sua forza risiede nella capacità di agire come punto di accesso unico per gli imprenditori, riducendo la frammentazione degli aiuti e favorendo la condivisione del rischio tra pubblico e privato.

Un altro elemento distintivo è La French Tech, nata nel 2013 per creare una rete nazionale e internazionale di startup, acceleratori e investitori. Più che un semplice programma, La French Tech è diventata un marchio identitario, sostenuto da risorse dedicate e da un forte impegno politico. Con l’arrivo di Emmanuel Macron e la sua visione di una “Startup Nation”, l’iniziativa ha guadagnato ulteriore slancio, contribuendo alla nascita di decine di unicorni e al consolidamento di un vero ecosistema di scala globale.

Sul piano fiscale, la Francia si distingue per un sistema di incentivi particolarmente attrattivo. Il Crédit Impôt Recherche (CIR) e il Crédit Impôt Innovation (CII) consentono alle imprese di dedurre una parte significativa delle spese in ricerca e sviluppo o in innovazione di prodotto, rendendo l’investimento tecnologico più accessibile. Parallelamente, una serie di agevolazioni per gli investitori privati – come le detrazioni fiscali per chi investe in startup attraverso il dispositivo IR-PME o in fondi dedicati (FIP e FCPI) – hanno stimolato la partecipazione del capitale privato, favorendo la creazione di un mercato del venture capital molto dinamico.

 

  • Dal tuo punto di vista istituzionale, quali settori tecnologici stanno diventando prioritari per la cooperazione franco-italiana?

Negli ultimi anni la cooperazione franco-italiana in materia di innovazione si è intensificata, soprattutto dopo il Trattato del Quirinale, che ha dato un quadro stabile e strutturato ai rapporti tra i due Paesi. Oggi le priorità comuni si concentrano su alcuni settori tecnologici chiave, con una visione condivisa di competitività europea e autonomia strategica.

Un primo ambito centrale è la transizione energetica, con collaborazioni sullo sviluppo delle energie rinnovabili, del nucleare di nuova generazione, dell’efficienza e della sobrietà energetiche e delle tecnologie di accumulo. L’obiettivo è costruire un modello energetico sostenibile e al tempo stesso industrialmente competitivo, in cui ricerca pubblica e impresa privata lavorino in stretta sinergia.

Un secondo asse riguarda il digitale e l’intelligenza artificiale, ambiti in cui Francia e Italia partecipano insieme a programmi europei strategici e favoriscono partenariati tra università, centri di ricerca e startup deep tech.

Un settore in forte espansione è anche quello spaziale, dove la collaborazione è già consolidata da tempo sia attraverso le nostre rispettive agenzie spaziali che a livello industriale con la Space Alliance tra la francese Thales e l’italiana Leonardo. Basti pensare che Thales Alenia Space, una delle due joint-venture della Space Alliance insieme a Telespazio, ha costruito circa il 50% della stazione spaziale internazionale. E qualche giorno fa è stata annunciata una maggior integrazione delle nostre industrie spaziali inglobando anche Airbus.

In un settore più giovane che rappresenta una frontiera di ricerca con enorme potenziale industriale, le tecnologie quantistiche, stanno emergendo nuove opportunità di collaborazione. Francia e Italia partecipano congiuntamente a iniziative europee nel quadro del Quantum Flagship, collaborando su quantum computing, comunicazioni sicure e sensoristica avanzata. Le università e i centri di ricerca dei due Paesi stanno sviluppando progetti congiunti per accelerare la maturazione di queste tecnologie e favorirne l’applicazione in settori strategici come la cybersecurity, la logistica e la finanza.

 

  • Quali opportunità concrete esistono oggi per startup italiane interessate a espandersi in Francia ?

Oggi la Francia rappresenta una delle destinazioni più interessanti per le startup italiane che vogliono crescere su scala europea. L’ecosistema francese combina un forte sostegno pubblico, un mercato del venture capital molto attivo e una cultura dell’innovazione orientata all’internazionalizzazione.

Un punto di ingresso privilegiato è la rete La French Tech, che collega centinaia di hub, incubatori e acceleratori in tutto il Paese. Le startup straniere possono accedere a programmi di accompagnamento, mentoring e visibilità presso gli investitori locali.

Un ruolo fondamentale è svolto da Business France, l’agenzia nazionale per l’internazionalizzazione dell’economia, che accompagna le imprese straniere nel loro insediamento in Francia. Business France offre supporto nella scelta della sede, nella ricerca di partner industriali e nel reperimento di finanziamenti o incentivi fiscali, in collaborazione con le autorità regionali e i poli tecnologici locali.

Negli ultimi anni si è aggiunto un nuovo strumento particolarmente interessante: l’acceleratore franco-italiano per startup tecnologiche, nato per favorire la cooperazione tra i due ecosistemi e sostenere le giovani imprese che vogliono espandersi oltreconfine. Questo programma, promosso congiuntamente da Cassa Depositi e Prestiti, Bpifrance e i network La French Tech e Italian Tech Alliance, offre percorsi di mentorship, accesso a investitori e opportunità di co-sviluppo industriale tra i due Paesi.

Dal punto di vista finanziario, la Francia resta molto competitiva: Bpifrance mette a disposizione prestiti, fondi di investimento e programmi di co-innovazione anche per startup straniere, mentre strumenti fiscali come il Crédit Impôt Recherche (CIR) e il Crédit Impôt Innovation (CII) rendono conveniente l’apertura di attività di R&S sul territorio.

 

  • Vedi differenze culturali significative nel modo in cui i founder italiani e francesi approcciano l’innovazione?

Sì, esistono differenze culturali piuttosto interessanti — e complementari — nel modo in cui i founder italiani e francesi vivono e interpretano l’innovazione. Entrambe le culture producono imprenditori di grande talento, ma il contesto formativo, istituzionale e sociale in cui operano influisce molto sul loro approccio.

In generale, i founder francesi tendono a muoversi in un ecosistema più strutturato e centralizzato. Molti provengono da percorsi accademici tecnico-scientifici di alto livello, spesso formatisi in scuole come Polytechnique, CentraleSupélec o HEC, e hanno interiorizzato l’idea che l’innovazione sia una leva nazionale strategica. Questo si riflette in una maggiore propensione a costruire imprese con ambizioni di scala globale fin dall’inizio, sostenute da politiche pubbliche forti e da un mercato del venture capital più maturo. Il loro approccio tende a essere più “sistemico”: la startup come parte di un progetto industriale e tecnologico più ampio, con una pianificazione chiara e obiettivi di crescita rapidi.

I founder italiani, al contrario, si muovono in un contesto frammentato e imprenditoriale in senso tradizionale. Spesso nascono da esperienze industriali, accademiche o di design, e mantengono una forte attenzione alla qualità del prodotto, alla creatività e alla relazione diretta con il cliente. L’innovazione in Italia è spesso più “artigianale” nel senso positivo del termine: fondata sull’ingegno, sulla flessibilità e sulla capacità di adattarsi. I founder italiani mostrano grande pragmatismo, ma talvolta meno propensione al rischio o alla scalabilità immediata rispetto ai colleghi francesi, anche per via di un sistema di finanziamento diverso.

Detto questo, le differenze si stanno riducendo rapidamente. Le nuove generazioni di imprenditori italiani sono sempre più internazionali, abituate a lavorare in ecosistemi europei, e condividono con i francesi la stessa cultura della tecnologia e dell’impatto. Al tempo stesso, molti founder francesi guardano oggi all’Italia per ispirarsi a un modello di innovazione più flessibile, creativo e centrato sul valore del prodotto.

 

  • Puoi raccontarci un caso virtuoso di collaborazione franco-italiana nel campo dell’innovazione che ti ha particolarmente colpito?

Più che colpita, direi che sono molto fiera di una cooperazione che abbiamo lanciato tre anni fa insieme al MAECI: il programma YEP – Young Entrepreneurs Programme. È un’iniziativa di mobilità tra la Francia e l’Italia pensata per studenti e giovani ricercatori con un progetto d’impresa deep tech, anche in fase molto iniziale.

L’obiettivo di YEP è favorire la nascita di una nuova generazione di innovatori europei: accompagniamo i partecipanti in una “immersion week” nell’ecosistema dell’altro Paese, dove possono sviluppare contatti, confrontarsi con progetti simili e incontrare incubatori, ricercatori e investitori. È un’esperienza che li aiuta non solo a crescere come imprenditori, ma anche a pensarsi europei sin dall’inizio, con una mentalità aperta alla collaborazione transnazionale e al co-sviluppo tecnologico.

Oggi il programma sta crescendo, anno dopo anno, e sta costruendo un ponte concreto tra le comunità dell’innovazione di Francia e Italia — un piccolo ma significativo esempio di come la cooperazione europea possa partire dalle persone, prima ancora che dalle istituzioni.

 

  • Qual è, secondo te, il “vantaggio competitivo” che l’Europa — e in particolare l’asse Francia–Italia — può giocarsi nel panorama globale dell’innovazione nei prossimi 5 anni?

Credo che il vero vantaggio competitivo dell’Europa, e in particolare dell’asse Francia–Italia, risieda nella capacità di coniugare tecnologia e valori: un modello di innovazione che non punta solo alla crescita economica, ma anche alla sostenibilità, alla qualità e all’impatto sociale. È una visione diversa da quella americana o asiatica, più equilibrata e più attenta alla dimensione umana del progresso. Nei prossimi cinque anni, questa combinazione potrà diventare una leva unica per sviluppare un modello europeo di innovazione “responsabile”, fondato su alcune priorità comuni: l’etica, la sostenibilità e la cooperazione. Questo approccio “human-centric” — che integra tutela dei diritti, transizione verde e inclusione sociale — può diventare la chiave per attrarre talenti, investimenti e fiducia, dando all’Europa un ruolo di leadership globale in un’innovazione responsabile, duratura e condivisa

 

  • Se dovessi dare un consiglio a un giovane innovatore italiano che vuole lavorare in un contesto europeo, quale sarebbe?

Il mio consiglio sarebbe di pensare europeo fin dall’inizio, senza percepire i confini nazionali come un limite ma come un punto di partenza. Oggi l’innovazione non ha più un baricentro unico: si costruisce dentro reti, progetti e collaborazioni che attraversano Paesi, lingue e culture. Per un giovane innovatore italiano, questo è un vantaggio enorme, perché l’Italia forma menti creative, abituate a risolvere problemi in modo originale e con risorse limitate — qualità preziose in ogni ecosistema europeo.

Direi quindi: coltiva la tua identità, ma impara a muoverti in logica di sistema. Partecipa a programmi europei, frequenta gli hub di innovazione in Francia, Germania o Spagna, e non aver paura di confrontarti con modelli diversi. L’obiettivo non è “andare all’estero”, ma costruire connessioni durature che ti permettano di crescere come innovatore europeo, non solo italiano.

Infine, scegli sempre progetti che abbiano un impatto reale, non solo tecnologico ma anche sociale o ambientale. L’Europa ha bisogno di innovatori che coniughino competenza e responsabilità, visione e radici. È lì che si giocherà la vera differenza nei prossimi anni.

SEU - Raptech

Nell’attuale scenario energetico, l’efficienza è diventata una priorità. I Sistemi Efficienti di Utenza (SEU) rappresentano una soluzione innovativa per migliorare l’efficienza energetica e ridurre gli sprechi.

I SEU sono sistemi che permettono la produzione e il consumo di energia in modo più sostenibile e localizzato. Questo approccio si traduce in un uso più intelligente delle risorse, promuovendo un consumo consapevole e responsabile.

Nel contesto energetico moderno, i SEU sono fondamentali per affrontare le sfide globali legate al cambiamento climatico e all’esaurimento delle risorse fossili. Essi offrono un’opportunità unica per ridurre le emissioni di carbonio e incrementare l’autonomia energetica delle comunità.

 

Cos’è un SEU

Un Sistema Efficiente di Utenza (SEU) è un impianto di produzione e consumo di energia elettrica in cui:

  • c’è un solo produttore (ad esempio un impianto fotovoltaico) e un solo cliente finale (l’utenza collegata);
  • produzione e consumo sono fisicamente collegati da una linea privata, senza passare per la rete pubblica;
  • l’energia prodotta viene utilizzata direttamente sul posto, riducendo al minimo i prelievi dalla rete elettrica nazionale.

In pratica, è un sistema che permette a un’azienda o a un privato di autoprodurre energia rinnovabile (tipicamente solare) e di utilizzarla immediatamente, con la possibilità di immettere l’eccedenza in rete, che beneficia di tariffe agevolate e non paga alcuni oneri di rete.

 

Come funzionano

  • Produzione e Consumo Locale

I SEU consentono di produrre e consumare energia nello stesso luogo, un principio fondamentale per promuovere la sostenibilità energetica. Questo approccio riduce la dipendenza da fonti energetiche esterne e minimizza le perdite di energia durante il trasporto, che sono comuni nei sistemi tradizionali.

Dal punto di vista economico, l’autoconsumo permette di risparmiare sui costi energetici, poiché l’energia prodotta localmente può essere utilizzata immediatamente, riducendo le bollette. Inoltre, l’energia in eccesso può essere venduta alla rete, generando ulteriori entrate per gli utenti. I SEU, quindi, offrono un modello di consumo più equo e sostenibile, trasformando i consumatori in veri e propri prosumers.

 

  • Connessione Diretta

Nei Sistemi Efficienti di Utenza (SEU), la connessione diretta tra produzione e utenza rappresenta un elemento chiave per ottimizzare l’uso dell’energia. Questa configurazione permette ai produttori di collegarsi direttamente con i consumatori, eliminando intermediari e riducendo costi aggiuntivi legati all’uso della rete elettrica tradizionale. In questo modo, l’energia prodotta viene consegnata direttamente al punto di consumo, assicurando un utilizzo immediato e più efficiente delle risorse.

La connessione diretta è particolarmente vantaggiosa per le aziende di grandi dimensioni, che possono beneficiare di vendite dirette di elettricità. Ciò non solo consente un risparmio economico, ma anche una riduzione delle perdite energetiche che tipicamente si verificano durante il trasporto dell’elettricità su lunghe distanze. Inoltre, la connessione diretta facilita l’autosufficienza energetica, poiché l’energia non è classificata come trasmissione o distribuzione, ma come autoconsumo.

 

  • Gestione e disponibilità dell’area

Per poter realizzare un Sistema Efficiente di Utenza, è fondamentale che l’area in cui viene installato l’impianto (ad esempio il tetto o il terreno) sia nella disponibilità diretta del cliente finale.

Questo significa che l’azienda deve avere piena titolarità o diritto di utilizzo dello spazio: un requisito che garantisce trasparenza, corretto funzionamento e continuità dell’impianto nel tempo.

In altre parole: il SEU viene costruito e utilizzato proprio all’interno dell’area del cliente finale, così che l’energia prodotta sia subito disponibile per alimentare le sue attività, senza passare per la rete elettrica nazionale.

 

  • Qualifica e gestione del SEU

Un Sistema Efficiente di Utenza non nasce semplicemente installando un impianto: per essere riconosciuto ufficialmente deve ottenere una specifica qualifica dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici).

Questa qualifica certifica che l’impianto risponde a tutte le caratteristiche richieste dalla normativa e permette di accedere ai benefici economici previsti.

La gestione operativa e regolatoria, invece, è affidata all’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), che stabilisce le regole su tariffe, incentivi e rapporti con la rete.

 

I vantaggi principali dei SEU

I Sistemi Efficienti di Utenza (SEU) offrono numerosi vantaggi tangibili per utenti e aziende.

  • Riduzione dei costi energetici: L’energia prodotta localmente riduce drasticamente il prelievo dalla rete elettrica nazionale. Ciò significa meno spesa per la materia prima energia, ma anche per trasporto, distribuzione e altri costi legati al sistema elettrico (dispacciamento, perdite di rete, oneri vari). Inoltre, tramite l’autoconsumo, l’azienda utilizza subito l’energia generata, riducendo le bollette e migliorando il ritorno sull’investimento iniziale.
  • Agevolazioni tariffarie e normativo-regolatorie: i SEU godono di regole speciali relative agli oneri generali di sistema: parte dell’energia autoconsumata non prelevata dalla rete pubblica può essere esente da alcuni oneri o voci tariffarie. Condizioni di favore nel riconoscimento della qualifica SEU/SEESEU che consentono di accedere a benefici definiti nel sistema normativo vigente.
  • Miglioramento dell’efficienza energetica e della sostenibilità: maggiore efficienza, la produzione avviene vicino al consumo, riducendo perdite, tempi di trasmissione e inefficienze. Riduzione delle emissioni di CO₂, perché i SEU usano fonti rinnovabili (o cogenerazione ad alto rendimento) eliminando o limitando l’uso di energia proveniente da fonti fossili.
  • Valorizzazione degli impianti e degli spazi: gli impianti SEU sfruttano spazi aziendali inutilizzati (tetti, coperture, aree esterne) trasformandoli in asset produttivi. L’immagine aziendale migliora: sostenibilità, potenziale certificazione ambientale, appeal verso clienti che valorizzano la responsabilità sociale e ambientale.
  • Ritorno sull’investimento (ROI) potenzialmente rapido: Sebbene il costo iniziale di installazione possa essere significativo, i risparmi in bolletta, le agevolazioni tariffarie e fiscali, e la vita utile degli impianti, permettono un ritorno dell’investimento in anni relativamente contenuti, specie per aziende con consumi elettrici rilevanti. Con bonifici, incentivi e normative a favore, l’investimento diventa più sostenibile e remunerativo.

 

A chi si rivolgono i SEU

I Sistemi Efficienti di Utenza sono pensati per tutte quelle realtà che hanno consumi energetici significativi e vogliono ridurre i costi in bolletta, migliorando al tempo stesso la propria sostenibilità.

In particolare, i SEU sono una soluzione ideale per:

  • Aziende manifatturiere e industriali
  • Con macchinari e processi produttivi energivori, queste imprese possono ottenere un grande risparmio e maggiore stabilità dei costi.
  • Piccole e medie imprese (PMI)
  • Dalle officine ai laboratori artigianali, fino ai magazzini e ai centri logistici: l’autoproduzione aiuta a essere più competitivi in un mercato sempre più attento ai costi e all’impatto ambientale.
  • Centri commerciali, strutture ricettive e GDO
  • Attività con ampi spazi (tetti, parcheggi) e consumi elettrici continui (illuminazione, climatizzazione, refrigerazione) che possono trasformare la spesa energetica in un investimento.
  • Enti pubblici e strutture sanitarie
  • Scuole, ospedali, edifici comunali: i SEU riducono i costi di gestione e permettono di liberare risorse da destinare ad altri servizi essenziali.
  • Settore residenziale e condomini
  • Anche i privati e i condomini possono adottare modelli SEU per abbattere i costi energetici e aumentare l’indipendenza dalla rete.

 

In sintesi, i SEU si rivolgono a chiunque voglia risparmiare, essere più indipendente dal mercato elettrico e dimostrare attenzione concreta alla sostenibilità ambientale.

 

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Abbiamo il piacere di ospitare Francesco Bertuletti, CEO di Sblind Sustainable Network.

 

D. Francesco, Sblind nasce come social sostenibile ma anche come Community. Da dove è partita questa intuizione?
R. L’idea è nata dalla volontà di superare i limiti dei social tradizionali: volevamo costruire non solo una piattaforma tecnologica, ma uno spazio di condivisione autentica, basato su valori comuni e su un modello etico e sostenibile.

 

D. In che modo la Community è parte integrante del modello Sblind, rispetto ai social network tradizionali?
R. In Sblind la Community è il cuore pulsante: non esiste come contorno, ma come valore fondante. È la base per stimolare dialoghi costruttivi, scambi reali e progetti che abbiano un impatto positivo.

 

D. Avete rapporti con realtà come WWF e Dynamo Camp. Quanto conta per voi avere Community che vanno oltre l’online e creano impatti concreti sul territorio?
R. Conta moltissimo, perché ci permette di dimostrare che digitale e reale non sono separati. Le partnership rafforzano la nostra visione: costruire relazioni che abbiano ricadute pratiche, per l’ambiente e per le persone.

 

D. Perché oggi le persone sentono il bisogno di far parte di Community più che di semplici piattaforme social?
R. Perché non cerchiamo più solo intrattenimento, ma appartenenza. Le Community danno senso, ci permettono di riconoscerci negli altri e di agire insieme per obiettivi comuni.

 

D. Qual è la visione di lungo termine: che tipo di Community immaginate di costruire con Sblind?
R. Una comunità globale che sia sostenibile, inclusiva e capace di dimostrare che la tecnologia può servire davvero le persone. Non puntiamo alla quantità, ma alla qualità dei legami che riusciremo a generare.

Una vasta esperienza internazionale come asset manager e ora co-founder di TAKUU CONSULTING: Giorgio Bonamini risponde alle nostre domande sul presente e futuro del mercato fotovoltaico.

 

Giorgio, dopo una lunga esperienza nel settore delle energie rinnovabili, hai deciso di fondare una tua società di consulenza. Qual è stata la scintilla che ti ha spinto a fare questo passo?

Dopo quasi dieci anni nel settore delle energie rinnovabili, ho maturato una profonda conoscenza nella gestione e ottimizzazione degli asset fotovoltaici. La decisione di fondare TAKUU CONSULTING nasce dalla volontà di offrire un servizio altamente specializzato, capace di rispondere alle nuove esigenze del mercato. Insieme ad Alejandro Invernon Iglesias, co-fondatore di TAKUU, abbiamo riconosciuto che il settore stava raggiungendo una fase di maturità, in cui la gestione professionale degli asset esistenti e futuri diventa fondamentale per garantire performance e valore nel tempo. La nostra esperienza pluriennale ci permette di proporre soluzioni innovative e personalizzate per ogni cliente.

 

Qual è la missione della tua nuova realtà e a quali attori del mercato si rivolge principalmente?

La missione di TAKUU CONSULTING è massimizzare il valore degli asset rinnovabili dei nostri clienti, gestendoli con la stessa cura, responsabilità e visione strategica che dedicheremmo a impianti di nostra proprietà. Offriamo servizi di asset management trasparenti e indipendenti, integrando competenze tecniche, finanziarie e operative per ottimizzare performance, costi e processi lungo tutto il ciclo di vita dell’impianto.

Ci rivolgiamo principalmente a investitori istituzionali, IPP e fondi di investimento, supportando i loro team interni di asset management con soluzioni flessibili e scalabili, sia in fasi di gestione ordinaria che in contesti di operazioni straordinarie o consolidamento di portafoglio. Lavoriamo anche a fianco di comunità di proprietari e consorzi locali, offrendo strumenti professionali per valorizzare gli impianti, semplificare la governance e migliorare la redditività a lungo termine.

 

L’asset management nel fotovoltaico è un ambito strategico ma spesso poco valorizzato. In cosa si traduce concretamente il valore aggiunto di una buona gestione degli asset?

Un asset management professionale nel fotovoltaico consente di massimizzare la redditività degli impianti, garantendo il controllo sull’operato dell’O&M, l’allineamento dei ricavi con la produzione reale e l’ottimizzazione dei costi grazie a sinergie tra fornitori. Inoltre, la gestione attiva dei contratti PPA e dei sistemi di accumulo permette di mitigare i rischi di mercato e di valorizzare gli asset anche in scenari complessi. Un approccio strategico all’asset management si traduce in maggiore efficienza, affidabilità e sostenibilità economica degli impianti fotovoltaici.

 

Hai avuto esperienza diretta su più mercati europei: quali sono, a tuo avviso, le principali differenze tra Italia e Spagna in termini di approccio al fotovoltaico e maturità degli operatori?

Nel corso degli anni ho lavorato intensamente in entrambi i mercati, il che mi ha permesso di osservare in prima persona come si siano sviluppati e consolidati l’Italia e la Spagna nel settore fotovoltaico. Sebbene entrambi i Paesi siano chiaramente impegnati nella transizione energetica, l’approccio che adottano è diverso, sia a livello normativo che operativo.

Nel caso della Spagna, la crescita è stata molto rapida negli ultimi anni. L’espansione della capacità installata — oltre 35 GW fino al 2024 — e la proliferazione di contratti PPA con grandi aziende come Amazon ne sono una dimostrazione. Questa dinamica è stata possibile grazie alla presenza di utility con una grande capacità esecutiva. Ho anche visto come l’abolizione dell’“impuesto al sol” nel 2018 abbia rappresentato un punto di svolta importante, e come da allora molti processi siano stati semplificati. Tuttavia, ci sono ancora delle sfide: il quadro normativo avanza, ma ci sono ritardi significativi nei permessi per lo storage e nell’adeguamento della rete, soprattutto nei progetti su larga scala. Il recente Real Decreto-ley 7/2025 cerca di correggere questa situazione, ma la sua applicazione è ancora troppo recente per valutarne i risultati.

Dall’altro lato, l’Italia ha un percorso più consolidato. L’esperienza acquisita durante il periodo del Conto Energia si riflette in operatori con una forte cultura tecnica e un approccio rigoroso alla gestione normativa. Tuttavia, ho potuto constatare che lo sviluppo di nuovi progetti incontra processi autorizzativi più complessi, soprattutto a causa della mancanza di armonizzazione tra i livelli statale e regionale, e delle restrizioni paesaggistiche in alcune aree.

In sintesi, si tratta di due mercati con punti di forza complementari: uno più istituzionale e tecnico, l’altro più dinamico e orientato alla scala. Aver lavorato in entrambi mi consente di comprendere queste differenze e applicare il meglio di ciascun approccio nelle soluzioni che offriamo da TAKUU.

 

In Italia si parla sempre più di repowering e revamping. È davvero questa la nuova frontiera o stiamo sottovalutando altri asset o dinamiche emergenti?

Repowering e revamping sono oggi fondamentali per valorizzare gli asset esistenti, ma la vera frontiera è rappresentata dallo sviluppo di impianti ibridi, integrando fotovoltaico, eolico e sistemi di accumulo (BESS). L’evoluzione del mercato, con l’aumento dei curtailment e la crescita della quota di rinnovabili, richiede competenze trasversali e una gestione avanzata dei nuovi modelli di revenue stacking. TAKUU CONSULTING supporta i clienti in questa transizione, offrendo consulenza tecnica e strategica su misura

 

Come vedi evolversi il ruolo della consulenza tecnica e strategica nel fotovoltaico da qui ai prossimi 5 anni? Ci sarà più spazio per operatori indipendenti e specializzati come te?

Nei prossimi cinque anni, la consulenza tecnica e strategica nel fotovoltaico sarà sempre più richiesta, soprattutto per la gestione di PPA e sistemi di accumulo. L’aumento degli asset rinnovabili e la complessità dei nuovi modelli di business renderanno indispensabile affidarsi a partner indipendenti e altamente specializzati come TAKUU CONSULTING, capaci di offrire soluzioni personalizzate, flessibili e, soprattutto, rapide.

 

Un consiglio che daresti a un giovane professionista che vuole entrare oggi nel mondo del fotovoltaico e dell’asset management?

Il fotovoltaico è un settore in piena espansione, con molte opportunità reali per chi ha voglia di imparare. Il mio consiglio è di costruirsi competenze trasversali: capire bene sia la parte tecnica che quella economico-finanziaria. L’asset management, in particolare, ti dà una visione completa di come funziona davvero un impianto e di cosa serve per farlo rendere nel tempo. È un ambito dinamico, concreto, dove si lavora su problemi veri e dove si cresce in fretta, soprattutto se si ha un approccio pratico e orientato ai risultati.

“Non c’è alternativa alla transizione ecologica, cioè alla decarbonizzazione del nostro modello di produzione e conseguentemente di consumo. Non abbiamo alternativa”.

Il nuovo libro di Antonio Pergolizzi si apre con questa affermazione, eliminando ogni incertezza sulla direzione da seguire. Tuttavia, questo percorso è stato intrapreso con grande difficoltà, tra esitazioni e ripensamenti, e viene ciclicamente messo in discussione. Le contraddizioni che emergono lungo il cammino sono numerose, ed è proprio su queste che si concentra il cuore della narrazione. Abbiamo incontrato l’autore per approfondire queste tematiche.

 

  • Il titolo del suo libro parla di “contraddizioni” dell’economia circolare: quali sono le più evidenti che oggi minacciano la sua credibilità e applicazione?

Ce ne sono tante, la più importate mi pare sia la convinzione dogmatica che bastino le solite ricette liberiste: più mercato, più investimenti e più tecnologia. Dal mio puto di vista, sebbene questi tre elementi siano ingredienti imprescindibili per la transizione ecologia, essi non sono comunque sufficienti a sostenere la svolta e, soprattutto, a fare della sostenibilità un driver per garantire maggiore giustizia sociale.

 

  • Spesso l’economia circolare viene descritta come la “panacea” dei problemi ambientali. In che modo questo entusiasmo può diventare controproducente?

Serve sempre avere una visione d’insieme, olistica, partendo dal presupposto che le leggi della termodinamica determinano dei costi socio-ambientali che non si può far finta che non esistano. Per esempio, non basta sostenere la raccolta differenziata e il riciclo – come argomentano convintamente alcuni dei principali protagonisti nella gestione dei rifiuti – , al contrario serve cambiare modelli di produzione e consumo per produrre meno rifiuti, non per riciclarne di più. Questa è un classico bias cognitivo che alimenta una narrazione troppo comoda per chi semplicemente fa impresa con la gestione dei rifiuti.

 

  • Nel libro parla anche di “opportunità”: può raccontarci un esempio concreto in cui un’impresa o un territorio ha saputo trasformare le contraddizioni in valore?

La transizione ecologica è certamente una grande opportunità per la collettività. Basti pensare alla nascita delle comunità energetiche o ai distretti ambientali o alle tante iniziative di osmosi industriali in cui si generare sinergia laddove, in passato, esistevano solo logiche competitive. Il problema di fondo è saper governare le forze economiche che naturalmente spingono dalla propria parte, facendo attenzione affinché il cambio di paradigma non si scarichi solo su alcuni segmenti della società, ovviamente quelli più fragili, per esempio con un aumento dei prezzi al consumo. Per questo serve una regia pubblica in grado di correggere, per esempio, i ricorrenti fallimenti di mercato che possono spingere verso approcci lineari, come sta accadendo anche oggi. Servono policy adeguate per una sfida di portata storica, altrimenti si rischia di produrre il solito modello business as usual, sebbene sotto mentite spoglie.

 

  • Cosa distingue, secondo lei, un approccio realmente sostenibile da uno che è solo “greenwashing”?

Un approccio realmente sostenibile è quello che, partendo dalla complessità e da una esatta valutazione quali/quantitativa di tutti gli elementi coinvolti, riesce a elaborare un modello in grado di avere la minore possibile impronta ecologica, assicurando allo stesso tempi dei benefici collettivi. Al contrario, un approccio classico di greenwashing può avere una infinità di sfumature, per esempio può trarre origine da dati viziati in partenza e considerare nella valutazione solo gli elementi a proprio favore, escludendo il resto. Non basta avere un’auto elettrica, per esempio, se poi questa è alimentata da energia prodotta da fonti fossili e se la sua stessa fabbricazione ha avuto poca attenzione al ciclo di vita dei materiali impiagati.

 

  • Quali sono gli attori (pubblici o privati) che oggi hanno maggiore responsabilità nel guidare la transizione verso un’economia circolare autentica?

Dal lato pubblico, sicuramente il ministero dell’Ambiente e per la sicurezza energetica (MASE), quindi il governo, insieme alle Regioni e agli enti pubblici locali, importantissimi nell’adottare pratiche e politiche di incentivo alla sostenibilità. Dal lato privato, sicuramente le aziende e le loro rappresentanza associative possono svolgere un ruolo importante nella spinta verso politiche green. Senza dimenticare i consorzi nell’ambito dei rispettivi schemi di responsabilità estesa del produttore, anch’essi determinanti nell’impiegare le risorse pubbliche a sostegno di politiche concretamente sostenibili.

 

  • Il concetto di economia circolare richiede anche un cambiamento culturale. Quali sono, secondo lei, gli ostacoli più grandi a livello di mentalità o abitudini?

Cambiare è sempre faticoso, soprattutto quando non è chiara la meta finale. Oggi, purtroppo, c’è troppa comunicazione e poca informazione. La bulimia informativa nei fatti lascia il singolo in balia di uno storytelling che sviluppa poco senso critico. Sarebbe utile spiegare, invece, quali sono i conflitti in campo e qual è, caso per caso, la vera posta in gioco. Dinnanzi a tale complessità si è drammaticamente ristretto lo spazio per una visione consapevole da parte della gran parte dei cittadini.

 

  • Se dovesse sintetizzare in un consiglio pratico cosa può fare oggi un cittadino per contribuire a questa rivoluzione sostenibile, cosa direbbe?

Informarsi seriamente, usare sempre un approccio aperto e critico e partecipare alle decisioni pubbliche. Al proprio impegno privato deve affiancarsi un analogo impegno civico. La transizione ecologica per essere veramente democratica ha bisogno di trasparenza, consapevolezza e partecipazione. Solo in questo modo può raggiungere, cioè quando fatta bene, il punto più alto della democrazia.

 

Il mercato del cloud in Europa sta vivendo una fase di rapida espansione, con un numero sempre maggiore di aziende che scelgono di migrare verso soluzioni basate sul cloud. Questo trend è alimentato dalla necessità di maggiore flessibilità, scalabilità e riduzione dei costi operativi.

I cloud service provider stanno giocando un ruolo cruciale in questa trasformazione, offrendo servizi avanzati che aiutano le aziende a innovare e competere a livello globale. La loro importanza è destinata a crescere, spingendo l’Europa a diventare un importante hub tecnologico.

 

Dominio dei Provider Statunitensi

Nel panorama europeo del cloud computing, AWS, Microsoft Azure e Google Cloud si distinguono per la loro predominanza, coprendo circa il 70% del mercato. Questa posizione dominante è il risultato di enormi investimenti in infrastrutture e tecnologie avanzate, che offrono prestazioni e scalabilità eccezionali. La loro presenza globale e il vasto ecosistema di servizi li rendono partner attraenti per molte aziende.

L’impatto di questo dominio sul mercato europeo è significativo. Molte imprese europee si affidano a questi provider per la loro capacità di offrire soluzioni affidabili e all’avanguardia. Tuttavia, questa dipendenza solleva preoccupazioni riguardo alla sovranità digitale e alla sicurezza dei dati. Le autorità europee stanno cercando di bilanciare l’innovazione con la protezione dei dati e la competitività locale.

La sfida per i provider europei è competere con questi giganti, offrendo soluzioni personalizzate e rispettando le normative locali. Questo scenario stimola l’innovazione e la collaborazione tra i provider locali per rafforzare la loro posizione nel mercato globale del cloud.

 

Providers europei più solidi

Ecco un elenco dei cloud provider europei più solidi, con focus su affidabilità, innovazione, compliance e crescita:

 

OVHcloud: un Leader Europeo

Fondato nel 1999 da Octave Klaba, OVHcloud ha iniziato il suo viaggio come una piccola impresa familiare in Francia. Oggi, è riconosciuto come uno dei principali provider di cloud in Europa, grazie alla sua crescita costante e alla sua capacità di innovare.

OVHcloud si distingue per la sua infrastruttura tecnologica avanzata, che include oltre 400.000 server distribuiti in data center in tutto il mondo. Questa vasta rete consente all’azienda di offrire soluzioni cloud scalabili e affidabili. Trai suoi punti di forza troviamo: prezzi competitivi, data center in UE, GDPR-native, certificazioni ISO/ENISA. Un altro punto di forza è il suo impegno per la sostenibilità, con l’adozione di tecnologie ecocompatibili e l’ottimizzazione del consumo energetico.

In termini di innovazione, OVHcloud ha sviluppato una gamma variegata di servizi, dalle soluzioni di hosting ai servizi di intelligenza artificiale, mantenendo sempre un forte focus sulla sicurezza dei dati e sulla conformità normativa. Questo approccio ha rafforzato la sua posizione come leader nel mercato europeo, offrendo un’alternativa solida ai colossi americani del cloud.

 

Deutsche Telekom/T-Systems

Nel panorama dei provider cloud europei, Deutsche Telekom gioca un ruolo cruciale attraverso la sua affiliata T-Systems. Questa divisione si concentra principalmente su soluzioni cloud e servizi IT, posizionandosi come un attore chiave nel mercato europeo. T-Systems offre una vasta gamma di servizi, che vanno dall’infrastruttura cloud alla gestione dei dati, supportando aziende di varie dimensioni e settori.  Tra i punti di forza possiamo distinguere security, compliance e legame con il settore industriale.

Una delle strategie di successo di T-Systems è la sua capacità di stabilire partnership significative che ampliano la sua portata e migliorano le sue offerte. Ad esempio, la collaborazione con Microsoft ha permesso a T-Systems di integrare soluzioni cloud ibride, potenziando così la sua offerta di servizi. Inoltre, le iniziative congiunte con SAP hanno facilitato l’adozione di soluzioni di trasformazione digitale per molte imprese europee. Continuando a espandere le sue partnership e a migliorare le sue competenze, T-Systems rimane un pilastro del cloud computing in Europa.

 

Aruba Cloud (Italia)

Aruba si sta rapidamente affermando come un contendente emergente nel panorama europeo dei provider cloud. La sua crescita è stata sostenuta da investimenti strategici in infrastrutture e tecnologie avanzate, che le hanno permesso di espandere la sua offerta di servizi cloud.

Negli ultimi anni, Aruba ha ampliato il suo portafoglio con soluzioni che spaziano dal cloud pubblico a quello privato, fino a servizi di data center all’avanguardia. Questo ha attratto una clientela diversificata, dalla piccola media impresa fino alle grandi corporazioni, rafforzando ulteriormente la sua posizione nel mercato.

Guardando al futuro, Aruba ha piani ambiziosi per espandere ulteriormente la sua presenza. L’azienda intende incrementare il numero di data center in Europa e migliorare l’interconnessione tra le sue strutture, per offrire servizi sempre più efficienti e sicuri.

 

SAP: innovazione e Soluzioni Cloud

SAP è un nome di spicco nel campo del software aziendale, e le sue soluzioni cloud non fanno eccezione. Con SAP Cloud Platform e SAP S/4HANA Cloud, l’azienda offre strumenti potenti per la gestione di dati e processi aziendali. Queste soluzioni sono progettate per aiutare le aziende a diventare più agili, migliorando l’efficienza operativa e facilitando l’innovazione.

Negli ultimi anni, SAP ha introdotto innovazioni significative nel settore cloud. L’integrazione di tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico ha potenziato le capacità delle loro piattaforme. Queste innovazioni consentono alle imprese di ottenere approfondimenti più dettagliati dai dati, migliorando la presa di decisioni.

SAP ha inoltre stretto collaborazioni strategiche per espandere la sua offerta cloud. Partner chiave come Microsoft e Google hanno permesso a SAP di integrare le proprie soluzioni con altre piattaforme leader, offrendo una maggiore flessibilità ai clienti. Queste collaborazioni non solo ampliano l’ecosistema di SAP, ma rafforzano anche la sua posizione come leader nel contesto europeo del cloud computing.

 

Telecom Italia e il Cloud

Telecom Italia, attraverso la sua divisione TIM, sta compiendo passi significativi nel settore del cloud. Una delle principali iniziative include il potenziamento delle infrastrutture cloud per fornire soluzioni avanzate a imprese e pubbliche amministrazioni. Con servizi che spaziano dal cloud computing alla gestione dei dati, TIM mira a diventare un punto di riferimento per le aziende italiane che cercano di modernizzare le loro operazioni.

Questa strategia ha un impatto sostanziale sul mercato italiano, contribuendo a colmare il divario tecnologico tra le piccole e medie imprese e le grandi corporation. L’espansione dei servizi cloud di Telecom Italia non solo stimola la competitività locale, ma favorisce anche l’innovazione, offrendo alle aziende strumenti per migliorare l’efficienza e ridurre i costi. Inoltre, l’attenzione alla sicurezza dei dati si traduce in una maggiore fiducia da parte degli utenti finali, rafforzando la posizione di Telecom Italia nel panorama tecnologico nazionale.

 

Orange Business (Orange Cloud for Business)

Orange Business è un fornitore europeo di servizi cloud che offre soluzioni avanzate per la trasformazione digitale delle aziende. La sua piattaforma Orange Cloud for Business fornisce servizi di cloud computing, sicurezza e gestione multi-cloud, con un forte focus sulla sovranità dei dati e la conformità alle normative europee.

Recentemente, Orange Business ha rafforzato la sua collaborazione con NVIDIA per offrire soluzioni di AI sovrana in Europa, migliorando la velocità e la sicurezza delle applicazioni cloud. Inoltre, ha presentato nuove innovazioni durante VivaTech 2025, dimostrando il suo impegno nella co-innovazione e nella digitalizzazione

 

Tensioni Transatlantiche e Sovranità Digitale

Le tensioni geopolitiche tra Europa e Stati Uniti hanno messo in luce la vulnerabilità dell’Europa nel settore del cloud computing. Con i principali provider americani che dominano il mercato, i rischi legati alla dipendenza tecnologica sono diventati evidenti. Queste tensioni hanno stimolato un dibattito sull’importanza della sovranità digitale, spingendo i governi europei a cercare soluzioni per proteggere i propri dati e infrastrutture.

In risposta, diverse iniziative sono state avviate per rafforzare la sovranità digitale dell’Europa. Progetti come GAIA-X mirano a creare un’infrastruttura di dati comune europea che possa garantire maggiore controllo e sicurezza. Queste iniziative non solo cercano di ridurre la dipendenza dai provider statunitensi, ma offrono anche una piattaforma per l’innovazione e la collaborazione tra aziende europee.

Tuttavia, i provider europei affrontano sfide significative. La concorrenza con giganti del settore richiede ingenti investimenti in tecnologia e risorse umane. Nonostante ciò, ci sono opportunità per i provider europei di distinguersi attraverso un maggiore focus su sicurezza e privacy, settori in cui l’Europa ha sempre avuto un forte impegno.

I giganti americani restano leader incontrastati, ma l’Europa sta costruendo un ecosistema cloud più autonomo, sicuro e sostenibile, sostenuto da una regolamentazione ambiziosa e da una domanda crescente di alternative sovrane.

 

Norme e regolamenti UE per un cloud europeo sicuro e sovrano

L’Unione Europea sta implementando un ampio pacchetto di strumenti legislativi e normativi per rafforzare l’autonomia digitale del continente nel settore cloud. Tra questi figurano:

  • Data Act: introduce regole per l’accesso e il trasferimento dei dati, favorendo la concorrenza e riducendo il lock-in tecnologico tra i fornitori cloud.
  • Digital Markets Act (DM Act): regola le grandi piattaforme digitali per garantire un mercato più equo e competitivo.
  • Certificazioni cloud: l’UE sta lavorando su standard di certificazione per garantire sicurezza e conformità normativa nei servizi cloud.
  • Incentivi per il cloud switching: nuove normative facilitano la migrazione tra fornitori cloud, riducendo i costi e migliorando la flessibilità per le aziende.

L’obiettivo è creare un ecosistema cloud competitivo, trasparente, interoperabile e conforme al GDPR, promuovendo la sovranità tecnologica europea.

 

Prospettive future: verso un ecosistema cloud più sovrano, green e competitivo

Nei prossimi anni, il mercato europeo del cloud sarà al centro di profonde trasformazioni. Da un lato, la domanda di soluzioni cloud scalabili, sicure e conformi al GDPR continuerà a crescere, trainata dalla digitalizzazione delle PMI, dall’adozione dell’IA e dalla transizione verso infrastrutture ibride. Dall’altro, l’Europa intende ridurre la dipendenza dai provider extra-UE attraverso investimenti strategici, regolamentazioni più stringenti e l’evoluzione di progetti come Gaia‑X e i cloud sovrani nazionali. I provider europei avranno nuove opportunità nei settori pubblici, nella cybersecurity e nel green cloud, mentre i grandi hyperscaler globali dovranno adattarsi alle nuove regole e aspettative locali. Il futuro sarà segnato da cooperazione, specializzazione e maggiore attenzione alla sovranità digitale.

 

Intersolar Europe 2025, la fiera leader mondiale per l’industria solare, si è tenuta dal 7 al 9 maggio 2025 presso la Messe München di Monaco di Baviera, in Germania.

La fiera si conferma come un evento imperdibile per i professionisti del settore solare. Riconosciuta come la principale fiera mondiale per l’industria solare, questa edizione ha superato le aspettative con un’ampia gamma di innovazioni e tendenze emergenti.

L’importanza di Intersolar Europe risiede nella sua capacità di fungere da piattaforma globale per la condivisione di conoscenze e tecnologie avanzate. Si tratta di un’opportunità unica per scoprire le nuove frontiere dell’energia solare e del suo impatto sulle energie rinnovabili.

Sono state presentate numerose innovazioni nel campo dei pannelli solari avanzati, evidenziando i progressi tecnologici e le soluzioni sostenibili per il futuro dell’energia solare. Ecco una panoramica delle principali novità:

 

Pannelli Solari Avanzati

Alla fiera Intersolar Europe 2025, l’attenzione è rivolta ai materiali innovativi utilizzati nei pannelli solari. I pannelli a film sottile, realizzati con cadmio tellururo (CdTe) e seleniuro di rame indio gallio (CIGS), offrono leggerezza e costo inferiore rispetto ai tradizionali pannelli in silicio. Inoltre, le celle solari in perovskite, un’altra tecnologia emergente, promettono di ridurre ulteriormente i costi di produzione e migliorare l’accessibilità dell’energia solare.

Le recenti innovazioni hanno portato l’efficienza dei pannelli solari a livelli superiori al 20%, con alcuni pannelli che raggiungono il 25% di efficienza. L’introduzione di celle solari tandem, che combinano perovskite e silicio, ha addirittura superato questi limiti, raggiungendo un’efficienza del 26.81%. Questo progresso riduce la necessità di spazio per l’installazione e abbassa i costi complessivi, incentivando così l’adozione diffusa.

LONGi ha stabilito due nuovi record mondiali di efficienza per celle fotovoltaiche, presentando la serie Hi-MO S10 EcoLife. Questi moduli, destinati al settore residenziale e commerciale, combinano alta efficienza con un design compatto, offrendo soluzioni all’avanguardia per diverse applicazioni.

Moduli per climi estremi, Trinasolar ha introdotto la serie Shield, progettata per resistere a condizioni meteorologiche difficili, con maggiore resistenza alla grandine e ai carichi meccanici

Le statistiche mostrano che i pannelli solari moderni possono funzionare all’80% di efficienza anche dopo 40 anni di utilizzo. Inoltre, l’industria solare ha contribuito a compensare oltre 140 milioni di tonnellate metriche di CO2 nel 2022, sottolineando i loro benefici ambientali significativi.

 

Centrali Elettriche Ibride: il futuro dell’Energia

Un tema centrale dell’edizione 2025 è stato lo sviluppo delle centrali elettriche ibride, che integrano fotovoltaico, eolico, accumulo a batteria e, in alcuni casi, produzione di idrogeno verde. Queste soluzioni permettono una gestione più flessibile e stabile dell’energia, ottimizzando l’uso delle infrastrutture esistenti e contribuendo alla stabilità della rete elettrica.

Uno dei principali vantaggi è la maggiore stabilità nella fornitura energetica, resa possibile dall’integrazione di più fonti. Questo si traduce in un output energetico più stabile e flessibile rispetto alle installazioni singole di solare o eolico, migliorando l’efficienza delle risorse disponibili.

Alcuni progetti in Europa stanno già dimostrando il potenziale di queste soluzioni:

  • Portogallo: un impianto da 365 MW fotovoltaici, 264 MW eolici, 168 MW di accumulo a batteria e un elettrolizzatore da 500 kW per la produzione di idrogeno verde.
  • Spagna: un sistema che combina fotovoltaico e idroelettrico, con una capacità totale di 86 MW.
  • Bulgaria: un impianto con 238 MW fotovoltaici, 250 MW eolici e 250 MW di accumulo a batteria.

Le centrali ibride contribuiscono significativamente alla riduzione delle emissioni di CO2, combinando tecnologie che minimizzano l’impatto ambientale e ottimizzano l’efficienza. Questo le rende fondamentali per una transizione verso un sistema energetico più sostenibile e meno dipendente dai combustibili fossili.

 

Il nuovo sistema EasyWest

Una delle novità più attese di Intersolar Europe 2025 è il sistema EasyWest, una soluzione innovativa che promette di rivoluzionare le installazioni solari sia residenziali che commerciali. Questo sistema è stato progettato per ottimizzare la disposizione dei pannelli fotovoltaici, sfruttando al meglio l’esposizione solare durante tutto l’arco della giornata. Si tratta di una soluzione avanzata per impianti fotovoltaici con orientamento Est-Ovest, progettata per ridurre il peso, ottimizzare lo spazio e migliorare la resistenza al vento.

Caratteristiche principali:

  • Struttura reticolare: ogni fila di moduli è collegata alle altre, creando un sistema collaborante che migliora la stabilità e riduce il numero di zavorre necessarie;
  • Alta tenuta al vento: grazie alla configurazione innovativa, il sistema garantisce una maggiore resistenza alle condizioni atmosferiche;
  • Riduzione del carico sul tetto: le zavorre sono più leggere, diminuendo il peso complessivo dell’impianto;
  • Inclinazione di 10°: ottimizza la produttività e l’utilizzo dello spazio disponibile;
  • Installazione semplificata: le graffe in acciaio PowerClamp facilitano la messa a terra e il montaggio.

Un caso di studio in una comunità residenziale in Germania ha evidenziato un incremento significativo nell’autoconsumo energetico, confermando il potenziale del sistema EasyWest per favorire la transizione verso l’energia sostenibile.

 

Accumulo Energetico e Intelligenza Artificiale

Con l’aumento della produzione da fonti rinnovabili, l’accumulo energetico è diventato fondamentale. Sono state presentate batterie di nuova generazione, come quelle al litio e allo stato solido, e sistemi di gestione energetica basati su intelligenza artificiale, che ottimizzano la carica e la scarica delle batterie, migliorando l’efficienza e la stabilità della rete.

L’intelligenza artificiale (AI) sta rivoluzionando il settore dell’energia, migliorando significativamente l’efficienza energetica. Grazie alle sue capacità di analisi predittiva e manutenzione predittiva, l’AI è in grado di prevedere i consumi energetici futuri e ottimizzare la gestione della domanda e dell’offerta energetica.

Tra le soluzioni innovative proposte, Enel X ha sviluppato sistemi di accumulo energetico che sfruttano tecnologie avanzate e AI per migliorare la gestione dell’energia.

Applicazioni pratiche dell’AI nel settore includono l’ottimizzazione dello stoccaggio e la gestione della risposta alla domanda. Questi strumenti aiutano a stabilizzare il mercato energetico durante i picchi di domanda, migliorando l’efficienza e riducendo i costi operativi. L’integrazione dell’AI nell’accumulo energetico rappresenta un passo fondamentale verso un sistema energetico più sostenibile.

 

Mobilità Elettrica e Ricarica Bidirezionale

La ricarica bidirezionale rappresenta una rivoluzione per la mobilità elettrica, offrendo numerosi vantaggi sia per i proprietari di veicoli elettrici (EV) che per le infrastrutture energetiche. Questa tecnologia consente agli EV di immagazzinare energia e successivamente rilasciarla, creando una sinergia con le reti energetiche. Gli utenti possono ridurre i costi energetici e, in alcuni casi, generare reddito vendendo l’energia in eccesso.

La ricarica bidirezionale migliora la stabilità delle reti bilanciando il fabbisogno energetico. Gli EV possono restituire energia durante i picchi di domanda, contribuendo a prevenire sovraccarichi e migliorare l’efficienza del sistema. Questa integrazione è fondamentale per supportare l’aumento delle fonti di energia rinnovabile.

 

Sostenibilità e riciclo dei Moduli Fotovoltaici

Il riciclo dei moduli fotovoltaici è importante per ridurre l’impatto ambientale del settore solare, un’industria in rapida espansione. Attualmente, i moduli sono riciclabili per circa l’80%, ma c’è ancora spazio per miglioramenti significativi. Sono state presentate tecnologie in grado di recuperare fino al 99% dei materiali dai moduli dismessi, promuovendo un’economia circolare nel settore fotovoltaico.

Le tecniche di riciclo innovative, come i trattamenti chimici che utilizzano l’acido nitrico per recuperare argento e rame, stanno rivoluzionando il settore. Questi processi permettono di reintegrare materiali preziosi come vetro, alluminio e silicio nel ciclo produttivo, riducendo la necessità di estrarre nuove risorse.

Dal punto di vista economico, il riciclo dei pannelli solari può generare significativi risparmi, con stime che parlano di un potenziale risparmio di 450 milioni di dollari entro il 2030 e 15 miliardi entro il 2050. Inoltre, come sottolinea Economia Circolare, l’approccio di economia circolare e l’ecodesign possono migliorare l’efficienza e la sostenibilità del processo di riciclo.

 

Automazione nella manutenzione degli Impianti Solari

Tra le soluzioni innovative, è stato introdotto il robot tagliaerba autonomo Spider Autonomous 2.0, progettato per la manutenzione di parchi solari su larga scala. Dotato di intelligenza artificiale, questo dispositivo migliora l’efficienza operativa e riduce i costi di manutenzione.

L’automazione rappresenta una svolta nella manutenzione degli impianti solari, offrendo numerosi vantaggi. Utilizzando sistemi come il CMMS, le informazioni sui beni vengono centralizzate, semplificando la gestione delle attività di manutenzione preventiva e regolare. Questo porta a una significativa riduzione dello stress durante gli imprevisti, assicurando operazioni più fluide.

Le tecnologie all’avanguardia, come la piattaforma zenon, integrano risorse come pannelli, inverter e stazioni meteorologiche, offrendo accesso dinamico ai dati e migliorando l’efficienza operativa. Gli strumenti di analisi avanzata e reportistica permettono l’ottimizzazione continua dei processi, contribuendo a ridurre i costi a lungo termine.

Nel complesso, l’automazione non solo riduce il rischio di errori umani, ma supporta anche gli obiettivi di sostenibilità, rendendo gli impianti solari più affidabili ed economicamente vantaggiosi.

 

Software di Gestione Solare

Il software di gestione solare presentato a Intersolar Europe 2025 si distingue per le sue capacità di automazione e controllo avanzate. Queste soluzioni software sono progettate per ottimizzare la gestione dei sistemi solari, offrendo agli utenti un maggiore controllo sui flussi energetici e contribuendo a massimizzare l’efficienza complessiva. Alcuni software chiave:

PVSOL premium: software di Valentin Software, leader nella progettazione di impianti fotovoltaici. La nuova versione integra la normativa tedesca EnWG, che regola la non remunerazione dell’energia in caso di prezzi negativi;

GeoTSOL: strumento per la dimensionamento delle pompe di calore, con nuove funzionalità per la selezione ottimale del sistema;

WebdynSunPM: soluzione di Webdyn per il monitoraggio e controllo avanzato di impianti solari e ibridi. Include regolazione intelligente della potenza e gestione dell’accumulo.

Un altro elemento chiave è l’analisi dettagliata dei dati di utilizzo. I software avanzati raccolgono ed elaborano dati, fornendo statistiche preziose sulle prestazioni energetiche e suggerendo miglioramenti per risparmiare sui costi. Questi strumenti si sono rivelati cruciali per migliorare l’efficienza energetica, come dimostrato da numerosi casi di studio presentati durante la fiera.

 

Sfide e Opportunità Future

Il settore delle tecnologie solari si trova di fronte a sfide significative sia tecnologiche che economiche. L’integrazione di sistemi avanzati come le batterie al litio ferro fosfato (LiFePO4) richiede investimenti iniziali considerevoli. Inoltre, le fluttuazioni nei costi delle materie prime e la necessità di adattare le infrastrutture esistenti rappresentano ulteriori ostacoli.

Intersolar Europe 2025 ha delineato un panorama in evoluzione, dove la sostenibilità si intreccia con l’innovazione tecnologica. Le sfide legate alla sicurezza, alla flessibilità e alla complessità dei sistemi richiedono un approccio collaborativo tra aziende, istituzioni e comunità. Allo stesso tempo, le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e dai modelli di business emergenti aprono la strada a una transizione energetica più inclusiva e resiliente.

Tuttavia, queste sfide aprono la strada a opportunità di innovazione. Le tecnologie di accumulo energetico stanno evolvendo rapidamente, con sistemi sempre più compatibili e scalabili. La gestione intelligente dell’energia, resa possibile da soluzioni avanzate di monitoraggio, offre nuove possibilità per ottimizzare l’efficienza e ridurre i costi.

Guardando al futuro, le previsioni di crescita per il mercato solare sono promettenti. Si prevede che l’adozione globale delle energie rinnovabili continuerà a crescere, supportata da politiche favorevoli e dall’aumento della domanda di energia sostenibile. Questo stimolerà ulteriori sviluppi tecnologici e opportunità economiche, consolidando l’importanza del solare nel panorama energetico mondiale.

Le Fonti di Energia Rinnovabili (FER) rappresentano una svolta fondamentale nel panorama energetico globale. Queste fonti includono sole, vento, acqua e biomasse, risorse che si rinnovano continuamente e non si esauriscono come i combustibili fossili. La loro crescente adozione contribuisce in maniera significativa alla riduzione delle emissioni di gas serra e alla promozione della sicurezza energetica.

In Italia, gli incentivi per le energie rinnovabili hanno giocato un ruolo fondamentale nel promuovere la sostenibilità e l’efficienza energetica. Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) fornisce vari meccanismi di supporto per stimolare l’adozione di queste tecnologie.

Per gli impianti fotovoltaici, esistono diversi programmi di incentivazione. Il principale è il Conto Energia, un sistema di tariffa incentivante che supporta la produzione di energia solare. Inoltre, il meccanismo dello Scambio sul Posto consente di compensare l’energia auto-consumata, mentre il Ritiro Dedicato garantisce un prezzo di acquisto per l’energia prodotta. Gli incentivi includono anche supporto per i Sistemi di Accumulo, essenziali per l’ottimizzazione dell’autoconsumo.

Questi incentivi sono stati essenziali per accelerare la transizione verso un modello energetico più pulito, sostenendo sia gli sforzi individuali che collettivi.

 

Cos’è il Decreto FER-19

Il Decreto FER-19, approvato il 4 luglio 2019 e in vigore dal 10 agosto dello stesso anno, rappresenta un’importante iniziativa per incentivare le fonti energetiche rinnovabili in Italia. Questo decreto si inserisce nel contesto del piano di decarbonizzazione al 2030, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e promuovere la sostenibilità energetica.

Tra le principali fonti supportate dal decreto troviamo l’eolico on-shore, l’idroelettrico, gli impianti a gas di discarica e il fotovoltaico. Tuttavia, esclude fonti come l’eolico off-shore e il geotermico. Il decreto prevede un costo massimo annuo degli incentivi di 5,8 miliardi di euro, mantenendo le soglie del DM 2016.

Gli obiettivi del Decreto FER-19 sono molteplici. Mira a promuovere la produzione di energia rinnovabile attraverso incentivi mirati all’ottimizzazione delle performance degli impianti. Inoltre, sostiene il raggiungimento degli obiettivi delineati nel Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC), facilitando la costruzione di nuovi impianti e migliorando l’efficienza energetica nelle aziende e nelle abitazioni.

Le aspettative sono di aumentare il numero di installazioni di energia rinnovabile, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e promuovere la sostenibilità ambientale, rimuovendo, ad esempio, materiali pericolosi come l’eternit dai tetti.

Gli impianti hanno potuto accedere agli incentivi tramite due modalità, a seconda della potenza e della categoria:

  • Iscrizione ai Registri: per impianti di potenza superiore a 1 kW (20 kW per i fotovoltaici) e inferiore a 1 MW, appartenenti a Gruppi con caratteristiche specifiche.
  • Partecipazione a Procedure d’Asta: per impianti di potenza superiore o uguale a 1 MW, appartenenti ai Gruppi con caratteristiche specifiche.

L’iscrizione ai Registri o alle Aste poteva essere effettuata per impianto singolo o per più impianti in forma aggregata, purché tutti di nuova costruzione.

Gli incentivi sono erogati per un periodo variabile tra 20 e 30 anni e si articolano in due principali meccanismi:

  • Tariffa Fissa Omnicomprensiva (TFO): il GSE ritira l’energia prodotta e immessa in rete, corrispondendo al produttore una tariffa fissa per ogni MWh prodotto. Possono accedere alla TFO gli impianti con una potenza inferiore a 0,25 MW.
  • Incentivo: il produttore vende l’energia sul mercato e riceve un incentivo pari alla differenza tra la tariffa spettante e il prezzo zonale orario dell’energia. Possono accedere all’Incentivo tutti gli impianti, indipendentemente dalla potenza.

Gli impianti fino a 250 kW possono scegliere tra i due meccanismi, con la possibilità di cambiare opzione fino a due volte durante il periodo di incentivazione. Gli impianti di potenza superiore devono necessariamente adottare il secondo meccanismo.

La tariffa di riferimento è stabilita in base alla fonte energetica, alla tipologia e alla potenza dell’impianto. Durante le procedure di registrazione o asta, i produttori possono offrire un ribasso sulla tariffa di riferimento.

La tariffa finale riconosciuta è quella offerta, eventualmente ridotta ulteriormente secondo le disposizioni del decreto.

Il decreto prevede un premio aggiuntivo per impianti fotovoltaici che sostituiscono coperture in amianto o eternit.

Questi incentivi rappresentano un’opportunità significativa per promuovere la produzione di energia rinnovabile in Italia, contribuendo alla transizione energetica e alla riduzione delle emissioni di gas serra.

Utilizzando piattaforme come quella di Raptech, le aziende possono gestire efficacemente questi incentivi, garantendo un ritorno economico ottimale e contribuendo attivamente alla transizione energetica del paese.

 

Gestione Incentivi Raptech

La piattaforma R-Cloud di Raptech, accanto alla gestione degli incentivi del Conto Energia, introduce una nuova funzionalità per la gestione degli incentivi FER-19 (Fonti Energetiche Rinnovabili), rivoluzionando il modo in cui gli operatori del settore possono monitorare e ottimizzare i loro impianti. Questa innovazione affronta le sfide comuni nella gestione degli incentivi, come interfacce utente complesse e formati di dati eterogenei, semplificando il flusso di lavoro.

Uno dei principali vantaggi della piattaforma è l’automazione del controllo dei pagamenti GSE rispetto alle letture effettive dei contatori di produzione. Questo permette di garantire una gestione precisa e tempestiva, riducendo i rischi di discrepanze. Inoltre, l’accesso online ai dati in un’unica piattaforma assicura una gestione più efficiente.

L’uso della piattaforma R-Cloud consente anche di ottenere un incremento significativo dell’efficienza e della produttività, grazie all’automazione dei processi ripetitivi e alla gestione ottimizzata dei dati. Gli impianti che adottano questa tecnologia mostrano un aumento medio del 25% delle ore di utilizzo equivalenti, dimostrando il valore aggiunto dell’integrazione digitale nel settore delle energie rinnovabili.

Gli utenti traggono vantaggio da un sistema integrato che semplifica il processo di gestione degli incentivi, migliorando la trasparenza e l’efficienza. Con la crescente complessità delle normative, avere uno strumento che centralizza le informazioni e automatizza il controllo delle performance diventa essenziale. Questo non solo assicura conformità, ma massimizza anche la redditività degli impianti, offrendo un supporto prezioso per gli operatori nel settore delle energie rinnovabili.

 

Gestione Premio Eternit

Il Premio Eternit all’interno dei FER19 rappresenta un incentivo ulteriore per chi sceglie di sostituire coperture in eternit con impianti fotovoltaici. Questo premio promuove la bonifica di materiali nocivi e incentiva anche l’installazione di energia rinnovabile. È un passo avanti importante nella direzione della sostenibilità ambientale e della sicurezza.

Tramite la piattaforma Raptech, la gestione del Premio Eternit diventa ancora più efficiente fornendo report dettagliati che facilitano il controllo e l’ottimizzazione gestionale, rendendo l’intero iter più trasparente e accessibile.

 

Allineamento Dati GSE

L’allineamento con i dati GSE è fondamentale per garantire la trasparenza e l’efficienza nella gestione degli impianti di energia rinnovabile. Il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) è l’ente che monitora e gestisce il sistema energetico nazionale, e mantenere dati coerenti è essenziale per ottimizzare le operazioni e garantire l’accesso agli incentivi.

La piattaforma Raptech offre una soluzione intuitiva per l’allineamento dei dati. Attraverso il suo sistema di gestione, le informazioni sugli impianti sono sincronizzate automaticamente, riducendo il rischio di errori e semplificando la reportistica. Questa integrazione non solo migliora l’efficienza operativa, ma assicura anche che gli impianti siano sempre conformi alle normative vigenti, supportando così la crescita sostenibile del settore.

 

Reportistica Completa

La reportistica completa è un elemento chiave per gli operatori delle energie rinnovabili, garantendo una visione chiara delle operazioni e delle prestazioni degli impianti. Il sistema di reportistica di Raptech offre funzionalità avanzate che permettono di monitorare in tempo reale la produzione energetica e l’efficienza degli impianti.

Per gli utenti, i benefici sono molteplici: dalla semplificazione delle operazioni burocratiche alla possibilità di ottimizzare i processi, migliorando così la sostenibilità e la redditività a lungo termine. In questo modo, la reportistica trasparente diventa uno strumento essenziale per il successo nel settore delle energie rinnovabili.

 

Controllo Performance e Redditività

Nel settore delle energie rinnovabili, il controllo delle performance degli impianti è essenziale per garantire una gestione efficiente e redditizia.

Un controllo efficace delle performance incide direttamente sulla redditività degli investimenti. Riducendo i costi operativi e massimizzando la produzione energetica, gli operatori possono ottenere un ritorno sull’investimento più elevato. Inoltre, con l’adozione delle nuove normative FER, è possibile accedere a incentivi che migliorano ulteriormente la sostenibilità finanziaria degli impianti.

In un’epoca in cui la tecnologia evolve con una velocità senza precedenti, l’Intelligenza Artificiale sta ridefinendo il concetto stesso di lavoro, innovazione e sostenibilità. Ma a dispetto dei timori più diffusi, non si tratta di un sorpasso dell’uomo da parte delle macchine: si tratta di un’alleanza. Con il suo impatto trasversale, dalle organizzazioni aziendali alla gestione delle risorse, l’AI non elimina il ruolo dell’uomo, ma lo amplifica, liberando tempo ed energie per attività di maggiore valore. L’AI non sostituisce l’essere umano — lo potenzia. Lo libera.

 

Dall’automazione alla liberazione

Nel dibattito sull’adozione dell’AI nelle aziende, si è parlato a lungo del rischio di disumanizzazione. Eppure, ciò che sta emergendo in modo sempre più chiaro è una tendenza opposta: grazie all’intelligenza artificiale, le persone possono dedicare meno tempo a compiti ripetitivi e più energia a ciò che conta davvero — la creatività, l’analisi critica, la relazione.

Il concetto di produttività non è più legato esclusivamente alla quantità di lavoro svolto, ma anche alla qualità e all’innovazione. I team di lavoro, supportati da assistenti intelligenti e strumenti avanzati di analisi, possono concentrarsi sulla creatività e sulla risoluzione di problemi complessi.

Strumenti AI e sistemi intelligenti di gestione permettono oggi di ottimizzare processi, prevedere scenari e agire in modo più efficiente, ma soprattutto permettono di rimettere l’essere umano al centro dell’azione strategica. È l’inizio di una nuova cultura del lavoro, più umana, più consapevole.

L’AI permette una personalizzazione senza precedenti nell’ambito dell’apprendimento e della formazione, adattando i percorsi educativi alle esigenze individuali e accelerando lo sviluppo di competenze chiave. Inoltre, l’integrazione di sistemi di AI nel lavoro quotidiano favorisce una gestione più equa ed efficiente delle risorse, creando ambienti di lavoro più dinamici e stimolanti.

 

Opportunità dell’AI nel Lavoro

L’Intelligenza Artificiale sta trasformando profondamente il mondo del lavoro, non solo attraverso l’automazione dei compiti ripetitivi, ma anche offrendo nuove prospettive per la crescita professionale e l’innovazione. Ecco alcune delle principali opportunità che l’AI sta introducendo nel mondo del lavoro:

  1. Automazione e aumento dell’efficienza

L’AI consente di eliminare attività ripetitive e a basso valore aggiunto, permettendo ai lavoratori di concentrarsi su mansioni più strategiche e creative. Questo porta a una maggiore produttività e riduce il tempo dedicato a compiti routinari.

  1. Supporto decisionale e analisi avanzata

Grazie alla capacità di elaborare grandi volumi di dati, l’AI migliora la presa di decisioni. Gli algoritmi di analisi predittiva aiutano le aziende a identificare tendenze, prevenire rischi e ottimizzare strategie di business con informazioni sempre aggiornate.

  1. Personalizzazione dell’apprendimento e dello sviluppo

Le tecnologie AI favoriscono la formazione personalizzata, adattando i programmi di apprendimento alle esigenze di ogni individuo. Ciò accelera lo sviluppo di competenze chiave e rende la formazione più efficace e accessibile.

  1. Creazione di nuovi ruoli e professioni

L’AI non elimina posti di lavoro, ma ne crea di nuovi. Settori come la gestione dei dati, la sicurezza informatica e lo sviluppo di modelli di machine learning stanno vedendo una forte crescita, offrendo opportunità professionali innovative.

  1. Miglioramento della collaborazione uomo-macchina

Strumenti AI avanzati non sostituiscono le persone, ma le supportano nel lavoro quotidiano. Assistenti virtuali, chatbot e sistemi intelligenti migliorano la comunicazione interna ed esterna, facilitando il lavoro di team e la gestione dei clienti.

  1. Impatto sulla sostenibilità e la responsabilità sociale

L’AI contribuisce alla creazione di modelli di lavoro più sostenibili, ottimizzando l’uso delle risorse e riducendo gli sprechi. Nel settore dell’energia, ad esempio, l’AI aiuta a migliorare l’efficienza e a ridurre l’impatto ambientale.

L’adozione dell’AI nel lavoro non riguarda solo la tecnologia, ma anche un cambiamento culturale e organizzativo. Le aziende che abbracciano l’innovazione con un approccio etico e strategico potranno cogliere al meglio le opportunità offerte dall’AI, valorizzando il talento umano e favorendo la crescita sostenibile. In definitiva, l’AI non è solo uno strumento per l’automazione, ma un catalizzatore di cambiamento che trasforma il modo in cui lavoriamo e ci sviluppiamo professionalmente, aprendo nuove strade per il futuro del lavoro.

 

AI e Innovazione nelle Energie Rinnovabili

L’Intelligenza Artificiale sta rivoluzionando il settore delle energie rinnovabili, apportando significativi miglioramenti nella sostenibilità energetica. Attraverso l’ottimizzazione dei sistemi di energia rinnovabile, l’AI guida la costruzione e l’integrazione di fonti come l’eolico, il solare e i sistemi di accumulo. Queste tecnologie consentono di superare le sfide legate all’intermittenza delle risorse naturali, garantendo una fornitura energetica più stabile e affidabile.

Un esempio significativo è la collaborazione tra Google DeepMind e i suoi impianti solari, che ha portato a un incremento del 20% nell’efficienza della generazione solare. Questo è stato ottenuto attraverso l’uso di AI per regolare l’orientamento dei pannelli e monitorare l’esposizione al sole. Inoltre, l’AI sta migliorando le soluzioni di accumulo di energia, ottimizzando i cicli di carica e scarica delle batterie e prevedendo i modelli di domanda energetica.

L’AI svolge un ruolo importante nella riduzione degli sprechi tramite la manutenzione predittiva e l’ottimizzazione della rete. Sistemi intelligenti analizzano dati in tempo reale per individuare inefficienze e coordinare la distribuzione di energia, assicurando che venga utilizzata nel momento e nel luogo giusto. In questo modo, l’AI supporta la transizione energetica e promuove anche un futuro più sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

Dal punto di vista economico, si prevede che l’AI possa contribuire fino a 15,7 trilioni di dollari all’economia globale entro il 2030, con guadagni significativi in termini di produttività e consumo, specialmente nei paesi del Sud del mondo. Questo non solo sostiene la crescita economica, ma promuove anche l’accesso equo all’energia sostenibile, come dimostrato da iniziative come il 24/7 Carbon-Free Energy Compact in Kenya.

 

Strategie per Integrare l’AI

Integrare l’Intelligenza Artificiale all’interno di un’azienda non è solo una questione tecnologica, ma richiede un approccio strategico e una visione a lungo termine. Le best practices per l’implementazione dell’AI includono l’analisi delle esigenze aziendali specifiche e l’identificazione delle aree in cui l’AI può offrire il massimo impatto. È essenziale partire con progetti pilota che permettano di testare le soluzioni in scala ridotta prima di un’adozione su larga scala.

Tuttavia, per garantire un’integrazione efficace e sostenibile, è fondamentale seguire alcune strategie chiave.

Definire obiettivi chiari e realistici: prima di implementare l’AI, è essenziale identificare le aree in cui può apportare valore. Le aziende dovrebbero stabilire obiettivi concreti, come ottimizzare processi interni, migliorare il servizio clienti o accelerare la ricerca e sviluppo.

Investire nella formazione e nella cultura aziendale: l’AI non deve essere vista come una minaccia, ma come un’opportunità. È importante formare i dipendenti per renderli consapevoli delle potenzialità dell’AI e favorire una cultura aziendale aperta all’innovazione. L’adozione di strumenti AI deve essere accompagnata da un processo educativo che ne spieghi il funzionamento e i benefici.

Scegliere le tecnologie giuste: non tutte le soluzioni AI sono adatte a ogni azienda. È importante valutare attentamente le opzioni disponibili, selezionando strumenti che si integrino facilmente con i sistemi esistenti e rispondano alle esigenze specifiche dell’organizzazione.

Adottare un approccio graduale: un’integrazione efficace dell’AI avviene passo dopo passo. Le aziende possono iniziare con progetti pilota per testare le tecnologie AI e valutarne l’impatto prima di un’implementazione su larga scala.

Monitorare i risultati e migliorare continuamente: l’AI è un settore in evoluzione. È fondamentale raccogliere feedback, monitorare le prestazioni e adattare le strategie di implementazione per garantire un miglioramento costante nel tempo.

Assicurare un utilizzo etico e responsabile: l’AI deve essere adottata con un approccio etico, rispettando la privacy e garantendo la trasparenza nelle decisioni automatizzate. Le aziende devono seguire principi di responsabilità per evitare discriminazioni e garantire un uso equo delle tecnologie.

Adottare l’AI con un approccio strategico e culturale può trasformare le sfide in opportunità, garantendo così un successo sostenibile e duraturo.

 

Opportunità Future con l’AI

L’AI può essere un potente alleato nella costruzione di un mondo più sostenibile e innovativo. La sua capacità di supportare e valorizzare il talento umano può aprire nuove prospettive per la crescita e il progresso.

In questo scenario, l’essere umano rimane al centro, con la possibilità di sfruttare il potenziale dell’AI per amplificare la propria creatività e il proprio impatto sul mondo. L’obiettivo non è sostituire, ma liberare: liberare tempo, idee ed energia per costruire un futuro migliore, guidato dall’intelligenza, ma sempre profondamente umano.

L’Intelligenza Artificiale sta promuovendo nuovi settori emergenti che ridefiniranno il panorama lavorativo globale. Settori come la sanità, la finanza e la logistica stanno già beneficiando delle innovazioni guidate dall’AI, trasformando operazioni e offrendo opportunità inedite. In particolare, la AI generativa promette di rivoluzionare compiti non solo tecnici ma anche creativi, creando spazi per nuovi ruoli e carriere innovative.

Le previsioni indicano che l’AI contribuirà a un’economia globale più dinamica, stimolando la crescita attraverso l’innovazione e la produttività. In particolare, ci si aspetta che settori come l’energia, grazie all’AI, migliorino non solo l’efficienza ma anche la sostenibilità, come evidenziato nelle iniziative per la modernizzazione della rete energetica.

 

L’Intelligenza Artificiale non è qui per fare il nostro lavoro. È qui per farci fare meglio il nostro lavoro. Per liberarci dai vincoli e permetterci di essere, finalmente, più umani. E in un mondo che cerca risposte sostenibili, questa umanità ritrovata è il vero motore dell’innovazione.

Il Solar Quality Summit 2025, tenutosi a Barcellona il 18 e 19 febbraio, ha riunito esperti del settore per discutere il futuro delle operazioni e manutenzione (O&M), dell’EPC e della gestione degli asset nel settore fotovoltaico. L’evento, organizzato da SolarPower Europe, ha offerto approfondimenti su temi cruciali come la garanzia della qualità, la sicurezza informatica, l’integrazione dell’IA, lo sviluppo della forza lavoro e l’economia circolare.

 

L’Importanza della Qualità nell’Energia Solare

Uno degli aspetti più rilevanti emersi nel corso del summit è stato il valore della qualità come vantaggio competitivo. Investire in componenti e pratiche di alta qualità non solo aumenta la durata degli impianti, ma rappresenta un fattore chiave per la competitività delle aziende nel mercato. È stato sottolineato come ogni euro investito in qualità si traduca in maggiore affidabilità e minori problemi nel lungo termine.

Un altro tema cruciale è stato il ruolo della digitalizzazione e automazione. L’adozione dell’intelligenza artificiale e dell’automazione può ridurre l’intervento umano e ottimizzare i processi di gestione degli impianti fotovoltaici, ma affinché ciò avvenga è necessario un cambio culturale all’interno delle aziende. Inoltre, la interoperabilità tra piattaforme digitali è stata identificata come un elemento essenziale per migliorare l’efficienza e la scalabilità delle soluzioni tecnologiche.

 

Le Minacce della Sicurezza Informatica nei Sistemi Fotovoltaici

Con l’aumento dell’interconnessione tra gli asset solari, il tema della cybersecurity è diventato centrale. Durante il summit sono stati analizzati numerosi casi reali, tra cui l’adozione di misure restrittive da parte di alcuni governi nei confronti di inverter provenienti da paesi ritenuti a rischio. È stato evidenziato che le principali vulnerabilità riguardano fattori umani, come il rischio di attacchi di phishing, ma anche la sicurezza fisica degli impianti.

Per affrontare queste sfide, l’Unione Europea ha introdotto il regolamento NIS2, che mira a migliorare l’affidabilità degli asset e la protezione dei dati, fornendo linee guida più rigorose per la sicurezza informatica.

 

Il Mercato Solare Europeo in Evoluzione

Nonostante la crescita costante del fotovoltaico in Europa, si iniziano a osservare segnali di rallentamento in alcuni paesi. La Germania si avvia a diventare il primo mercato europeo a superare i 100GW di capacità installata, mentre l’Italia e la Spagna continuano a spingere la crescita, in particolare nel segmento delle installazioni su larga scala. Al contrario, Francia e Polonia prevedono uno sviluppo più moderato.

Un dato significativo è che cinque dei dieci principali mercati solari europei hanno registrato una riduzione delle installazioni nel 2024 rispetto al 2023. Questo trend porta alla necessità di nuove strategie politiche per sostenere il settore. Tra le principali raccomandazioni emerse durante il summit, vi è la necessità di garantire stabilità normativa per favorire gli investimenti, promuovere una maggiore flessibilità ed elettrificazione e rafforzare la produzione europea per ridurre la dipendenza dalle importazioni.

 

L’Accumulazione di Energia: Il Prossimo Passo per il Fotovoltaico

Con la continua riduzione dei costi delle batterie, emergono nuovi modelli di business per il loro utilizzo. In alcuni paesi si sta affermando il modello del Battery-as-a-Service, mentre in altri il quadro normativo più flessibile apre opportunità di mercato diverse. Tuttavia, rimangono ancora alcune sfide, tra cui le preoccupazioni sulla sicurezza, la necessità di garanzie affidabili e la copertura assicurativa adeguata. Inoltre, si è discusso del fatto che scegliere inverter e batterie dello stesso produttore potrebbe ridurre il rischio operativo.

 

L’Intelligenza Artificiale nella Manutenzione degli Impianti Fotovoltaici

L’intelligenza artificiale sta trasformando la gestione degli impianti fotovoltaici, migliorando il monitoraggio della qualità e riducendo i costi operativi. Una delle innovazioni più promettenti riguarda l’uso di droni dotati di IA per ispezionare gli impianti, permettendo di individuare eventuali anomalie con maggiore precisione e tempestività.

Tra le tecnologie emergenti, si è parlato della possibilità di implementare droni automatizzati per monitoraggi continui, dell’utilizzo dell’IA per la gestione della vegetazione e dello sporco sugli impianti e dell’adozione di interfacce basate su intelligenza artificiale generativa, che potrebbero sostituire i tradizionali dashboard con sistemi conversazionali più intuitivi.

Sviluppo della Forza Lavoro: Un Settore in Crescita, ma con Carenza di Competenze

Il rapido sviluppo del settore fotovoltaico richiede sempre più lavoratori qualificati. Secondo le stime presentate durante il summit, mentre nel 2023 il settore impiegava 830.000 persone, per raggiungere gli obiettivi di transizione energetica ne saranno necessari almeno 1 milione nei prossimi anni.

Tuttavia, vi sono diverse criticità. Le competenze richieste includono la gestione di SCADA, sistemi in corrente continua e alta tensione, e la mancanza di un approccio formativo standardizzato rappresenta una sfida per il settore. Inoltre, si prevede un deficit del 20% di personale qualificato, che potrebbe rallentare l’espansione del mercato.

 

Verso un’Economia Circolare nel Fotovoltaico

Uno dei temi più innovativi trattati al summit è stato il riutilizzo dei pannelli solari, inverter e componenti di ricambio. Attualmente, il design dei moduli fotovoltaici non facilita la riparazione e la mancanza di standard di certificazione ostacola la diffusione del mercato del riuso. Inoltre, la disponibilità dei consumatori a pagare un sovrapprezzo per prodotti ricondizionabili è ancora incerta.

Per affrontare queste problematiche, la Convenzione di Basilea ha stabilito regole per la gestione dei rifiuti elettronici, regolando il trasporto e il riutilizzo dei componenti fotovoltaici in modo più responsabile e sostenibile.

Conclusioni

Il Solar Quality Summit 2025 ha evidenziato come il futuro dell’energia solare dipenda fortemente dalla garanzia della qualità, dalla trasformazione digitale, dalla sicurezza informatica e dalla formazione di una forza lavoro qualificata. Mentre il settore continua a crescere, sarà fondamentale affrontare i rischi emergenti, adeguarsi ai cambiamenti normativi e adottare strategie innovative per garantire un mercato solare sostenibile e resiliente.

Il messaggio chiave? Investire oggi in qualità e innovazione significa garantire un futuro più solido e duraturo per l’industria solare.