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BESS

La crescita delle fonti rinnovabili sta cambiando il modo in cui l’energia viene prodotta e utilizzata. Fotovoltaico ed eolico permettono di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, ma hanno una caratteristica che rende più complessa la gestione della rete elettrica: la produzione non è costante e dipende dalle condizioni meteorologiche.

Il sole, ad esempio, produce energia soprattutto nelle ore centrali della giornata, mentre i consumi di un’azienda possono concentrarsi in fasce orarie differenti. È quindi necessario trovare sistemi in grado di conservare l’energia quando è disponibile e renderla utilizzabile quando serve.

È in questo contesto che assumono sempre maggiore importanza i BESS, Battery Energy Storage System, cioè i sistemi di accumulo dell’energia elettrica tramite batterie. Si tratta di soluzioni che possono contribuire a gestire meglio la produzione da fonti rinnovabili, ottimizzare i consumi e aumentare la flessibilità degli impianti.

 

Cos’è un BESS e come funziona

Un BESS è un sistema integrato che permette di immagazzinare energia elettrica e restituirla successivamente in funzione delle esigenze dell’impianto o della rete.

L’energia può provenire dalla rete elettrica oppure da un impianto di produzione, ad esempio un impianto fotovoltaico. Durante la fase di carica viene convertita e immagazzinata nelle batterie; quando è necessario utilizzarla, il sistema la rende nuovamente disponibile sotto forma di energia elettrica.

Un sistema BESS non coincide quindi con il solo pacco batterie. È costituito da diversi componenti che lavorano insieme per controllare l’accumulo, la conversione dell’energia e la sicurezza dell’intero sistema.

Tra i principali elementi troviamo:

  • Battery System: comprende celle, moduli e rack che costituiscono il sistema di accumulo;
  • Battery Management System (BMS): monitora parametri come stato di carica, temperatura, tensione e corrente, contribuendo a mantenere le batterie entro condizioni operative sicure;
  • Power Conversion System (PCS): converte l’energia tra corrente continua (DC), utilizzata dalle batterie, e corrente alternata (AC), utilizzata dalla rete e dagli impianti elettrici;
  • Energy Management System (EMS): coordina il funzionamento del sistema e stabilisce, sulla base dei dati disponibili, quando caricare o scaricare le batterie;
  • sistemi ausiliari: comprendono, tra gli altri, sistemi di raffreddamento, climatizzazione e protezione antincendio, necessari per il corretto funzionamento dell’impianto.

La combinazione di questi elementi permette al BESS di diventare parte integrante dell’infrastruttura energetica, anziché essere considerato semplicemente un sistema di accumulo.

 

Dove vengono utilizzati i BESS

I sistemi di accumulo possono essere utilizzati in contesti differenti, dalle grandi infrastrutture energetiche agli impianti industriali.

Nei sistemi utility-scale, i BESS sono collegati alla rete e possono essere impiegati per contribuire al bilanciamento tra produzione e domanda, gestire l’energia prodotta da fonti rinnovabili e fornire servizi di flessibilità alla rete.

Un secondo ambito è quello Commercial & Industrial (C&I), nel quale il sistema viene installato a servizio di un’azienda o di un sito produttivo. In questo caso l’accumulo può essere integrato con impianti fotovoltaici e altri sistemi di produzione o consumo presenti nell’azienda.

I BESS trovano inoltre applicazione nelle microgrid e nelle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), dove l’accumulo può favorire una maggiore sincronizzazione tra produzione e consumo e contribuire a utilizzare localmente una quota maggiore dell’energia disponibile.

 

Quali vantaggi può offrire un BESS alle aziende

Per un’azienda, l’interesse verso un sistema di accumulo non riguarda soltanto la possibilità di conservare energia. Il BESS può diventare uno strumento per gestire in modo più flessibile i consumi e la produzione.

Peak shaving

Uno degli utilizzi più comuni è il peak shaving, cioè la riduzione dei picchi di potenza prelevata dalla rete.

In presenza di richieste elevate, il BESS può fornire parte dell’energia necessaria, riducendo il prelievo dalla rete in quel determinato momento. La possibilità di ottenere questo risultato e il relativo beneficio economico dipendono dal profilo di consumo dell’azienda, dalla configurazione dell’impianto e dalle condizioni della fornitura elettrica.

Massimizzazione dell’autoconsumo

Quando un’azienda dispone di un impianto fotovoltaico, non sempre la produzione coincide con il momento in cui l’energia viene consumata.

L’accumulo permette di conservare una parte dell’energia prodotta e non immediatamente utilizzata, per renderla disponibile successivamente, ad esempio nelle ore serali o in altri momenti di maggiore richiesta.

In questo modo il BESS può contribuire a migliorare la corrispondenza tra produzione e consumo e a ridurre il ricorso all’energia acquistata dalla rete.

Gestione dei costi energetici

Un sistema di accumulo può essere utilizzato anche per gestire l’energia in funzione delle variazioni dei prezzi e del profilo di consumo.

Quando le condizioni del mercato lo rendono conveniente, il sistema può essere programmato per accumulare energia e utilizzarla successivamente. Il beneficio effettivo dipende naturalmente dall’andamento dei prezzi, dai costi del sistema e dalle modalità con cui il BESS viene utilizzato.

Flessibilità e continuità operativa

Un BESS adeguatamente progettato può contribuire anche alla resilienza dell’infrastruttura elettrica. In funzione della configurazione adottata, può intervenire in presenza di determinate anomalie della rete e, nei sistemi predisposti per il funzionamento in isola, contribuire alla continuità dell’alimentazione di carichi selezionati.

Anche in questo caso, le prestazioni dipendono dalle caratteristiche tecniche del sistema e dall’architettura elettrica dell’impianto.

 

Il ruolo dell’EMS e della gestione intelligente

La capacità di un BESS di produrre valore non dipende soltanto dalla capacità delle batterie. Un ruolo importante è svolto dalla gestione intelligente dell’energia.

L’Energy Management System (EMS) raccoglie e interpreta dati relativi ai consumi, allo stato delle batterie e, quando previsto, alle condizioni del mercato elettrico.

Queste informazioni possono essere utilizzate per programmare i cicli di carica e scarica in funzione degli obiettivi dell’impianto.

Una gestione evoluta può inoltre integrare dati provenienti dai sistemi di supervisione e controllo e informazioni sui consumi. L’obiettivo è utilizzare la capacità disponibile nel momento più utile, evitando cicli non necessari e contribuendo a preservare nel tempo le prestazioni delle batterie.

La digitalizzazione diventa quindi una componente importante del sistema: batterie, elettronica di potenza e software devono lavorare insieme per ottenere il massimo dall’infrastruttura di accumulo.

 

BESS e transizione energetica

L’integrazione delle fonti rinnovabili richiede una maggiore capacità di gestire la variabilità della produzione e di adattare l’offerta ai consumi. In questo scenario, i sistemi BESS rappresentano uno degli strumenti attraverso cui è possibile aumentare la flessibilità del sistema elettrico.

Per le aziende, l’accumulo può essere considerato non come un elemento isolato, ma come parte di una strategia più ampia che comprende produzione da fonti rinnovabili, gestione dei consumi, digitalizzazione e controllo dell’energia.

Il valore di un BESS dipende quindi dal modo in cui viene dimensionato e integrato nel sistema energetico. Non esiste una configurazione uguale per ogni realtà: caratteristiche dell’impianto, profilo dei consumi, produzione rinnovabile, condizioni della rete e modalità di gestione sono tutti elementi da considerare per individuare la soluzione più adatta.

In questa prospettiva, i Battery Energy Storage System rappresentano una tecnologia sempre più rilevante per accompagnare l’evoluzione verso un sistema energetico più flessibile, efficiente e capace di integrare una quota crescente di energia da fonti rinnovabili.

 

BESS e asset management: il ruolo di Raptech

Quando alla gestione di impianti fotovoltaico si affiancano sistemi di accumulo, i dati da tenere sotto controllo aumentano in fretta. Raptech sta estendendo ai BESS R-Cloud, la piattaforma di asset management che oggi segue oltre 5 GW di impianti rinnovabili per alcuni dei principali operatori italiani e internazionali. Molti di loro stanno già inserendo batterie nei propri portafogli e vogliono leggerle insieme agli impianti, nello stesso ambiente e con la stessa reportistica che usano verso investitori e finanziatori. Con alcuni clienti che hanno sistemi di accumulo già in esercizio stiamo definendo i KPI da monitorare. Chi gestisce un portafoglio misto deve sapere se l’accumulo sta rendendo quanto previsto nel business plan, e accorgersene in tempo quando non succede.

(immagine: rinnovabili.it)

CER

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) non sono più un mero esercizio teorico o una misura emergenziale di transizione: sono a tutti gli effetti un nuovo modello di organizzazione economica, energetica e sociale per il nostro Paese. È questo il messaggio emerso dal convegno istituzionale tenutosi presso la sede del CNEL, organizzato in stretta sinergia con ENEA e con la partecipazione dei vertici del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), di ARERA, del GSE, del mondo bancario, cooperativo e della filiera tecnologica.

Un incontro di primo piano che ha segnato un passaggio chiave: il superamento definitivo della fase di “startup” delle CER per approdare alla fase del consolidamento strutturale. Non basta più installare pannelli per incassare un beneficio economico di breve termine; serve costruire ecosistemi integrati, piattaforme di servizi territoriali e un’infrastruttura digitale e di rete capace di abilitare la vera flessibilità del sistema elettrico.

In questo scenario di trasformazione profonda, chi lavora nella gestione, nell’asset management e nel monitoraggio degli impianti rinnovabili si trova di fronte a una sfida e a un’opportunità industriale senza precedenti.

 

La “rete di reti” e la svolta costituzionale dei corpi intermedi

Ad aprire i lavori è stato il Presidente del CNEL Renato Brunetta, affiancato dal video messaggio del Ministro Gilberto Pichetto Fratin e dall’intervento della Presidente di ENEA Francesca Mariotti.

Brunetta ha evidenziato come le comunità energetiche rappresentino la concreta attuazione dell’art. 99 della Costituzione: un terreno d’elezione per i corpi intermedi (imprese, lavoratori, terzo settore, consorzi di bonifica, enti locali) per ricostruire coesione sociale e governare le grandi transizioni demografiche ed energetiche.

“Chi ha una rete ha un tesoro. Oggi chi ha una rete di reti ha un tesoro all’ennesima potenza.”

Dal punto di vista sistemico, come confermato dal Ministro Pichetto Fratin, le CER rappresentano un presidio contro lo spopolamento delle aree interne e montane, uno strumento di contrasto alla povertà energetica e un pilastro per centrare i target PNIEC. Un impegno suggellato formalmente proprio durante l’evento con la firma del protocollo d’intesa tra CNEL ed ENEA, destinato a tradursi in proposte operative e disegni di legge dedicati alla semplificazione e al potenziamento delle CER.

 

Lo stato dell’arte: i numeri del GSE, il PNRR e il nodo delle risorse

Il punto sull’attuazione pratica è stato affidato a Luca Barberis (Direttore Fonti Rinnovabili del GSE) e a Stefania Crotta (Direttore Generale del MASE).

I numeri testimoniano un fermento straordinario:

  • Oltre 48.000 istanze PNRR pervenute al 30 novembre 2025;
  • Più di 4.500 configurazioni già in qualifica/esercizio e un raddoppio del target potenziale rispetto all’1,7 GW originariamente pianificato;
  • Una rimodulazione delle risorse a circa 800 milioni di euro con la trasformazione in facility, che ha garantito una proroga operativa fondamentale: 24 mesi dall’assegnazione e comunque fino al 31 dicembre 2027 per realizzare i progetti.

Tuttavia, come evidenziato da Andrea Brugnach (Vicepresidente di Italia Solare), non ci si può nascondere dietro i soli numeri di potenza autorizzata. Ad oggi le configurazioni operative raccolgono circa 37.000 membri effettivi, ovvero lo 0,1% dei punti di prelievo (POD) nazionali, con una media di soli 10 partecipanti per comunità.

Il rischio concreto? Quello di avere migliaia di impianti realizzati ma configurazioni “nane” prive di un reale volume di utenze di consumo. Per scongiurare questo cortocircuito, il GSE e il MASE stanno lavorando per accorciare i tempi di valorizzazione della tariffa premio (superando la distanza tra acconto e conguaglio per arrivare a un feedback quasi in tempo reale sui comportamenti) e per dirottare eventuali economie residue a copertura delle istanze rimaste in graduatoria.

 

Regolazione e mercato: flessibilità, demand-response e scorporo in bolletta

Il passaggio da “produttore passivo” a prosumer attivo porta con sé impatti radicali sulla gestione delle reti di distribuzione e trasmissione.

Livio De Santoli (Membro del Collegio di ARERA) ha chiarito le priorità regolatorie per i prossimi sette anni, definiti come “i 7 anni della rivoluzione energetica”:

  1. Valorizzazione dell’energia condivisa e scorporo in bolletta: con l’avvio del procedimento di fine giugno 2026, l’Autorità punta a scorporare direttamente dalla bolletta le componenti tariffarie di rete per l’energia simultaneamente prodotta e consumata in prossimità.
  2. Gestione della non programmabilità e Demand-Response: l’Italia sconta costi dell’energia legati alla dipendenza dal gas. Il disaccoppiamento richiede flessibilità della domanda, coordinata attraverso sistemi di accumulo (storage) e modulazione dei consumi.
  3. Infrastrutture di connessione: a fronte di richieste di connessione a terra pari a 10-15 volte gli obiettivi PNIEC, il MASE ha già destinato 270 milioni di euro ai distributori (DSO) per nuove cabine primarie e centri stella, e 400 milioni a Terna (TSO) per la smartizzazione e la resilienza di rete.

 

La tavola rotonda: finanza, bancabilità e la sfida “Oltre l’Incentivo”

Coordinata da Matteo Caldera (ENEA), la prima tavola rotonda ha affrontato il tema chiave della sostenibilità economica delle CER dopo la scadenza dei decreti incentivanti.

  • Il mondo bancario (ABI, Banca Etica, Federcasse): Angelo Peppetti (ABI) e Paolo Vierucci (Banca Etica) hanno rilanciato la necessità di una sezione speciale dedicata alle CER all’interno del Fondo Centrale di Garanzia PMI (con effetto leva revolving) e la standardizzazione metodologica dei business plan. Banca Etica, con oltre 150 CER a portafoglio, ha dimostrato come l’applicazione di un Impact Appetite Framework (ESG) premi la qualità dell’investimento. Gianni Parigi (Federcasse) ha ricordato il modello toscano di cooperativa di credito regionale, pensata per difendere il valore mutualistico e sostenere gli installatori locali.
  • Finanziarie regionali e One-Stop Shop: Carmelo Campagna (ANFIR) ha sottolineato come le finanziarie pubbliche regionali rappresentino l’ultimo miglio per strutturare filiere bancabili e aggregare progetti, mentre Benedetta Brighenti (RENAEL) ha illustrato il ruolo decisivo delle agenzie energetiche locali come One-Stop Shop (previsti anche dalla direttiva EPBD) per accompagnare cittadini e PA verso il distretto energetico positivo (PED – Positive Energy District).
  • Consumatori e terzo settore: Tiziana Toto (Cittadinanza Attiva) e Alessandro Caffi (CEI) hanno ricordato che senza fiducia, trasparenza negli statuti e linguaggi semplici, i cittadini non aderiranno mai.

 

Dalla teoria al cantiere: piattaforme di servizi e tecnologia abilitante

La seconda tavola rotonda, moderata da Paolo Zangheri (ENEA), ha visto confrontarsi il mondo della cooperazione (Maria Adele Prosperoni di Confcooperative, Giorgio Nanni di Legacoop col progetto Respira), le associazioni di filiera e gli operatori industriali.

Due contributi tecnici hanno delineato con precisione il ruolo della digitalizzazione:

  • Michele Vitiello (IFEC / WEC Italia): ha posto l’accento sul trilemma energetico (sicurezza, accessibilità, sostenibilità). Con il sistema che passa da piramidale a distribuito, le CER diventano nodi intelligenti (assimilabili a network blockchain) che devono proteggere la resilienza cibernetica e modulare la domanda per evitare congestioni.
  • Violetta Scipinotti (E2.0) e Alfonso Bonafede (Federesco): hanno esortato a non considerare le CER “come un panda in via d’estinzione da difendere con la cassa pubblica”, bensì come un soggetto ibrido abilitato a fare business e redistribuire valore sociale. Dalle applicazioni di micro-welfare locale abilitate da token multichain alla valorizzazione del Conto Termico 3.0 e contratti EPC, la CER si trasforma da semplice configurazione elettrica a vera e propria piattaforma multi-servizio.

Come ha chiosato Sergio Olivero (Politecnico di Torino – Gruppo Tenval CNEL), le CER sono innanzitutto “giacimenti di dati”. La gestione puntuale delle letture di quarto d’ora, il calcolo della contemporaneità tra produzione e prelievo, la monetizzazione dei crediti di carbonio e l’interoperabilità tra inverter, batterie e consumi industriali sono la vera frontiera economica di questi soggetti.

 

La prospettiva di Raptech: il dato come pilastro dell’energia distribuita

Le conclusioni tirate da Paolo Pirani (Consigliere CNEL) e da Raffaele Morese (Associazione Nuovi Lavori) hanno fissato il traguardo: serve una cabina di regia nazionale e un quadro di regole stabili per canalizzare l’energia della società civile ed evitare di guidare “una Formula 1 col freno a mano tirato”.

Per gli operatori del fotovoltaico e delle rinnovabili, il messaggio del convegno è limpido: l’era degli impianti passivi incentivati a prescindere dal loro profilo d’impiego è terminata.

Una CER vive, prospera e remunera i propri membri solo se:

  1. Monitora in real-time i flussi fisici di ciascun punto della rete per massimizzare la quota di energia condivisa;
  2. Integra e controlla generazione fotovoltaica, sistemi di storage, colonnine di ricarica ed elettrificazione dei carichi termici;
  3. Garantisce affidabilità e trasparenza dei dati per l’accesso al credito bancario, per le rendicontazioni verso il GSE e per la ripartizione dei benefici tra i membri.

In questo nuovo paradigma dell’energia condivisa, la tecnologia informatica, il monitoraggio avanzato e le piattaforme cloud di gestione energetica non sono un costo accessorio: sono il vero motore che trasforma la complessità burocratica in valore economico, ambientale e sociale per i territori.

consumi ausiliari - Raptech

Quando si analizza la performance di un impianto fotovoltaico, l’attenzione si concentra quasi sempre su produzione lorda, Performance Ratio e disponibilità degli inverter.

Esiste una categoria di perdite che raramente compare nei dashboard standard, eppure si accumula mese dopo mese in modo silenzioso: i consumi ausiliari e la potenza reattiva. Nei portafogli di media-grande taglia, possono valere decine di migliaia di euro all’anno di mancato ricavo, una cifra che, su orizzonti di investimento decennali, diventa materiale anche nei modelli finanziari più conservativi.

 

I Consumi Ausiliari

I consumi ausiliari sono l’energia prelevata dalla rete per mantenere operativi i sistemi interni dell’impianto. Le voci principali:

  • Inverter in stand-by (circuiti di controllo attivi 24/7)
  • Sistemi di monitoraggio, datalogger e comunicazione
  • Climatizzazione e ventilazione delle cabine elettriche
  • Illuminazione, recinzione perimetrale e sistemi anti-intrusione
  • Riscaldatori anticondensa su trasformatori e quadri
  • Motori dei tracker (nei sistemi inseguitori)

Su un impianto da 10 MWp con produzione annua di circa 14 GWh, anche una percentuale contenuta di consumi ausiliari, nell’ordine dell’1–1,5% della produzione lorda, equivale a 140.000–210.000 kWh/anno prelevati dalla rete. A un costo di acquisto dell’energia intorno a 0,12–0,13 €/kWh, si tratta di una voce di costo annua tra i 17.000 e i 27.000 euro per singolo impianto, che cresce linearmente con la dimensione del portafoglio gestito.

Il problema reale non è solo il costo diretto. È che questi consumi quasi mai vengono monitorati sistematicamente, né imputati con precisione nel controllo di gestione delle singole SPV. Un consumo notturno anomalamente in crescita è spesso il primo segnale di un guasto in corso, molto prima che la produzione diurna mostri scostamenti rilevabili. Una ventola rotta che lavora in modo anomalo, un inverter fuori specifica che mantiene un assorbimento eccessivo in stand-by, un carico non previsto rimasto acceso per errore: senza il dato granulare, nessuno lo vede e il costo si accumula silenziosamente per settimane o mesi.

Un’ulteriore complessità è data dalla stagionalità. I consumi ausiliari non sono costanti durante l’anno: i sistemi di climatizzazione delle cabine assorbono significativamente di più nei mesi estivi, così come i riscaldatori anticondensa aumentano il proprio contributo nelle stagioni fredde e umide. Una baseline storica mensile, piuttosto che un valore medio annuo, è l’unico strumento che consente di distinguere una variazione fisiologica da un’anomalia da investigare.

 

La Potenza Reattiva: un concetto tecnico con conseguenze economiche dirette

L’energia elettrica si divide in due componenti:

  • Energia Attiva (kWh): il lavoro utile, prodotto e remunerato.
  • Energia Reattiva (kVArh): la componente che “oscilla” nella rete senza produrre lavoro diretto, necessaria però per alimentare i carichi induttivi e capacitivi dell’impianto.

Il rapporto tra le due definisce il fattore di potenza (cos φ). Un valore pari a 1 è teorico; nella realtà, trasformatori, cavi e filtri EMC degli inverter introducono sempre una componente reattiva che si riflette sul punto di misura del contatore di immissione.

Le penali in Italia

La normativa ARERA (delibera ARG/elt 199/11) stabilisce che i produttori connessi in media tensione debbano mantenere il fattore di potenza nella banda 0,90 induttivo – 1,00. Sotto questa soglia, il distributore applica penali addebitate direttamente in fattura, con costi crescenti al diminuire del cos φ. La struttura tariffaria prevede una fascia di neutralità senza addebito, una fascia intermedia a costo contenuto e una fascia penalizzante per valori di cos φ inferiori a 0,70 o per componenti capacitive non gestite. Per gli impianti connessi in alta tensione, i requisiti sono definiti nel Codice di Rete Terna (CEI 0-16), con prescrizioni ancora più stringenti in termini di controllo dinamico del reattivo.

Il paradosso del fotovoltaico sta in questo: un impianto può produrre energia attiva remunerata e contemporaneamente consumare energia reattiva penalizzata, soprattutto nelle ore notturne, quando i servizi ausiliari sono in funzione ma non c’è generazione solare a compensare. Il punto di misura registra un prelievo netto di reattivo che il distributore addebita indipendentemente dalla performance produttiva dell’impianto.

Le principali fonti di reattivo in un impianto FV sono i trasformatori MT/BT, che assorbono reattivo induttivo sempre, anche a vuoto, i cavi di connessione, i filtri LC degli inverter e la configurazione del firmware degli inverter stessi. Quest’ultimo aspetto è spesso trascurato: molti inverter vengono installati con impostazioni di fabbrica a cos φ unitario, senza considerare il reattivo assorbito dai trasformatori a monte del punto di misura. Una verifica periodica della configurazione degli inverter, alla luce dei profili di reattivo registrati dal contatore, può azzerare le penali senza alcun intervento hardware. Per impianti mal configurati o non monitorati, le penali mensili per singolo impianto possono variare tra qualche centinaio e qualche migliaio di euro.

 

Le Azioni Prioritarie

Sul fronte operativo

Il punto di partenza è l’acquisizione sistematica dei profili quartorari del contatore di immissione (registri 1.8.0, 2.8.0, 3.8.0, 4.8.0). Questi dati, disponibili attraverso il portale e-Distribuzione o tramite telelettura diretta, contengono tutta l’informazione necessaria per calcolare sia i consumi ausiliari notturni che il fattore di potenza medio mensile.

L’analisi del consumo attivo nelle ore notturne (21:00–06:00), confrontata con una baseline storica costruita su almeno 12 mesi, permette di intercettare anomalie con largo anticipo rispetto ai report di produzione. Uno scostamento superiore al 15% rispetto alla media storica dello stesso mese dell’anno precedente è una soglia operativa ragionevole per attivare un’ispezione tecnica. Il cos φ medio mensile per ciascun impianto dovrebbe diventare un KPI standard nel reporting operativo, al pari del Performance Ratio e della disponibilità degli inverter.

Un ulteriore controllo di buona prassi è il confronto sistematico tra la produzione lorda registrata dal contatore BT di produzione e l’energia immessa registrata dal contatore MT di immissione. La differenza, normalizzata sulla produzione lorda, rappresenta le perdite interne totali dell’impianto, che includono perdite nel trasformatore, perdite nei cavi e consumi ausiliari. Un gap persistentemente superiore al 3–4% è un segnale da investigare con priorità.

Sul fronte della governance degli asset

A livello contrattuale e gestionale, è buona prassi considerare una soglia sui consumi ausiliari (es. ≤ 1,5% della produzione lorda annua), così da incentivare un monitoraggio attivo da parte del gestore e rendere misurabile una voce altrimenti difficile da presidiare contrattualmente. La soglia, per essere efficace, dovrebbe essere accompagnata da reportistica mensile sul dato e da una procedura di escalation in caso di superamento.

Le penali per energia reattiva, d’altra parte, vanno trattate come costo ricorrente strutturale nei modelli di valorizzazione dell’asset, non come voce straordinaria da inserire solo quando arriva la fattura del distributore. Nei modelli di lungo periodo, una stima conservativa delle penali attese (basata sui profili storici di reattivo) dovrebbe essere inclusa tra le voci di costo operativo ricorrente. Questo approccio migliora l’accuratezza delle proiezioni finanziarie e, soprattutto, crea l’incentivo giusto per intervenire preventivamente sulla configurazione degli impianti.

 

Conclusione

La gestione efficiente di un impianto FV utility-scale non si esaurisce nel massimizzare la produzione lorda. Richiede controllo granulare anche sulle voci meno visibili, quelle che non compaiono nei grafici di irraggiamento, ma che erodono il margine operativo con la stessa costanza. In un mercato in cui i rendimenti si assottigliano e la pressione competitiva sui contratti aumenta, chi monitora meglio vince, non perché abbia impianti più nuovi, ma perché sa dove guardare.

Note tecniche e riferimenti normativi

  • ARERA, Delibera ARG/elt 199/11 — Tariffe per la connessione e l’utilizzo delle reti di distribuzione.
  • ARERA, Delibera 654/2015/R/eel — Regolazione della qualità del servizio di trasmissione.
  • Terna — Codice di Rete, Allegato A70 — Requisiti tecnici per la connessione in alta tensione.
  • CEI 0-21 — Regola tecnica di riferimento per la connessione di Utenti attivi e passivi alle reti BT.
  • CEI 0-16 — Regola tecnica di riferimento per la connessione di Utenti attivi e passivi alle reti MT e AT.

 

Intersolar 2026 - Raptech

Ci sono eventi che servono a vedere nuovi prodotti. E poi ci sono eventi che aiutano a capire dove sta andando un intero settore.

Dal 23 al 25 giugno 2026, il quartiere fieristico di Messe München ha ospitato una nuova edizione di Intersolar Europe, manifestazione di riferimento a livello internazionale per il settore del fotovoltaico, dei sistemi di accumulo e delle tecnologie dedicate alla transizione energetica, all’interno della piattaforma The smarter E Europe.

Per chi lavora ogni giorno nel mondo dell’energia, partecipare non significa semplicemente visitare una fiera, ma osservare da vicino le trasformazioni del mercato, confrontarsi con partner internazionali e comprendere quali saranno le tecnologie che, nei prossimi anni, diventeranno lo standard.

L’impressione è stata chiara fin dal primo ingresso nei padiglioni: il settore continua a crescere, ma soprattutto sta cambiando profondamente. Non si parla più soltanto di pannelli fotovoltaici sempre più efficienti, ma di ecosistemi energetici intelligenti, integrazione tra tecnologie e gestione avanzata dell’energia.

Quest’anno i numeri parlano da soli: oltre 3.000 espositori provenienti da più di 50 Paesi, circa 110.000 visitatori professionali distribuiti su 19 padiglioni e oltre 200.000 m² di esposizione. Non è semplicemente una fiera: è probabilmente il più grande punto d’incontro mondiale dedicato al nuovo sistema energetico europeo.

Tra gli stand più visitati c’era quello di Huawei Digital Power, che ha presentato la nuova generazione delle proprie soluzioni Smart PV + ESS, puntando sul concetto di grid-forming, cioè sistemi capaci di contribuire alla stabilità della rete elettrica e non soltanto di produrre energia. Un tema destinato a diventare centrale nei prossimi anni, soprattutto per gli impianti di grande taglia.

Anche quest’anno Raptech ha visitato Intersolar Europe, scegliendo di essere presente a Monaco di Baviera per osservare da vicino le evoluzioni del mercato, confrontarsi con i principali player internazionali e approfondire le tecnologie che stanno ridefinendo il futuro del settore energetico.

Una manifestazione che rappresenta il mercato globale

Passeggiando tra i padiglioni si percepisce immediatamente la dimensione internazionale dell’evento. Migliaia di espositori provenienti da tutto il mondo presentano innovazioni, stringono partnership e discutono delle sfide che attendono il settore.

L’impressione è quella di un mercato estremamente dinamico, nel quale Europa, Asia e Nord America stanno contribuendo, con approcci differenti, ad accelerare la transizione energetica.

Negli ultimi anni Intersolar è diventata molto più di una fiera dedicata al fotovoltaico: oggi rappresenta uno dei pilastri di “The smarter E Europe“, la più importante piattaforma europea dedicata al nuovo sistema energetico, dove convergono energia solare, accumulo, mobilità elettrica, infrastrutture di ricarica ed energy management. Un’evoluzione che riflette perfettamente ciò che sta accadendo nel mercato reale.

 

La vera protagonista? L’integrazione

Se dovessimo sintetizzare in una sola parola il messaggio emerso durante questi giorni, sceglieremmo “integrazione”.

Per anni il settore ha lavorato per aumentare il rendimento dei moduli e ridurne i costi. Oggi quel percorso è ormai consolidato. La vera sfida diventa far dialogare tutte le componenti dell’impianto.

Fotovoltaico, batterie, pompe di calore, colonnine di ricarica, sistemi EMS (Energy Management System), software di monitoraggio e intelligenza artificiale devono funzionare come un unico organismo.

Quasi tutti i principali produttori hanno presentato piattaforme complete, nelle quali hardware e software convivono all’interno dello stesso ecosistema.

Questo significa maggiore efficienza energetica, minori sprechi, possibilità di ottimizzare automaticamente autoconsumo, accumulo e prelievo dalla rete.

Per aziende e industrie significa anche poter trasformare il proprio impianto fotovoltaico in uno strumento di gestione energetica evoluta e non più in una semplice fonte di produzione elettrica.

 

Batterie, software e una nuova idea di impianto

Se negli anni scorsi i sistemi di accumulo rappresentavano ancora un segmento in forte crescita ma non dominante, oggi la situazione è completamente diversa. Le batterie sono ormai parte integrante di quasi tutte le soluzioni presentate.

La crescita delle fonti rinnovabili rende infatti sempre più importante la possibilità di immagazzinare energia e utilizzarla quando serve realmente. Molte aziende hanno presentato sistemi modulari sempre più scalabili, adatti tanto alle abitazioni quanto alle grandi applicazioni industriali.

Protagonisti assoluti sono i Battery Energy Storage Systems (BESS), sempre più modulari, scalabili e performanti. Le nuove piattaforme raggiungono capacità superiori ai 5 MWh per container, mentre le celle da 314 Ah si candidano a diventare il nuovo standard tecnologico del settore. L’obiettivo non è soltanto immagazzinare energia, ma renderla disponibile nel momento più conveniente, contribuendo anche alla stabilità della rete.

Accanto all’hardware cresce il peso del software. Sungrow, BYD, SMA e Fronius presentano piattaforme integrate che uniscono inverter, batterie, sistemi EMS (Energy Management System) e monitoraggio intelligente. L’impianto fotovoltaico diventa così un sistema capace di prendere decisioni in autonomia, analizzando produzione, consumi, previsioni meteo e andamento dei prezzi dell’energia.

Il messaggio condiviso dagli operatori è chiaro: il valore di un impianto non dipenderà più soltanto da quanta energia produce, ma da quanto sarà capace di gestirla in modo efficiente, riducendo i prelievi dalla rete e ottimizzando ogni kilowattora disponibile.

 

Intelligenza artificiale e software: la rivoluzione silenziosa

Una delle sorprese più interessanti è stata osservare quanto il software stia diventando centrale.

Sempre più produttori hanno presentato piattaforme capaci di utilizzare algoritmi predittivi per ottimizzare consumi, accumulo e produzione.

L’intelligenza artificiale entra concretamente nella gestione energetica quotidiana. Analizza previsioni meteo, consumi storici, andamento dei prezzi dell’energia e comportamento degli utenti, suggerendo o eseguendo automaticamente le strategie più efficienti.

Una trasformazione che probabilmente, nei prossimi cinque anni, cambierà il lavoro di tutto il settore. Chi progetta impianti dovrà sempre più conoscere non soltanto componenti elettriche, ma anche piattaforme digitali e sistemi di gestione dati.

 

Efficienza sì, ma anche sostenibilità

Se per anni l’innovazione nel fotovoltaico è stata misurata quasi esclusivamente in termini di rendimento ed efficienza, oggi il concetto di sostenibilità abbraccia l’intera filiera produttiva.

Molti dei principali produttori presenti a Intersolar Europe 2026 hanno posto l’accento sulla riduzione dell’impronta di carbonio dei processi industriali, sull’utilizzo di energia rinnovabile negli stabilimenti produttivi e sulla crescente attenzione alla tracciabilità delle materie prime impiegate nella realizzazione di moduli, inverter e sistemi di accumulo.

Anche il tema del riciclo è ormai entrato stabilmente nel dibattito. Diverse aziende hanno presentato iniziative dedicate al recupero di vetro, alluminio, silicio e metalli preziosi provenienti dai moduli fotovoltaici a fine vita, con l’obiettivo di aumentare il riutilizzo dei materiali e ridurre la dipendenza da nuove materie prime.

Un altro aspetto particolarmente interessante riguarda la durabilità dei prodotti. Moduli progettati per mantenere elevate prestazioni per oltre trent’anni, batterie con un numero sempre maggiore di cicli di carica e scarica e inverter sempre più affidabili rappresentano un contributo concreto alla sostenibilità: aumentare la vita utile di un impianto significa infatti ridurne l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita.

Infine, cresce l’attenzione verso la produzione europea e la resilienza della filiera. Molti interventi hanno evidenziato la necessità di sviluppare una catena del valore più solida e diversificata, capace di coniugare innovazione tecnologica, qualità produttiva e maggiore indipendenza strategica per il mercato europeo.

Il messaggio emerso con forza è che il futuro del fotovoltaico non dipenderà soltanto dalla capacità di produrre più energia, ma anche da come questa tecnologia verrà progettata, realizzata, utilizzata e, un giorno, recuperata e reimmessa nel ciclo produttivo.

Il fotovoltaico guarda già oltre il fotovoltaico

L’ultima giornata offre l’occasione per seguire alcune delle conferenze più interessanti dedicate agli scenari di mercato. Tra gli argomenti ricorrenti emerge il forte calo dei prezzi dei moduli fotovoltaici, conseguenza dell’elevata capacità produttiva mondiale e della crescente competizione tra i principali produttori. Un contesto che, secondo molti analisti, porterà inevitabilmente a un processo di consolidamento dell’industria nei prossimi anni.

Parallelamente, continua l’evoluzione tecnologica dei moduli. LONGi, AIKO e Trina Solar puntano sulle nuove architetture Back Contact, considerate da molti il naturale passo successivo rispetto alle tecnologie TOPCon. L’attenzione non si concentra più esclusivamente sull’efficienza dichiarata, ma anche sulle prestazioni in condizioni reali di utilizzo, sull’affidabilità nel tempo e sull’integrazione con sistemi di accumulo e piattaforme digitali.

Un altro tema centrale è quello delle centrali ibride, nelle quali fotovoltaico, accumulo, eolico e sistemi di controllo vengono gestiti come un’unica infrastruttura energetica. È una direzione che riflette l’evoluzione dell’intero settore: produrre energia rinnovabile non è più sufficiente, occorre renderla programmabile, flessibile e sempre più integrata con le esigenze della rete elettrica.

Lasciando Monaco, la sensazione è che Intersolar 2026 abbia confermato una tendenza ormai evidente: il futuro non appartiene ai singoli componenti, ma alla capacità di far dialogare tecnologie diverse all’interno di un sistema energetico intelligente. Ed è proprio questa integrazione a rappresentare oggi la vera frontiera dell’innovazione.

 

Le idee che portiamo a casa da Intersolar Europe 2026

L’edizione 2026 di Intersolar Europe ha lanciato un messaggio chiaro: la transizione energetica è entrata in una nuova fase. Non si parla più soltanto di produrre energia da fonti rinnovabili, ma di renderla disponibile 24 ore su 24, grazie all’integrazione tra fotovoltaico, sistemi di accumulo, digitalizzazione e gestione intelligente delle reti. È proprio questo il concetto di 24/7 Renewable Energy Supply, che ha guidato gran parte dei contenuti della manifestazione.

Per Raptech, visitare un appuntamento internazionale come Intersolar Europe significa confrontarsi con i principali protagonisti del settore, approfondire le evoluzioni tecnologiche e individuare le soluzioni che, nei prossimi anni, contribuiranno a rendere gli impianti sempre più efficienti, affidabili e orientati alle reali esigenze di aziende e professionisti.

Le tre giornate trascorse a Monaco hanno confermato che il futuro del fotovoltaico passa attraverso sistemi sempre più integrati, dove moduli, inverter, batterie, software di gestione ed energia digitale lavorano come un unico ecosistema. Una direzione che richiede competenze trasversali, aggiornamento continuo e la capacità di selezionare le soluzioni più affidabili in un mercato in continua evoluzione.

Torniamo da Monaco con nuove idee, nuovi spunti e una consapevolezza ancora più forte: accompagnare imprese e professionisti nella transizione energetica significa guardare oltre il singolo impianto, progettando soluzioni complete, efficienti e pronte ad affrontare le sfide dei prossimi anni.

Teledistacco - Raptech

Dalla scorsa primavera, molti operatori del settore fotovoltaico si sono trovati di fronte a un evento inatteso: impianti spenti da remoto, nel pieno della giornata produttiva. Non un guasto, non un problema tecnico. Un comando di distacco arrivato dalla rete.

È l’effetto concreto della Delibera ARERA 23/2026/E/eel, in vigore dal 16 marzo scorso. Per capire cosa sta succedendo, e cosa ci aspetta nei mesi estivi, è utile fare un passo indietro.

 

Cos’è la procedura RiGeDi

RiGeDi (Riduzione della Generazione Distribuita) è la procedura con cui Terna, tramite le imprese distributrici, può ordinare il distacco da remoto degli impianti di generazione distribuita quando la produzione supera la capacità di assorbimento della rete. Attraverso questa procedura, Terna può operare azioni di modulazione straordinaria a scendere mediante teledistacco degli impianti di generazione distribuita, al fine di garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale.

Il meccanismo non è una novità assoluta. L’Allegato A.72 al Codice di Rete trova applicazione per gli impianti fotovoltaici ed eolici con potenza nominale complessiva pari o superiore a 100 kW connessi alle reti di media tensione. Quello che è cambiato con la delibera di febbraio è la serietà con cui viene applicato, e le conseguenze economiche per chi non si è adeguato.

 

La novità della Delibera 23/2026: dall’obbligo tecnico all’enforcement economico

Fino a marzo, molti impianti risultavano formalmente predisposti al teledistacco ma di fatto non operativi: modem non comunicanti, comandi non eseguiti, prove non superate. Una situazione diffusa e per lo più tollerata. Con la Delibera 23/2026, ARERA ha introdotto meccanismi di enforcement economico per gli impianti che non rispettano gli obblighi di teledistacco. Il teledistacco non è più solo un requisito tecnico da dichiarare, ma un obbligo operativo con conseguenze economiche dirette.

Le conseguenze sono precise e già operative. A partire dal 16 marzo 2026, per gli impianti non conformi è sospesa la remunerazione dell’energia immessa in rete fino all’avvenuto adeguamento. La misura riguarda anche gli impianti con convenzione attiva con il GSE, per i quali è temporaneamente bloccata l’erogazione delle partite economiche spettanti.

Entro il 15 marzo 2026, e-Distribuzione ha trasmesso a Terna e GSE l’elenco dei produttori i cui modem non comunicano con il sistema di teledistacco RiGeDi, oppure, pur comunicando, non attuano i comandi di distacco a seguito delle prove effettuate. Per questi impianti, il blocco dei ricavi è attivo da ormai tre mesi.

 

Perché l’estate è il momento più critico

Nei primi due mesi del 2026, la produzione fotovoltaica italiana è cresciuta del 21% rispetto allo stesso periodo del 2025. Con giugno e luglio, le settimane di picco assoluto della generazione solare, le situazioni di overgeneration nella rete di distribuzione diventano strutturalmente più frequenti e più intense.

La rete italiana è costruita per distribuire energia, non per gestire flussi bidirezionali massicci su scala distribuita. Il teledistacco è lo strumento con cui il sistema si protegge quando la generazione locale supera la capacità di smaltimento. In estate, questo strumento viene utilizzato molto più spesso che in qualsiasi altro periodo dell’anno. Chi non ha ancora regolarizzato la propria posizione si troverà esposto a distacchi più frequenti e a una sospensione dei ricavi che si prolunga.

Il contesto strutturale lo descrive bene l’EU Solar Market Outlook 2025–2030 di SolarPower Europe: la mancanza di flessibilità di sistema, storage, demand response, digitalizzazione della rete, sono oggi il principale freno alla crescita del fotovoltaico europeo. Il teledistacco è, in questo senso, una misura emergenziale che supplisce a soluzioni strutturali ancora insufficienti. Funziona, ma il costo operativo ricade direttamente sugli operatori non conformi.

 

Le implicazioni per chi gestisce un portafoglio

Per chi gestisce più impianti, questo introduce una variabile nuova nel controllo degli asset: non basta sapere che un impianto sta producendo. Bisogna sapere se ha ricevuto comandi di distacco, per quanto tempo è rimasto inattivo su ordine della rete, e se quella inattività è stata correttamente registrata ai fini della rendicontazione degli incentivi e dei ricavi da vendita.

Un impianto distaccato per ordine di Terna non è un impianto in guasto. Ma se il dato di produzione non viene riconciliato con l’evento di distacco, il rischio è una discrepanza silenziosa tra produzione attesa e produzione effettiva, con ricadute dirette sul controllo degli incentivi, sulla verifica delle fatture dei trader e sulla gestione dei contratti PPA.

 

Cosa fare adesso

Per chi ha impianti ancora non conformi, il tempo utile per intervenire prima del picco estivo si sta esaurendo. Le azioni prioritarie sono verificare lo stato del modem di teledistacco, riscontrare l’esito delle prove effettuate dal distributore e, se il blocco dei ricavi è già scattato, attivarsi per ottenere la riattivazione delle partite economiche sospese presso il GSE.

Per chi è già conforme, l’attenzione si sposta sul monitoraggio: distinguere i periodi di distacco ordinato da quelli di effettiva sotto-produzione, tenere traccia della frequenza e della durata dei distacchi, e verificare che i dati di produzione trasmessi al GSE riflettano correttamente la realtà operativa dell’impianto.

Il fotovoltaico italiano produce più che mai. La rete sta imparando a gestirlo. Il disallineamento tra i due processi, per ora, si scarica su chi non ha ancora fatto i conti con questa nuova normalità.

Fonti: ARERA Delibera 23/2026/E/eel; e-Distribuzione; QualEnergia; Terna, Codice di Rete Allegato A.72.

 

Una vasta esperienza internazionale come asset manager e ora co-founder di TAKUU CONSULTING: Giorgio Bonamini risponde alle nostre domande sul presente e futuro del mercato fotovoltaico.

 

Giorgio, dopo una lunga esperienza nel settore delle energie rinnovabili, hai deciso di fondare una tua società di consulenza. Qual è stata la scintilla che ti ha spinto a fare questo passo?

Dopo quasi dieci anni nel settore delle energie rinnovabili, ho maturato una profonda conoscenza nella gestione e ottimizzazione degli asset fotovoltaici. La decisione di fondare TAKUU CONSULTING nasce dalla volontà di offrire un servizio altamente specializzato, capace di rispondere alle nuove esigenze del mercato. Insieme ad Alejandro Invernon Iglesias, co-fondatore di TAKUU, abbiamo riconosciuto che il settore stava raggiungendo una fase di maturità, in cui la gestione professionale degli asset esistenti e futuri diventa fondamentale per garantire performance e valore nel tempo. La nostra esperienza pluriennale ci permette di proporre soluzioni innovative e personalizzate per ogni cliente.

 

Qual è la missione della tua nuova realtà e a quali attori del mercato si rivolge principalmente?

La missione di TAKUU CONSULTING è massimizzare il valore degli asset rinnovabili dei nostri clienti, gestendoli con la stessa cura, responsabilità e visione strategica che dedicheremmo a impianti di nostra proprietà. Offriamo servizi di asset management trasparenti e indipendenti, integrando competenze tecniche, finanziarie e operative per ottimizzare performance, costi e processi lungo tutto il ciclo di vita dell’impianto.

Ci rivolgiamo principalmente a investitori istituzionali, IPP e fondi di investimento, supportando i loro team interni di asset management con soluzioni flessibili e scalabili, sia in fasi di gestione ordinaria che in contesti di operazioni straordinarie o consolidamento di portafoglio. Lavoriamo anche a fianco di comunità di proprietari e consorzi locali, offrendo strumenti professionali per valorizzare gli impianti, semplificare la governance e migliorare la redditività a lungo termine.

 

L’asset management nel fotovoltaico è un ambito strategico ma spesso poco valorizzato. In cosa si traduce concretamente il valore aggiunto di una buona gestione degli asset?

Un asset management professionale nel fotovoltaico consente di massimizzare la redditività degli impianti, garantendo il controllo sull’operato dell’O&M, l’allineamento dei ricavi con la produzione reale e l’ottimizzazione dei costi grazie a sinergie tra fornitori. Inoltre, la gestione attiva dei contratti PPA e dei sistemi di accumulo permette di mitigare i rischi di mercato e di valorizzare gli asset anche in scenari complessi. Un approccio strategico all’asset management si traduce in maggiore efficienza, affidabilità e sostenibilità economica degli impianti fotovoltaici.

 

Hai avuto esperienza diretta su più mercati europei: quali sono, a tuo avviso, le principali differenze tra Italia e Spagna in termini di approccio al fotovoltaico e maturità degli operatori?

Nel corso degli anni ho lavorato intensamente in entrambi i mercati, il che mi ha permesso di osservare in prima persona come si siano sviluppati e consolidati l’Italia e la Spagna nel settore fotovoltaico. Sebbene entrambi i Paesi siano chiaramente impegnati nella transizione energetica, l’approccio che adottano è diverso, sia a livello normativo che operativo.

Nel caso della Spagna, la crescita è stata molto rapida negli ultimi anni. L’espansione della capacità installata — oltre 35 GW fino al 2024 — e la proliferazione di contratti PPA con grandi aziende come Amazon ne sono una dimostrazione. Questa dinamica è stata possibile grazie alla presenza di utility con una grande capacità esecutiva. Ho anche visto come l’abolizione dell’“impuesto al sol” nel 2018 abbia rappresentato un punto di svolta importante, e come da allora molti processi siano stati semplificati. Tuttavia, ci sono ancora delle sfide: il quadro normativo avanza, ma ci sono ritardi significativi nei permessi per lo storage e nell’adeguamento della rete, soprattutto nei progetti su larga scala. Il recente Real Decreto-ley 7/2025 cerca di correggere questa situazione, ma la sua applicazione è ancora troppo recente per valutarne i risultati.

Dall’altro lato, l’Italia ha un percorso più consolidato. L’esperienza acquisita durante il periodo del Conto Energia si riflette in operatori con una forte cultura tecnica e un approccio rigoroso alla gestione normativa. Tuttavia, ho potuto constatare che lo sviluppo di nuovi progetti incontra processi autorizzativi più complessi, soprattutto a causa della mancanza di armonizzazione tra i livelli statale e regionale, e delle restrizioni paesaggistiche in alcune aree.

In sintesi, si tratta di due mercati con punti di forza complementari: uno più istituzionale e tecnico, l’altro più dinamico e orientato alla scala. Aver lavorato in entrambi mi consente di comprendere queste differenze e applicare il meglio di ciascun approccio nelle soluzioni che offriamo da TAKUU.

 

In Italia si parla sempre più di repowering e revamping. È davvero questa la nuova frontiera o stiamo sottovalutando altri asset o dinamiche emergenti?

Repowering e revamping sono oggi fondamentali per valorizzare gli asset esistenti, ma la vera frontiera è rappresentata dallo sviluppo di impianti ibridi, integrando fotovoltaico, eolico e sistemi di accumulo (BESS). L’evoluzione del mercato, con l’aumento dei curtailment e la crescita della quota di rinnovabili, richiede competenze trasversali e una gestione avanzata dei nuovi modelli di revenue stacking. TAKUU CONSULTING supporta i clienti in questa transizione, offrendo consulenza tecnica e strategica su misura

 

Come vedi evolversi il ruolo della consulenza tecnica e strategica nel fotovoltaico da qui ai prossimi 5 anni? Ci sarà più spazio per operatori indipendenti e specializzati come te?

Nei prossimi cinque anni, la consulenza tecnica e strategica nel fotovoltaico sarà sempre più richiesta, soprattutto per la gestione di PPA e sistemi di accumulo. L’aumento degli asset rinnovabili e la complessità dei nuovi modelli di business renderanno indispensabile affidarsi a partner indipendenti e altamente specializzati come TAKUU CONSULTING, capaci di offrire soluzioni personalizzate, flessibili e, soprattutto, rapide.

 

Un consiglio che daresti a un giovane professionista che vuole entrare oggi nel mondo del fotovoltaico e dell’asset management?

Il fotovoltaico è un settore in piena espansione, con molte opportunità reali per chi ha voglia di imparare. Il mio consiglio è di costruirsi competenze trasversali: capire bene sia la parte tecnica che quella economico-finanziaria. L’asset management, in particolare, ti dà una visione completa di come funziona davvero un impianto e di cosa serve per farlo rendere nel tempo. È un ambito dinamico, concreto, dove si lavora su problemi veri e dove si cresce in fretta, soprattutto se si ha un approccio pratico e orientato ai risultati.

Il Solar Quality Summit 2025, tenutosi a Barcellona il 18 e 19 febbraio, ha riunito esperti del settore per discutere il futuro delle operazioni e manutenzione (O&M), dell’EPC e della gestione degli asset nel settore fotovoltaico. L’evento, organizzato da SolarPower Europe, ha offerto approfondimenti su temi cruciali come la garanzia della qualità, la sicurezza informatica, l’integrazione dell’IA, lo sviluppo della forza lavoro e l’economia circolare.

 

L’Importanza della Qualità nell’Energia Solare

Uno degli aspetti più rilevanti emersi nel corso del summit è stato il valore della qualità come vantaggio competitivo. Investire in componenti e pratiche di alta qualità non solo aumenta la durata degli impianti, ma rappresenta un fattore chiave per la competitività delle aziende nel mercato. È stato sottolineato come ogni euro investito in qualità si traduca in maggiore affidabilità e minori problemi nel lungo termine.

Un altro tema cruciale è stato il ruolo della digitalizzazione e automazione. L’adozione dell’intelligenza artificiale e dell’automazione può ridurre l’intervento umano e ottimizzare i processi di gestione degli impianti fotovoltaici, ma affinché ciò avvenga è necessario un cambio culturale all’interno delle aziende. Inoltre, la interoperabilità tra piattaforme digitali è stata identificata come un elemento essenziale per migliorare l’efficienza e la scalabilità delle soluzioni tecnologiche.

 

Le Minacce della Sicurezza Informatica nei Sistemi Fotovoltaici

Con l’aumento dell’interconnessione tra gli asset solari, il tema della cybersecurity è diventato centrale. Durante il summit sono stati analizzati numerosi casi reali, tra cui l’adozione di misure restrittive da parte di alcuni governi nei confronti di inverter provenienti da paesi ritenuti a rischio. È stato evidenziato che le principali vulnerabilità riguardano fattori umani, come il rischio di attacchi di phishing, ma anche la sicurezza fisica degli impianti.

Per affrontare queste sfide, l’Unione Europea ha introdotto il regolamento NIS2, che mira a migliorare l’affidabilità degli asset e la protezione dei dati, fornendo linee guida più rigorose per la sicurezza informatica.

 

Il Mercato Solare Europeo in Evoluzione

Nonostante la crescita costante del fotovoltaico in Europa, si iniziano a osservare segnali di rallentamento in alcuni paesi. La Germania si avvia a diventare il primo mercato europeo a superare i 100GW di capacità installata, mentre l’Italia e la Spagna continuano a spingere la crescita, in particolare nel segmento delle installazioni su larga scala. Al contrario, Francia e Polonia prevedono uno sviluppo più moderato.

Un dato significativo è che cinque dei dieci principali mercati solari europei hanno registrato una riduzione delle installazioni nel 2024 rispetto al 2023. Questo trend porta alla necessità di nuove strategie politiche per sostenere il settore. Tra le principali raccomandazioni emerse durante il summit, vi è la necessità di garantire stabilità normativa per favorire gli investimenti, promuovere una maggiore flessibilità ed elettrificazione e rafforzare la produzione europea per ridurre la dipendenza dalle importazioni.

 

L’Accumulazione di Energia: Il Prossimo Passo per il Fotovoltaico

Con la continua riduzione dei costi delle batterie, emergono nuovi modelli di business per il loro utilizzo. In alcuni paesi si sta affermando il modello del Battery-as-a-Service, mentre in altri il quadro normativo più flessibile apre opportunità di mercato diverse. Tuttavia, rimangono ancora alcune sfide, tra cui le preoccupazioni sulla sicurezza, la necessità di garanzie affidabili e la copertura assicurativa adeguata. Inoltre, si è discusso del fatto che scegliere inverter e batterie dello stesso produttore potrebbe ridurre il rischio operativo.

 

L’Intelligenza Artificiale nella Manutenzione degli Impianti Fotovoltaici

L’intelligenza artificiale sta trasformando la gestione degli impianti fotovoltaici, migliorando il monitoraggio della qualità e riducendo i costi operativi. Una delle innovazioni più promettenti riguarda l’uso di droni dotati di IA per ispezionare gli impianti, permettendo di individuare eventuali anomalie con maggiore precisione e tempestività.

Tra le tecnologie emergenti, si è parlato della possibilità di implementare droni automatizzati per monitoraggi continui, dell’utilizzo dell’IA per la gestione della vegetazione e dello sporco sugli impianti e dell’adozione di interfacce basate su intelligenza artificiale generativa, che potrebbero sostituire i tradizionali dashboard con sistemi conversazionali più intuitivi.

Sviluppo della Forza Lavoro: Un Settore in Crescita, ma con Carenza di Competenze

Il rapido sviluppo del settore fotovoltaico richiede sempre più lavoratori qualificati. Secondo le stime presentate durante il summit, mentre nel 2023 il settore impiegava 830.000 persone, per raggiungere gli obiettivi di transizione energetica ne saranno necessari almeno 1 milione nei prossimi anni.

Tuttavia, vi sono diverse criticità. Le competenze richieste includono la gestione di SCADA, sistemi in corrente continua e alta tensione, e la mancanza di un approccio formativo standardizzato rappresenta una sfida per il settore. Inoltre, si prevede un deficit del 20% di personale qualificato, che potrebbe rallentare l’espansione del mercato.

 

Verso un’Economia Circolare nel Fotovoltaico

Uno dei temi più innovativi trattati al summit è stato il riutilizzo dei pannelli solari, inverter e componenti di ricambio. Attualmente, il design dei moduli fotovoltaici non facilita la riparazione e la mancanza di standard di certificazione ostacola la diffusione del mercato del riuso. Inoltre, la disponibilità dei consumatori a pagare un sovrapprezzo per prodotti ricondizionabili è ancora incerta.

Per affrontare queste problematiche, la Convenzione di Basilea ha stabilito regole per la gestione dei rifiuti elettronici, regolando il trasporto e il riutilizzo dei componenti fotovoltaici in modo più responsabile e sostenibile.

Conclusioni

Il Solar Quality Summit 2025 ha evidenziato come il futuro dell’energia solare dipenda fortemente dalla garanzia della qualità, dalla trasformazione digitale, dalla sicurezza informatica e dalla formazione di una forza lavoro qualificata. Mentre il settore continua a crescere, sarà fondamentale affrontare i rischi emergenti, adeguarsi ai cambiamenti normativi e adottare strategie innovative per garantire un mercato solare sostenibile e resiliente.

Il messaggio chiave? Investire oggi in qualità e innovazione significa garantire un futuro più solido e duraturo per l’industria solare.

 

La terza edizione di KEY – The Energy Transition Expo si è svolta al Rimini Expo Centre dal 5 al 7 marzo 2025, affermandosi come uno degli eventi europei più rilevanti dedicati alle tecnologie e soluzioni per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili. L’evento, che riunisce esperti, aziende e innovatori da tutto il mondo, mira a esplorare le sfide e le opportunità di un futuro sostenibile.

L’efficienza energetica è al centro del dibattito globale, considerata essenziale per ridurre l’impatto ambientale e promuovere un uso sostenibile delle risorse. In un’epoca in cui le politiche climatiche stanno accelerando, KEY 2025 si pone come catalizzatore per il cambiamento, offrendo una piattaforma per discutere e sviluppare strategie efficaci. Questo evento sottolinea l’importanza dell’efficienza energetica e la promuove come pilastro fondamentale per un futuro più sostenibile.

 

Numeri da record di KEY 2025

L’edizione 2025 di KEY – The Energy Transition Expo ha registrato numeri da record, confermando il suo crescente impatto nel settore energetico globale. Con un aumento del 20% rispetto al 2024, l’affluenza totale ha raggiunto cifre senza precedenti. La presenza internazionale ha segnato un incremento del 40%, sottolineando l’attrattiva globale dell’evento e la sua rilevanza nel dialogo sulla transizione energetica.

Oltre 1.000 espositori hanno partecipato, di cui più del 30% provenienti dall’estero, dimostrando una varietà e diversità di soluzioni presentate. Inoltre, 350 buyer ospitati e delegazioni da oltre 50 paesi hanno arricchito l’evento. Il centro espositivo di Rimini ha ospitato l’expo su 90.000 m² di spazio, suddiviso in 20 padiglioni.

Con più di 160 eventi, conferenze e workshop, KEY 2025 ha dimostrato una crescita significativa rispetto alle edizioni precedenti. Questi dati non solo riflettono il successo dell’evento, ma anche la sua capacità di attrarre un pubblico diversificato e di rafforzare la sua presenza a livello globale.

 

Obiettivi di KEY 2025

Gli obiettivi principali di KEY – The Energy Transition Expo 2025 sono stati focalizzati sull’accelerazione della transizione energetica e sul favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili in Europa e nel mondo. Ecco i punti chiave:

  1. Promuovere le Energie Rinnovabili

KEY 2025 ha puntato a favorire la diffusione delle fonti rinnovabili come solare, eolico, idrogeno verde e accumulo energetico, mettendo in evidenza le tecnologie più avanzate e i progetti di punta.

  1. Sostenere la decarbonizzazione

Un obiettivo centrale è stato aiutare aziende e istituzioni a ridurre l’impronta di carbonio attraverso soluzioni di efficienza energetica, strategie per la neutralità climatica e incentivi per l’elettrificazione dei consumi.

  1. Innovazione tecnologica e digitalizzazione

L’evento ha promosso l’integrazione delle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale e l’IoT, per ottimizzare la produzione, distribuzione e consumo di energia.

  1. Sviluppo di infrastrutture sostenibili

Particolare attenzione è stata dedicata ai sistemi di accumulo di energia, alle reti intelligenti (smart grid) e all’integrazione dell’idrogeno come vettore energetico del futuro.

  1. Favorire la collaborazione tra settori

KEY 2025 ha incentivato partnership tra imprese, startup, istituzioni e università per accelerare la ricerca e lo sviluppo nel campo delle energie rinnovabili.

  1. Formazione e Green Jobs

Attraverso il programma Green Jobs & Skills, l’evento ha offerto opportunità di formazione e networking per professionisti e giovani talenti, supportando la crescita dell’occupazione nel settore della transizione energetica.

  1. Focus su Mobilità Elettrica e Città Sostenibili

L’evento ha dedicato un’area all’e-mobility, ai trasporti a zero emissioni e alla trasformazione urbana sostenibile, con progetti pilota per smart cities.

Questi obiettivi hanno reso KEY 2025 un appuntamento strategico per la crescita delle energie rinnovabili e della sostenibilità ambientale.

 

Settori Espositivi di KEY 2025

Nel contesto di KEY 2025, la fiera si è articolata in sette aree merceologiche, ognuna delle quali  gioca un ruolo cruciale nella transizione energetica. Questi settori offrono piattaforme per l’innovazione e il dialogo, contribuendo a una transizione energetica più sostenibile e inclusiva.

SEC – Solar Expo & Conference: dedica spazio alle tecnologie solari, promuovendo discussioni sull’energia solare come fonte rinnovabile primaria.

WEM – Wind Expo for Med: focalizzato sull’energia eolica, esplora le opportunità del vento, specialmente nella regione del Mediterraneo.

KSE – Key Storage Expo: sottolinea l’importanza delle soluzioni di stoccaggio energetico per migliorare l’efficienza dei sistemi energetici.

HYPE – Hydrogen Power Expo: esplora il potenziale dell’idrogeno come vettore energetico, supportato da avanzamenti nelle celle a combustibile.

EFFI – Energy Efficiency Expo: presenta tecnologie e misure per ridurre il consumo energetico, essenziali per una maggiore efficienza.

EME – e-Mobility Expo: si concentra sulla mobilità elettrica, promuovendo veicoli elettrici e infrastrutture di ricarica sostenibili.

Sustainable City: dedica attenzione alla sostenibilità urbana, promuovendo pratiche che supportano lo sviluppo di città verdi.

Questi settori non solo delineano il percorso della transizione energetica, ma creano anche un ecosistema dinamico per l’innovazione e la collaborazione tra aziende, investitori e istituzioni.

 

Politiche Energetiche in Evoluzione

Durante l’evento KEY 2025, sono state affrontate diverse politiche e normative legate alla transizione energetica e al cambiamento climatico. L’Unione Europea sta vivendo un’accelerazione delle politiche climatiche che mirano a bilanciare la sicurezza energetica con ambiziosi obiettivi di transizione verde. Il Green Deal Europeo rimane centrale, ponendo l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. Tuttavia, le normative devono essere adattate per affrontare le sfide emergenti e ottimizzare i programmi avanzati di transizione energetica.

Le nuove normative prevedono incentivi per tecnologie a basso contenuto di carbonio, come l’idrogeno verde, che potrebbero rivoluzionare le industrie ad alta intensità energetica. Gli incentivi finanziari sono progettati per attrarre investimenti in energie rinnovabili, con un focus particolare su solare, eolico e tecnologie innovative come i piccoli reattori modulari (SMR). Inoltre, la roadmap sul finanziamento climatico sta cercando di colmare il gap di finanziamento del clima, coinvolgendo il settore privato. Queste legislazioni includono misure per facilitare l’integrazione delle tecnologie sostenibili e incentivare le aziende a investire in progetti di energia pulita. L’evento ha messo in evidenza:

  • Accelerazione delle politiche energetiche e climatiche: si è discusso delle opportunità offerte dal mercato delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, con un focus sull’integrazione delle normative europee e nazionali.
  • Supporto istituzionale: la partecipazione di delegati e decision maker da oltre 50 Paesi, grazie al supporto del Ministero degli Affari Esteri e dell’Agenzia ICE, ha sottolineato l’importanza di un approccio globale.
  • Progetti innovativi: sono stati presentati programmi come Green Jobs & Skills, volti a promuovere l’incontro tra aziende e giovani talenti, in linea con le normative sullo sviluppo sostenibile

Un esempio significativo è l’introduzione di incentivi fiscali per l’installazione di pannelli solari domestici. Queste agevolazioni economiche sono pensate per ridurre i costi iniziali e rendere più accessibile l’energia solare ai consumatori. Inoltre, sono stati proposti incentivi per le imprese che sviluppano tecnologie di accumulo energetico, essenziali per migliorare la stabilità delle reti elettriche.

Queste politiche non solo promuovono una transizione energetica sostenibile, ma creano anche opportunità di crescita economica e occupazionale, incentivando l’adozione di tecnologie verdi su larga scala.

 

Innovazione attraverso la Ricerca e Sviluppo

Alla KEY 2025, le innovazioni tecnologiche hanno giocato un ruolo cruciale nel delineare il futuro del settore energetico. Una delle tendenze emergenti è l’AI Autonomy, che prevede un futuro dove l’intelligenza artificiale opererà in modo autonomo, richiedendo una nuova relazione di fiducia tra aziende e consumatori. Questo permette di sfruttare appieno le capacità dell’AI, migliorando l’efficienza e l’innovazione.

Un’altra innovazione significativa è il The Binary Big Bang, un concetto che rappresenta un cambiamento radicale nei sistemi tecnologici, guidato da modelli di fondazione che migliorano l’elaborazione del linguaggio naturale. Questo fenomeno è destinato a moltiplicare l’output digitale, accelerando l’innovazione.

Tra i progetti innovativi presentati, spiccano SouthTown ad Ann Arbor e il Sunset Park Solar a Brooklyn. SouthTown promuove l’energia democratica con sistemi off-grid, mentre Sunset Park Solar è un esempio di progetto solare comunitario che riduce le emissioni di gas serra. Entrambi i progetti dimostrano l’importanza dell’innovazione nel raggiungimento di una transizione energetica sostenibile.

Un’altra tecnologia di rilievo è il biometano europeo, in rapida crescita, che offre un’alternativa sostenibile ai combustibili fossili. La Francia, in particolare, si sta affermando come leader, e questo sviluppo contribuisce a ridurre le emissioni di carbonio e a migliorare la sicurezza energetica.

Inoltre, il sistema I-REC sta evolvendo, introducendo nuovi prodotti e sistemi di tracciamento che aumentano la trasparenza e la responsabilità nel sourcing delle energie rinnovabili.

Le collaborazioni tra aziende e istituzioni sono state un altro pilastro dell’innovazione presentata. Il progetto Clean Power Prescription del Boston Medical Center, ad esempio, ha dimostrato come le partnership possano ridurre le bollette elettriche dei pazienti a basso reddito, migliorando al contempo i risultati sanitari. Queste iniziative evidenziano l’importanza di unire risorse e competenze per affrontare le sfide della transizione energetica.

In sintesi, le tecnologie esposte a KEY 2025 migliorano l’efficienza energetica e rappresentano il futuro della transizione energetica, offrendo soluzioni integrate che possono essere implementate a livello globale.

 

KEY 2025 ha messo in luce le sfide legate alla transizione energetica, tra cui l’aumento della domanda elettrica e le dinamiche geopolitiche in evoluzione. Tuttavia, ha anche evidenziato innumerevoli opportunità, come l’integrazione di tecnologie digitali e i progetti innovativi che promuovono la sostenibilità. Questi elementi dimostrano la necessità di soluzioni creative e collaborazioni strategiche per affrontare un futuro energetico più verde.

La prossima edizione di KEY – The Energy Transition Expo è già in programma! Si terrà a Rimini dal 4 al 6 marzo 2026. Sarà un’altra occasione per esplorare le innovazioni e le opportunità legate alla transizione energetica. Con il successo delle edizioni precedenti, possiamo aspettarci un evento ancora più ricco e stimolante.

 

Negli ultimi anni, l’espansione degli impianti fotovoltaici in Italia ha raggiunto livelli senza precedenti. Tra gennaio e giugno 2024, sono stati installati 3,34 GW di nuova potenza fotovoltaica, un incremento del 145% rispetto allo stesso periodo del 2023. In totale, a giugno 2024 risultavano in esercizio 1,763,977 impianti fotovoltaici per una potenza complessiva di 33,62 GW. Questa crescita è stata trainata principalmente dagli impianti di grande taglia (utility-scale), che hanno registrato un incremento del 240%. Questa notevole crescita riflette l’impegno del paese verso una maggiore sostenibilità energetica e l’adozione di fonti rinnovabili.

Un fattore chiave per massimizzare l’efficienza di questi impianti è lo storage dell’energia. I sistemi di storage permettono di immagazzinare l’elettricità in eccesso prodotta da fonti rinnovabili, rendendola disponibile quando necessario e aumentando la flessibilità della rete elettrica. Questi non solo bilanciano la domanda e l’offerta, ma stabilizzano anche la rete elettrica, integrando efficacemente le fonti rinnovabili.

Come Funziona lo Storage Fotovoltaico

Lo storage di energia è essenziale per ottimizzare l’utilizzo degli impianti fotovoltaici. Questo sistema consente di accumulare l’elettricità in eccesso prodotta durante le ore di picco solare, per poi rimetterla in rete o utilizzarla quando la produzione è bassa.

Il cuore dei sistemi di storage sono le batterie, che trasformano l’energia solare in energia chimica, per poi riconvertirla in elettricità.

Il processo di immagazzinamento dell’energia negli impianti fotovoltaici è fondamentale per ottimizzare l’uso delle risorse solari. Inizia con i pannelli solari che catturano l’energia solare, convertendola in energia elettrica in corrente continua (DC). Questa energia viene poi trasferita a un sistema di accumulo, solitamente costituito da batterie, che la immagazzina per utilizzi futuri.

Il passo successivo è la conversione dell’energia immagazzinata. Le batterie conservano l’energia in forma di corrente continua, ma per alimentare la maggior parte degli elettrodomestici e dispositivi, è necessaria la conversione in corrente alternata (AC). Un inverter svolge questo compito, rendendo l’energia utilizzabile per il consumo domestico o per essere immessa nella rete elettrica.

Immagina il processo come un diagramma semplificato: l’energia solare viene raccolta dai pannelli ➔ immagazzinata nelle batterie ➔ convertita da DC a AC ➔ utilizzata o distribuita.

Questa tecnologia consente di sfruttare al meglio l’energia solare, riducendo la dipendenza dalla rete e supportando una transizione verso un futuro energetico più sostenibile.

Tipi di Batterie per Impianti Fotovoltaici

Quando si tratta di batterie per impianti fotovoltaici, le scelte principali includono:

Batterie al Piombo-Acido: queste batterie utilizzano piastre di piombo immerse in acido solforico. Sono note per il loro costo inferiore e affidabilità consolidata, ma tendono ad essere più pesanti e ingombranti. Richiedono anche una manutenzione regolare.

Batterie agli Ioni di Litio: queste batterie offrono una maggiore densità energetica e durata del ciclo di vita rispetto alle batterie al piombo. Sono più leggere e compatte, rendendole ideali per applicazioni mobili e residenziali, ma hanno un costo di produzione più elevato.

La scelta tra questi due tipi di batterie dipende dalle specifiche esigenze energetiche e dai costi che si è disposti a sostenere. Le batterie agli ioni di litio, ad esempio, sebbene più costose, offrono maggiori vantaggi in termini di efficienza e durata, risultando una scelta popolare per chi cerca soluzioni di energia rinnovabile più avanzate.

Vantaggi dello Storage Fotovoltaico

Integrare lo storage negli impianti fotovoltaici offre numerosi vantaggi che potenziano l’efficienza e la sostenibilità energetica. Vediamo come:

  • Ottimizzazione dell’uso dell’energia solare: lo storage permette di utilizzare l’energia solare non appena è disponibile, immagazzinando l’eccesso per i momenti di necessità, come la notte o le giornate nuvolose. Questo sistema dinamico riduce lo spreco e massimizza l’autoconsumo;
  • Riduzione dei costi energetici: utilizzando l’energia immagazzinata durante le ore di punta, è possibile ridurre la dipendenza dalla rete elettrica e quindi risparmiare sui costi energetici;
  • Maggiore indipendenza energetica: utilizzando l’energia immagazzinata, gli utenti possono diminuire la loro dipendenza dalle fluttuazioni dei prezzi dell’energia elettrica e dalle interruzioni di corrente, guadagnando maggiore autonomia energetica e stabilità;
  • Gestione ottimale dell’energia: lo storage fotovoltaico consente di gestire in modo ottimale l’energia prodotta dai pannelli solari, evitando sprechi e ottimizzando il consumo per massimizzare l’efficienza energetica;
  • Riduzione delle emissioni di CO2: utilizzando l’energia solare e immagazzinata, si contribuisce alla riduzione delle emissioni di gas serra e all’adozione di fonti energetiche più sostenibili;
  • Maggiore sicurezza energetica: Con lo storage fotovoltaico, si ha maggiore sicurezza energetica in caso di blackout o emergenze, poiché si dispone di una fonte alternativa di energia.

In sintesi, lo storage fotovoltaico sta trasformando il settore energetico rendendolo più sostenibile, resiliente e innovativo.

Panorama dei Sistemi di Accumulo in Italia

Il panorama dei sistemi di accumulo in Italia è in continua evoluzione, con diversi segmenti che mostrano trend diversi. Ecco un riepilogo delle principali tendenze e sviluppi:

Segmenti di Accumulo

  1. Segmento Residenziale: ha registrato una contrazione del 25% nel numero di installazioni, principalmente a causa della fine del Superbonus 110%. Anche la potenza e la capacità sono diminuite del 31% e del 29% rispettivamente;
  2. Segmento Commerciale-Industriale (C&I): ha visto una flessione del 18% nel numero di installazioni, con una riduzione del 29% nella potenza e del 11% nella capacità;
  3. Segmento Utility Scale: è cresciuto notevolmente, con un incremento del 133% nel numero di unità installate, del 532% nella potenza e del 2877% nella capacità. Questo segmento è trainato dagli impianti vincitori dell’asta del capacity market e dagli impianti merchant.

Tra i progetti di successo, spiccano il TES di Enel e la batteria CO2 di Energy Dome. Queste innovazioni sono esempi concreti dell’impegno italiano verso soluzioni di storage sostenibili e avanzate. Utilizzando materiali comuni e tecnologie innovative, questi progetti riducono la dipendenza da materiali rari e migliorano l’efficienza energetica.

Le politiche nazionali giocano un ruolo fondamentale nel sostenere questa crescita. Gli incentivi governativi e le agevolazioni fiscali stanno incoraggiando l’adozione di sistemi di accumulo, anche se restano da affrontare ostacoli burocratici. Con un miglioramento delle autorizzazioni e delle infrastrutture, l’Italia può consolidare la sua posizione nel mercato globale dello storage.

Futuro dell’Energia con lo Storage Fotovoltaico

Il futuro dello storage fotovoltaico sembra brillante, con tendenze che puntano a una crescente integrazione delle energie rinnovabili nella rete elettrica. Con l’espansione continua degli impianti fotovoltaici, la capacità e la potenza dei sistemi di accumulo seguiranno la stessa traiettoria, migliorando la stabilità della rete elettrica. Si prevede che l’Italia avrà la quota più alta di nuovi sistemi di accumulo di energia in Europa nei prossimi anni, grazie all’ottimizzazione della produzione di energia rinnovabile e alla stabilità della rete. Eventi come il ‘Power Up Your Future ESS Experience Day’ organizzato da Sungrow, hanno sottolineato l’importanza dei sistemi di accumulo per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.

Gli esperti prevedono sviluppi tecnologici significativi, tra cui nuove soluzioni innovative come il PowerTitan 2.0 e il PowerStack 200CS, che promettono di migliorare la stabilità della rete e ridurre i costi energetici. Questo progresso, insieme a una maggiore collaborazione tra i soggetti coinvolti, potrebbe portare a un’era di sistemi di accumulo più efficienti e sostenibili.

La sicurezza dei sistemi di accumulo (BESS) e la loro capacità di mantenere la stabilità della rete elettrica saranno sempre più importanti. Tecnologie come il grid-forming garantiranno una stabilità a lungo termine dei nuovi sistemi energetici

Le politiche a favore delle energie rinnovabili continueranno a sostenere la crescita del settore. Gli incentivi statali e le normative ambientali giocheranno un ruolo cruciale nell’accelerare la transizione verso un futuro energetico più pulito.

In sintesi, il futuro dell’energia con lo storage fotovoltaico si prospetta come un’opportunità per favorire la transizione verso un sistema energetico più sostenibile, efficiente e resiliente, contribuendo alla riduzione delle emissioni di gas serra e alla lotta ai cambiamenti climatici.

AI rinnovabili _ Raptech

Negli ultimi anni, il fermento attorno all’intelligenza artificiale (IA) ha raggiunto il culmine, interessando settori che vanno dall’assistenza sanitaria alla finanza. Tuttavia, mentre ci muoviamo in questo panorama, soprattutto nel regno dell’energia rinnovabile, è fondamentale discernere il confine tra il clamore dell’IA e i suoi benefici tangibili. Con la crescente urgenza del cambiamento climatico, il potenziale dell’IA di supportare il lavoro umano nell’energia rinnovabile promette non solo innovazione, ma soluzioni reali per un futuro sostenibile.

 

Il panorama dell’intelligenza artificiale nelle energie rinnovabili

L’intelligenza artificiale (IA) abbraccia una vasta gamma di tecnologie progettate per permettere alle macchine di imitare i processi cognitivi umani. Nell’ambito delle energie rinnovabili, l’IA offre soluzioni avanzate per ottimizzare la produzione energetica, gestire la risposta alla domanda e migliorare la manutenzione predittiva degli impianti. Le aziende stanno adottando sempre più queste tecnologie per semplificare le operazioni, ridurre i costi e facilitare i processi decisionali, sfruttando la capacità dell’IA di analizzare enormi quantità di dati e fornire risultati rapidi e accurati. Tuttavia, sebbene i progressi nel settore siano promettenti, l’implementazione pratica e la scalabilità di tali tecnologie continuano a rappresentare una sfida.

Ad esempio, gli algoritmi di intelligenza artificiale sono in grado di elaborare grandi quantità di dati provenienti da turbine eoliche e pannelli solari per prevedere con maggiore precisione la produzione di energia. Questa previsione accurata facilita una migliore integrazione delle fonti rinnovabili nelle reti energetiche esistenti, contribuendo a ridurre le interruzioni e a massimizzare l’efficienza operativa. Grazie a queste capacità, l’IA supporta la transizione verso un sistema energetico più flessibile e sostenibile.

Un altro aspetto cruciale è il ruolo dell’IA nella gestione dinamica della domanda di energia. Sfruttando i dati in tempo reale, gli algoritmi possono adattare l’utilizzo e la distribuzione dell’energia in risposta alle fluttuazioni della domanda, garantendo una maggiore stabilità della rete elettrica. Questo approccio non solo assicura una fornitura costante di energia rinnovabile, ma riduce anche lo stress sul sistema energetico complessivo, contribuendo a creare un’infrastruttura energetica più resiliente e sicura.

Oltre all’ottimizzazione della produzione e della distribuzione dell’energia, l’IA sta rivoluzionando la manutenzione predittiva delle risorse rinnovabili. Analizzando i dati operativi e identificando schemi ricorrenti, gli algoritmi di IA possono prevedere guasti imminenti o esigenze di manutenzione prima che si verifichino problemi maggiori. Questo approccio proattivo riduce al minimo i tempi di inattività degli impianti, massimizza l’utilizzo delle risorse e prolunga la vita utile degli impianti eolici e solari, migliorando così l’efficienza complessiva.

 

 

La dicotomia tra clamore e realtà

Nonostante il grande potenziale teorico dell’intelligenza artificiale (IA), la sua messa in pratica non riesce a tenere il passo per diversi motivi, che includono questioni tecniche, economiche, sociali e regolamentari. Ecco alcune delle principali sfide:

  1. Complessità delle infrastrutture: L’integrazione dell’IA richiede infrastrutture tecnologiche avanzate e aggiornate. Molte reti energetiche, ad esempio, sono state progettate prima che l’IA e le energie rinnovabili diventassero centrali nella strategia energetica globale. Adeguare queste reti e installare sensori, software e hardware necessari per l’IA comporta costi elevati e tempi di implementazione lunghi.
  2. Disponibilità e qualità dei dati: L’IA si basa su grandi quantità di dati per funzionare efficacemente. Tuttavia, nelle energie rinnovabili, i dati raccolti possono essere incompleti, disorganizzati o di qualità variabile. La raccolta di dati accurati dalle fonti di energia rinnovabile, come le turbine eoliche o i pannelli solari, può essere complicata, soprattutto in ambienti remoti. Senza dati affidabili, gli algoritmi di IA non possono esprimere il loro pieno potenziale.
  3. Costi iniziali e investimenti: Sebbene l’IA possa generare risparmi a lungo termine, l’implementazione iniziale richiede investimenti significativi. Questo include costi di sviluppo, infrastruttura, hardware, formazione e personalizzazione dei sistemi. Le aziende, soprattutto quelle più piccole, possono avere difficoltà a giustificare questi investimenti iniziali, preferendo soluzioni più tradizionali e meno costose.
  4. Formazione e competenze specializzate: L’utilizzo efficace dell’IA richiede tecnici altamente qualificati in grado di comprendere sia le tecnologie rinnovabili sia le complessità dell’intelligenza artificiale. C’è un divario significativo tra la velocità con cui l’IA avanza e la formazione della forza lavoro necessaria per gestire e mantenere questi sistemi. La mancanza di competenze specializzate ostacola l’adozione diffusa dell’IA.
  5. Sfiducia e resistenza al cambiamento: Molte organizzazioni e operatori possono essere scettici riguardo l’adozione dell’IA, soprattutto per timori legati alla perdita di controllo su sistemi critici o per l’incertezza sui risultati. Questa resistenza culturale e psicologica può rallentare la diffusione delle nuove tecnologie, anche quando queste dimostrano un potenziale miglioramento.
  6. Regolamentazione e governance: L’implementazione dell’IA è regolamentata da normative che spesso non riescono a tenere il passo con l’evoluzione tecnologica. L’integrazione dell’IA nei settori regolamentati come quello energetico richiede linee guida chiare su sicurezza, etica e trasparenza. La mancanza di una regolamentazione adeguata può creare incertezze, rendendo le aziende riluttanti ad adottare l’IA su larga scala.
  7. Scalabilità e personalizzazione: Gli algoritmi di IA sviluppati in laboratorio o per applicazioni specifiche potrebbero non funzionare altrettanto bene in contesti più ampi o differenti. Spesso, un sistema IA che funziona bene in una situazione di piccola scala deve essere riprogettato o adattato per essere implementato su scala industriale. La personalizzazione delle soluzioni IA può essere costosa e complicata.
  8. Interoperabilità: Nei sistemi energetici, l’IA deve integrarsi con tecnologie esistenti che potrebbero non essere compatibili. L’interoperabilità tra nuovi sistemi IA e le infrastrutture e i software già in uso rappresenta una sfida significativa. Le tecnologie devono “comunicare” tra loro, e spesso questo richiede l’implementazione di standard o aggiornamenti che possono rallentare il processo.

In sintesi, mentre l’IA ha un potenziale enorme per trasformare il settore delle energie rinnovabili, il suo impatto è frenato da ostacoli infrastrutturali, economici, normativi e culturali. Affrontare questi problemi richiede investimenti strategici, una regolamentazione più flessibile e un cambiamento di mentalità sia tra gli operatori del settore che tra i responsabili politici.

 

Applicazioni concrete dell’IA

Nonostante gli scetticismi, ci sono casi notevoli in cui l’IA sta avendo un impatto misurabile nel settore della tutela ambientale. Aziende come Google hanno integrato l’IA nei loro data center per ridurre il consumo di energia. Utilizzando algoritmi di apprendimento automatico che analizzano dati in tempo reale, Google avrebbe ridotto del 30% il suo consumo di energia per i sistemi di raffreddamento.

Un’altra applicazione riguarda la gestione dei rifiuti. Sistemi di IA sono utilizzati per ottimizzare i processi di raccolta e smaltimento dei rifiuti, riducendo l’impatto ambientale e migliorando il riciclo. Grazie alla capacità di riconoscimento avanzata, l’IA è in grado di identificare i materiali riciclabili e separare i rifiuti in modo più efficiente rispetto ai metodi tradizionali.

Infine, l’IA viene impiegata nel monitoraggio della qualità dell’aria e dell’acqua, raccogliendo e analizzando grandi quantità di dati in tempo reale per identificare inquinanti e sviluppare strategie di mitigazione. Questi strumenti permettono di rispondere rapidamente a emergenze ambientali, come sversamenti di petrolio o incendi boschivi, aiutando a minimizzare i danni.

 

Il futuro: bilanciare clamore e pragmatismo

Mentre ci addentriamo sempre più nell’era delle energie rinnovabili, è fondamentale spostare l’attenzione dal semplice entusiasmo per il potenziale dell’intelligenza artificiale (IA) alla sua applicazione concreta e pragmatica. L’IA, per quanto innovativa e promettente, richiede una strategia ponderata che sappia bilanciare l’euforia tecnologica con le reali esigenze del settore energetico e le sfide che esso comporta. È necessario capire che l’implementazione efficace di queste tecnologie non si basa esclusivamente sulla loro sofisticatezza, ma soprattutto sulla capacità di inserirle in contesti pratici e operativi.

Un aspetto cruciale per questa transizione è l’investimento in istruzione e formazione. La creazione di programmi educativi mirati a tecnici e professionisti delle energie rinnovabili potrebbe colmare il divario di competenze che spesso frena l’adozione dell’IA su larga scala. Dotando i lavoratori di una solida conoscenza delle tecnologie IA, queste ultime possono essere rese più accessibili e integrate efficacemente nelle applicazioni quotidiane, riducendo così la resistenza al cambiamento e aumentando l’efficienza operativa.

Oltre alla formazione, è indispensabile lo sviluppo di strumenti e piattaforme che promuovano l’innovazione tecnologica, ma che allo stesso tempo ne mitighino i rischi. La creazione di ambienti collaborativi in cui le imprese, gli sviluppatori di IA e i responsabili delle politiche possono interagire, condividere conoscenze e testare soluzioni, favorirebbe un’adozione più sicura e ponderata delle nuove tecnologie. Questi strumenti potrebbero includere simulatori, ambienti di test su scala ridotta e progetti pilota che permettano di anticipare possibili criticità e ottimizzare l’integrazione delle tecnologie IA nei processi produttivi delle energie rinnovabili.

Affrontare con successo il futuro delle energie rinnovabili richiede quindi una visione che sappia fondere l’entusiasmo per le nuove scoperte con un approccio pratico e realistico. Il fascino delle innovazioni deve essere accompagnato da una pianificazione attenta che tenga conto delle esigenze infrastrutturali, delle risorse umane e dei tempi di implementazione. Solo così potremo evitare le trappole di un’adozione troppo rapida o male orchestrata.