stamp3d

La stampa 3D ha mosso i primi passi negli anni 80 con costosi e complessi macchinari industriali. Queste macchine, basate su processi stereolitografici, sono utilizzate principalmente per prototipazione e produzioni di piccole serie.

La rivoluzione 3D degli ultimi anni ha riguardato quindi soprattutto il downsize delle apparecchiature con il conseguente straordinario abbattimento dei costi. Le stampanti 3D sono passate dagli stabilimenti industriali alle scrivanie. Oggi si può acquistare una stampante 3D per qualche centinaio di euro (ad es. http://cubify.com/cube/). Le macchine più sofisticate (ad es. https://markforged.com) arrivano a qualche migliaio e offrono la possibilità di depositare differenti materiali con una maggiore velocità, una maggiore definizione e taglia massima di stampa superiore.

Nonostante i messaggi ottimistici dei produttori di stampanti 3D, risulta ancora piuttosto complesso poter stampare un oggetto senza il supporto di un esperto che aiuti nella preparazione del file necessario. I software per preparare un modello sono ancora complessi e necessitano di competenze specialistiche. Diverso è il caso in cui si voglia stampare oggetti già esistenti. In tale caso, infatti, vengono in aiuto app e programmi in grado di ricostruire in 3D l’oggetto desiderato.

Lo strumento sembra adatto soprattutto per i designer, che si stanno organizzando in community online di condivisione e sviluppo di progetti. La novità maggiore sembra essere appunto la nascita di portali (ad es. www.thingiverse.com) dove si possa sviluppare assieme un progetto con l’intento di condividerne investimenti e profitti, una sorta di crowd founding di competenze.

Gli esperti dicono che il 2014 sarà l’anno della vera esplosione e diffusione. Sarà interessante capire se questa nuova declinazione della stampa 3D potrà in qualche modo coinvolgere anche aziende tecnologiche come Raptech.